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La panchina corta

Come abbiamo già visto, la rotazione a 10 giocatori dei Lakers è la base sulla quale sono state costruite quasi tutte le vittorie fin qui conquistate. I punti provenienti dalla panchina sono ulteriormente saliti oltre quota 52, ovvero più di 10 punti sulla seconda panchina della Lega, ovvero quella dei Denver Nuggets.

Avere un quintetto di ricambio così efficiente rende però quasi impossibile sopperire alle assenze. E ben si è visto quando, per coprire le assenze di Young e Russell, Clarkson è partito titolare: plus/minus di -28. Ok, gran parte del merito è stato dei Warriors, ma non è un caso se Walton è subito tornato sui suoi passi, spostandolo nuovamente sul pino.

https://www.youtube.com/watch?v=QlpfDsmU-2c

La verità è che il delicato equilibrio tra i due quintetti è troppo dipendente dalla presenza dei suoi giocatori, anche se il livello dei singoli non è tale da far pensare a cotanta sofferenza: LeBron e Russell non stanno nemmeno nello stesso condominio, figurarsi il piano, eppure in loro assenza sia i Cavs e i Lakers soffrono. Ma anche l’assenza di Nance (out per concussion) ha determinato una sconfitta di 12 contro i Mavs, squadra quest’anno tutt’altro che inarrivabile.

Russell è fuori a tempo indefinito, con un infortunio preoccupante non tanto per la gravità, ma perché presagio di problemi cronici. Che a 20 anni sono un brutto segnale.

SwaggyP è fuori per un problema al tendine, anche se non si parla di rottura. L’anno scorso ha giocato appena 54 partite.

Randle, Nance, Mozgov hanno saltato, per motivi diversi, già qualche partita.

Utilizzare la panchina in modo così esteso fa si che sia poi difficile sopperire a queste assenze. Ed in una stagione lunga come quella NBA, gli infortuni (o anche solo i cali di forma) non sono un’eventualità, ma una sicurezza.

Motivo numero 2 >>>

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