Mancanza di esperienza
Quasi la metà del roster ha 3 anni o meno di esperienza NBA. Per giunta a livelli piuttosto bassi, per usare un eufemismo. E molti di loro hanno, del college, non hanno nemmeno fatto in tempo a memorizzare il numero di stanza.
Se è pur vero che “Ice in my veins” è diventato l'”Andiamo a comandare” dello spogliatoio losangelino (l’età più o meno è quella), le sconfitte contro squadre con minor talento ma con più capelli bianchi in testa è sotto gli occhi di tutti. Le L contro Pacers e Mavs (ma io ci inserirei anche i Bulls) arrivano non tanto da difetti tecnici o tattici, ma dalla capacità di queste squadre di sopperire alla propria inferiorità.
I Lakers sono sufficientemente forti da giocarsela (quasi) con chiunque, ma non lo sono abbastanza da garantirsi sempre un buon margine. Spesso hanno recuperato con grossi parziali, ma hanno poi pagato nei minuti finali, non riuscendo a concretizzare (vedi, appunto, la gara contro Indiana).
Come ogni neo-laureato che cerca lavoro in un call center, ovviamente, la domanda è come possano fare esperienza se non gli si da la possibilità. E questo ci riporta al punto precedente, in parte. Ma ciò non toglie che affiancare in quintetto mani esperte a facce brufolose possa essere una soluzione.
Ma questo i Lakers non lo possono fare, perché le caratteristiche dei veterani quasi sempre non sono adatte a gestire tecnicamente quei minuti. E se il tuo obiettivo è la vittoria, devi cercare di mettere in campo i giocatori più adatti a fronteggiare gli avversari.
Anche Luke Walton, nonostante gli anni (due) a Oakland siano stati di qualità, non ha tutta questa esperienza. Certo, ha idee chiare (ed a tratti innovative), è concentrato e sa come trattare sul piano umano i propri giocatori. Ma resta ancora un’incognita il suo approccio alle difficoltà. Ad esempio, la reazione agli infortuni è stata, in un primo momento, errata (lo spostamento di JC in quintetto). Inoltre gestire uno spogliatoio di giovani è più facile quando la squadra vince, ma potrebbe esserlo molto meno se la frustrazione per le sconfitte dovesse serpeggiare tra il roster. Soprattutto quando l’obiettivo PlayOff sembra a portata di mano, ma sempre più sfuggente.
E, come già detto, la stagione NBA è lunga.

