La crescita dei giovani
Una partenza così eclatante se da un lato ha esaltato i tifosi, dall’altro ha tarpato le ali alla crescita dei giovani. Suonerà strano (ma nemmeno tanto, #TrustTheProcess), ma è molto più facile trovare alchimie e minuti in una stagione nettamente perdente che in una con risultati oltre le attese. Una squadra “abituata” a sconfitte regolari è più propensa a lasciare minuti ai nuovi arrivati, a soprassedere sulle lacune ed a perdonare gli inevitabili errori.
I Lakers “purtroppo” stanno giocando troppo bene per concedere il giusto processo di crescita i propri rookie. Non sto parlando solo di spazi di gioco (Ingram sta giocando molto), ma di pressione mentale su questi giocatori.
Zubac, ad esempio, ha giocato poco o nulla e l’avvio da titolare in sostituzione di Mozgov è stato un incubo. Una partita, per quanto negativa, non è probabilmente sufficiente a bruciare un vero talento, ma il rischio di minarne le sicurezze, soprattutto a quell’età, è elevato. Tanto che è stato mandato in D-League, proprio per fare esperienza. Ma ovviamente non è esattamente la stessa cosa.
In pratica Goldrake vs. Tyrion Lannister
Clarkson sta guidando assieme a Williams il secondo quintetto, è migliorato marginalmente in attacco e più puntualmente in difesa. Ma non è il crack che molti, compreso il sottoscritto, si attendevano.
Questa situazione comporterà un progressivo appiattimento delle prestazioni, invece che una possibile crescita. E se già adesso i Lakers hanno una situazione di classifica piuttosto borderline, con il proseguo della stagione tale condizione non potrà che peggiorare.

