Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston Celtics Rivincita Ime Udoka: “Molte squadre non mi hanno voluto come allenatore”

Rivincita Ime Udoka: “Molte squadre non mi hanno voluto come allenatore”

di Mario Alberto Vasaturo
ime udoka

Se i Boston Celtics, dopo 12 anni, hanno raggiunto le NBA Finals, gran parte del merito va dato al capo allenatore: Ime Udoka. Il coach dei Celtics ha trasformato un’ottima squadra in una squadra che può competere per il titolo, anche nei prossimi anni. Non è un caso che, nelle ultime 5 stagioni, la squadra di Boston si sia fermata per tre volte alle finali di Conference, era necessario un salto di qualità che, dai tempi di Doc Rivers, solo Udoka è riuscito a dare. 

Dopo l’addio di Brad Stevens, per otto anni allenatore poi passato al front office dei Celtics, Ime Udoka era solo un punto di domanda. L’inizio di stagione stava per dare conferma a tutti quei tifosi scettici riguardo l’allenatore nigeriano, ma la storia è cambiata. Adesso Udoka ha già la reputazione di essere una grande mente difensiva e un eccellente comunicatore. Tutto questo lavoro potrebbe essere definitivamente consacrato con la vittoria del Larry O’Brien Trophy.

Udoka, prima di quest’anno, aveva già avuto importanti esperienze da vice allenatore, specialmente alle spalle di Gregg Popovich, dal 2012 al 2019. Nonostante una buona reputazione però, Udoka, dopo la vittoria in gara 7 contro Miami, ha raccontato di come sia stato difficile, in tutti questi anni, trovare una squadra che gli desse fiducia: 

“Detroit, Indiana, Cleveland, sono alcune delle squadre che mi hanno respinto”, ha detto Udoka a Yahoo Sports. “Potrei anche andare avanti. È stata dura perché credevo di essere pronto. Ma oggi non potrei essere più orgoglioso di far parte di un’organizzazione che spinge per vincere un titolo. Ci si può trovare in molte situazioni diverse, ci sono 30 squadre, ma questa non la scambierei mai.”

L’allenatore dei Celtics ha saputo aspettare il suo momento e ora è a capo di un progetto che gli appartiene e di cui va fiero: 

“L’esperienza a San Antonio mi ha aiutato molto, ma anche la mia carriera da giocatore, operaio, che aveva solo due anni di contratto garantiti, mi ha preparato per questo. Sin da giocatore si trattava di abbassare la testa, macinare e trovare un modo per riuscire. Non dare la colpa a nessuno o a nessuna situazione. Questo è ciò che cerco di trasmettere davvero alla squadra.” 

Parole umili e cariche d’orgoglio di un allenatore che ha dato la sua impronta da grande lavoratore ad una squadra che ha bisogno di vincere. Davanti a lui, sull’altra panchina, ci sarà il super esperto Steve Kerr, alla sua sesta finale degli ultimi 8 anni con i Golden State Warriors, tuttavia coach Udoka non sembra essere intimorito, ma anzi, è già pronto a fare la storia. 

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