fbpx
Home NBARubriche Three Points – Hey now, you’re an All-Star!

Three Points – Hey now, you’re an All-Star!

di Stefano Belli

La scomparsa di Kobe Bryant ha gettato un’ombra lunghissima sulla stagione NBA 2019/20. Nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, in cui sono morti anche la figlia Gianna e altre sette persone, tutto si è fermato. O meglio, le partite si sono giocate regolarmente (con la sola eccezione del derby di Los Angeles); non poteva essere altrimenti, vista l’impossibilità di riorganizzare un calendario così fitto e con incastri logistici studiati nel dettaglio per mesi. L’atmosfera, però, è stata quantomeno surreale: il lutto e la commozione di giocatori, allenatori e tifosi hanno reso pressoché irrilevante il risultato finale. In poche parole, la scorsa è stata una settimana di raccoglimento generale, in cui il mondo del basket si è stretto attorno a una delle sue più grandi leggende.
Ora, però, bisogna continuare, guardare avanti. Onorare la memoria di Kobe tornando a godersi appieno ciò che il ‘Black Mamba’ ha amato visceralmente fin da ragazzino: il basket NBA. Celebrandone il passato, vivendone al meglio il presente e guardando con curiosità al futuro, proprio come ha sempre fatto Kobe. Nelle ultime settimane, il futuro è sembrato più vicino che mai. Dal debutto di Zion Williamson, uno dei principali candidati a raccogliere il testimone dello stesso Bryant e di LeBron James come volto della lega, alla trade deadline, che mischierà qualche carta in vista della volata playoff, passando per le convocazioni per l’All-Star Game 2020. Complici alcuni infortuni di lungo corso (Stephen Curry, Klay Thompson e Kevin Durant su tutti) e i problemi fisici che hanno condizionato la stagione di giocatori come Kyrie Irving e Paul George, nella notte di Chicago ci saranno ben nove debuttanti, tutti molto giovani. In questa edizione di Three Points andremo a conoscere la nuova generazione di All-Star. Prima di cominciare, ecco i 24 selezionati:

WESTERN CONFERENCE
Titolari: Luka Doncic (Dallas Mavericks), James Harden (Houston Rockets), Kawhi Leonard (Los Angeles Clippers), LeBron James (Los Angeles Lakers), Anthony Davis (Los Angeles Lakers).
Riserve: Damian Lillard (Portland Trail Blazers), Russell Westbrook (Houston Rockets), Chris Paul (Oklahoma City Thunder), Donovan Mitchell (Utah Jazz), Brandon Ingram (New Orleans Pelicans), Nikola Jokic (Denver Nuggets), Rudy Gobert (Utah Jazz).

EASTERN CONFERENCE
Titolari: Trae Young (Atlanta Hawks), Kemba Walker (Boston Celtics), Pascal Siakam (Toronto Raptors), Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks), Joel Embiid (Philadelphia 76ers).
Riserve: Ben Simmons (Philadelphia 76ers), Kyle Lowry (Toronto Raptors), Khris Middleton (Milwaukee Bucks), Jimmy Butler (Miami Heat), Jayson Tatum (Boston Celtics), Domantas Sabonis (Indiana Pacers), Bam Adebayo (Miami Heat).

 

1 – All-Star Game 2020 – I debuttanti a Ovest

Donovan Mitchell e Brandon Ingram saranno tra le riserve al prossimo All-Star Game

Donovan Mitchell e Brandon Ingram saranno tra le riserve al prossimo All-Star Game

In una Western Conference storicamente sovraffollata di stelle, la caccia a un posto all’All-Star Game è sempre agguerrita. Basti pensare all’edizione 2017, quando Russell Westbrook, futuro MVP, non fu selezionato fra i titolari. Lo stesso anno, Damian Lillard fu escluso per la seconda volta consecutiva. E pensare che, l’anno prima, era stato inserito nel secondo quintetto All-NBA… Con l’arrivo a Ovest di LeBron James e il ritorno di Kawhi Leonard, per riuscire a staccare un biglietto per la Partita delle Stelle bisogna fare qualcosa di veramente speciale. E se debutti all’All-Star Game al tuo secondo anno da professionista, partendo addirittura da titolare, vuol dire che quello che stai facendo è più che speciale. E’ per questo che Luka Doncic è il più scontato tra gli esordienti. Con la sua simil-tripla-doppia (28.8 punti, 9.5 rimbalzi e 8.7 assist) di media sta riportando i Dallas Mavericks ai playoff dopo tre stagioni di astinenza, e molto probabilmente vedrà il suo nome nel novero dei finalisti per il trofeo di MVP. Salvo sorprese, questo per lo sloveno sarà il primo di tanti All-Star Game.

Per Brandon Ingram, la strada verso l’Olimpo delle stelle NBA è stata molto più tortuosa. L’ala da Duke è arrivata nella lega dalla porta principale (seconda scelta assoluta al draft 2016), ma nel contesto peggiore in cui crescere con calma e senza pressioni: la Los Angeles gialloviola. Prima le aspettative dei tifosi Lakers, che cercavano disperatamente una nuova stella che riportasse in alto la franchigia, poi l’arrivo di LeBron James, bisognoso di qualcuno che lo aiutasse a vincere subito. In California, Ingram non è riuscito a soddisfare nessuna di queste esigenze, limitandosi a mostrare qualche sprazzo del suo innegabile talento. La trade che lo ha portato ai New Orleans Pelicans era indispensabile per il bene dei Lakers, che con Anthony Davis possono realisticamente puntare al titolo, e per il bene del ragazzo, che in Louisiana è finalmente sbocciato. Più che le sue cifre (25.1 punti, 6.5 rimbalzi e 4.2 assist di media, nettamente i migliori dati in carriera), sono la sua sicurezza, la sua maturità e la sua continuità a far pensare che Brandon abbia preso finalmente la svolta giusta, quella che potrebbe renderlo un ospite fisso dei prossimi All-Star Game.

A dimostrazione di quanta concorrenza ci sia nel ‘selvaggio West’ NBA, c’è la storia di Donovan Mitchell. Arrivato agli Utah Jazz quasi per caso (scelto per tredicesimo dai Denver Nuggets nel 2017 e spedito a Salt Lake City per Trey Lyles e Tyler Lydon), non gli è bastato imporsi da subito come uomo-franchigia di una squadra da playoff, non gli è stato sufficiente nemmeno chiudere le prime due stagioni da professionista a 20.5 e 23.8 punti di media, per guadagnarsi lo status di All-Star (a Est, nel frattempo, Kyle Lowry veniva selezionato tra i migliori dodici segnando 16.2 e 14.2 punti a partita). In questo 2019/20, raggiunge finalmente il traguardo grazie ai suoi 24.5 punti, 4.3 rimbalzi e 4.2 assist di media (migliori cifre in carriera) e all’ottima stagione di Utah, attualmente quinta a Ovest. Per lo stesso motivo, anche Rudy Gobert ha finalmente coronato il suo sogno. Le prestazioni del centro francese, due volte Defensive Player Of The Year, non sono poi così diverse rispetto all’anno scorso, quando la mancata convocazione lo aveva fatto scoppiare in lacrime, ma la sua costanza e il fatto di essere il pilastro difensivo di una delle migliori squadre NBA sono stati giustamente premiati, a discapito di giocatori con cifre più altisonanti, ma non in grado di fare realmente la differenza. Ogni riferimento a Karl-Anthony Towns non è puramente casuale.

 

2 – All-Star Game 2020 – I debuttanti a Est

Pascal Siakam (a sinistra) e Jayson Tatum, tra i nuovi All-Star della Eastern Conference

Pascal Siakam (a sinistra) e Jayson Tatum, tra i nuovi All-Star della Eastern Conference

In chiave All-Star Game, la Eastern Conference è da sempre la ‘terra delle opportunità‘, e il concetto è stato ulteriormente amplificato dai traslochi di James e Leonard e dagli infortuni di Kevin Durant, John Wall e Blake Griffin. Spiegare i cinque debutti del 2020 con le sole assenze, però, è del tutto fuorviante: anche in questo caso, i nuovi All-Star sono a tutti gli effetti degli astri nascenti. Se da una parte troviamo in quintetto Luka Doncic, dall’altra ci sarà Trae Young. La carriera del playmaker degli Atlanta Hawks e quella del gioiello sloveno continuano a procedere su binari paralleli. Protagonisti di uno scambio durante il draft 2018, sono diventati da subito i punti di riferimento delle rispettive franchigie, i cardini su cui costruire qualcosa di importante. Entrambi hanno vissuto un’ottima stagione da rookie, entrambi sono esplosi fragorosamente al secondo anno. Young non sarà un candidato MVP come Doncic (anche perché la ricostruzione di Atlanta è ancora alle fondamenta della ricostruzione), ma sta mettendo assieme cifre mostruose, che giustificano pienamente il suo esordio da titolare all’All-Star Game di Chicago: 29.3 punti (quarto nella lega), 9 assist (dietro al solo LeBron James), 4.6 rimbalzi e 1.2 recuperi di media. Tutto questo a soli 21 anni. Le statistiche e la faccia tosta sono quelle dei più grandi. La squadra, non ancora.

‘Trae-T-L’ è l’unico, fra i nuovi All-Star dell’Est, a rappresentare una franchigia dal record perdente. Gli altri quattro sono stati premiati sia per le loro notevoli prestazioni individuali, sia per l’eccellente rendimento delle rispettive squadre. Il ‘predestinato’ del gruppo è sicuramente Jayson Tatum, che ha mostrato le stimmate da All-Star fin dalla sua prima partita NBA. Dopo la stagione complicata e controversa che ha portato all’addio di Kyrie Irving, i suoi Boston Celtics sembrano aver ritrovato il sentiero verso la grandezza. Merito di un gruppo nuovamente coeso, in cui gli elementi di punta (Tatum, ma anche l’altro All-Star Kemba Walker e Jaylen Brown) riescono a brillare senza comunque snaturare il sistema di gioco ‘democratico’ ed equilibrato messo in piedi da coach Brad Stevens. Con una struttura solida e un ambiente di nuovo sereno a sostenerlo, Tatum è tornato l’arma letale degli esordi. Al momento viaggia a  21.9 punti, 6.8 rimbalzi e 2.9 assist di media; cifre da All-Star.

Se scommettere su Tatum era abbastanza semplice, chissà in quanti avrebbero puntato un dollaro su Bam Adebayo, Domantas Sabonis e Pascal Siakam. Il centro dei Miami Heat, al draft 2017, veniva indicato come il terzo miglior giocatore in uscita da Kentucky, dietro a De’Aaron Fox e Malik Monk; il 16 febbraio manderà una cartolina da Chicago agli altri due, con su scritto: “Saluti dall’All-Star Game”. Con la partenza di Hassan Whiteside, Adebayo si è rivelato la perfetta ‘spalla’ di Jimmy Butler e un fattore chiave per il successo degli Heat. Lungo dinamico e versatile, è cresciuto esponenzialmente in tutti gli aspetti del gioco: 8.9 punti, 7.3 rimbalzi e 2.2 assist nella passata stagione, diventati 15.9, 10.4 e 4.9 in un 2019/20 che, oltre al primo All-Star Game in carriera, potrebbe regalargli il premio di Most Improved Player Of The Year.

Lo stesso anno in cui Miami aveva pescato Adebayo, Domantas Sabonis era arrivato agli Indiana Pacers. Insieme a Victor Oladipo, era stato inserito come contropartita nella trade che aveva portato Paul George a Oklahoma City. Inizialmente, lo scambio appariva come un ‘furto’ da parte di Sam Presti, general manager dei Thunder, che aveva messo una superstar di fianco a Russell Westbrook in cambio di due scarti degli Orlando Magic (che un anno prima li avevano sacrificati per ottenere… Serge Ibaka). Ebbene, quegli scarti sono diventati due All-Star. Prima è toccato a Oladipo, poi, dopo l’infortunio del numero 4, il testimone di uomo-franchigia è passato al figlio di Arvydas, che a suon di doppie-doppie (18.3 punti e 12.6 rimbalzi di media) sta trascinando i Pacers ai playoff. E’ quasi superfluo aggiungere che gli eterni incompiuti Magic, l’All-Star Game 2020 lo guarderanno in televisione.

E Siakam? Nel 2016 entrava nella lega accompagnato da molti sguardi interrogativi, nel 2017 vinceva il titolo della G-League con tanto di nomina a MVP stagionale, nel 2018 era un buon elemento della second unit di coach Dwane Casey, nel 2019 alzava al cielo il Larry O’Brien Trophy e veniva eletto Most Improved Player, nel 2020 è il leader tecnico dei Toronto Raptors e partirà titolare all’All-Star Game. Tutto come da programma, no?

 

3 – All-Star Game 2020 – I debuttanti mancati

Ancora niente All-Star Game per Zach LaVine (Bulls) e Devin Booker (Suns)

Ancora niente All-Star Game per Zach LaVine (Bulls) e Devin Booker (Suns)

L’All-Star Game sarà anche una “baracconata”, ma le lacrime di Gobert nel 2019 e le polemiche scatenate di recente da Bradley Beal dimostrano che i giocatori ci tengono eccome, a partecipare. Per i Doncic e i Tatum del caso, la convocazione è semplicemente una ‘cerimonia di iniziazione’, una rampa di lancio verso l’élite NBA. Per molti altri, vedi il caso-Gobert, è il coronamento di una carriera. Tra i ‘debuttanti mancati’ dell’All-Star Game 2020 troviamo rappresentanti di entrambe le categorie.

Devin Booker, lo ‘snobbato’ più altisonante, è tra quelli che prima o poi dovrebbero riuscire a raggiungere questa meta. Nel suo caso, però, l’attesa rischia di rimanere eterna; nelle ultime due stagioni ha sempre viaggiato oltre i 26 punti di media, ma la concorrenza di fenomeni come Westbrook, Lillard e Thompson (nel 2019) e la tendenza della NBA a premiare i componenti di squadre dal record vincente (è il caso di Chris Paul e dei suoi Thunder) lo ha posto continuamente di fronte a un’amara verità: finché i suoi Phoenix Suns non diventeranno materiale da playoff, l’All-Star Game lo guarderà dal divano di casa. Lo stesso discorso vale per Andrew Wiggins, il cui andamento stagionale rispecchia alla perfezione quello dei suoi Minnesota Timberwolves, partiti fortissimo e calati visibilmente alla distanza. Anche Zach LaVine, che sperava in una chiamata anche vista la sede dell’evento (la ‘sua’ Chicago), è stato penalizzato dalla deludente stagione dei Bulls, ancora in cerca di un’identità ben precisa.

In virtù di tali premesse, l’esclusione più sorprendente è quella di Jaylen Brown, elemento chiave di una squadra di vertice (i Boston Celtics) dall’impatto e dal rendimento pressoché identici a quelli di Jayson Tatum, che invece diventerà un All-Star: 20.3 punti, 6.5 rimbalzi e 2.2 assist in 33.6 minuti di media, con percentuali leggermente superiori a quelle del compagno (49.6% dal campo per Brown, 43.6% per Tatum).
La sensazione, comunque, è che tutti i giocatori fin qui citati abbiano buona chance di essere chiamati nelle prossime edizioni. Anche per i giovanissimi Ja Morant, Shai Gilgeous-AlexanderZion Williamson, l’All-Star Game sembra solo una questione di tempo. Molte meno certezze le hanno invece Spencer Dinwiddie e Fred VanVleet, le cui eccellenti performance in questo 2019/20 (21.3 punti e 6.4 assist di media per la guardia dei Brooklyn Nets, 17.6 punti e 7 assist per quella dei Toronto Raptors) potrebbero rappresentare il vertice delle rispettive parabole.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi