Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti10 domande cui le 10 migliori squadre NBA devono rispondere prima dei playoffs

10 domande cui le 10 migliori squadre NBA devono rispondere prima dei playoffs

di Michele Gibin
NBA partite natale 2021

5. Denver Nuggets: la difesa è affidabile?

I Nuggets sono 7-0 da quando c’è Aaron Gordon, i numeri offensivi del quintetto Murray-Barton-Gordon- Porter Jr-Jokic sono fuori dal mondo, Nikola Jokic sarà l’MVP della stagione e Jamal Murray è un killer ai playoffs.

I Nuggets non hanno battuto proprio i Lakers dello showtime o gli Warriors 2017 in queste 7 partite, va detto. L’attacco gira alla perfezione, Aaron Gordon non deve neppure tirare, di fatto, e può dedicarsi a quello che sa fare meglio: tagliare, aprire spazi, leggere le situazioni di 4 vs 3 quando le difese pressano Jokic (Andre Iguodala, e lei?) e occasionalmente segnare da tre (28% finora in maglia Nuggets, da migliorare).

La difesa è… buona, niente di più. Undicesimi per defensive rating nelle ultime 7 partite ma lontani dalla top 5, per ora basta anche grazie al livello non eccelso delle squadra affrontate. In stagione i Nuggets sono quindicesimi in difesa, in un bel gruppone di squadre tutte (più o meno) sullo stesso livello.

Basterà? Gordon sarà utile per coprire le lacune difensive di Porter Jr, che però rispetto all’anno scorso è migliorato (guardate la sua difesa contro Keldon Johnson degli Spurs nel finale della partita di venerdì), ma neppure l’ex Magic è uno stopper. Coach Malone lo butterà contro i Leonard, LeBron e Doncic della situazione ma Gordon potrebbe soffrire giocatori più rapidi come Mitchell, Lillard o Booker.

Nikola Jokic non teme nessuno, e soprattutto non teme Rudy Gobert (e non sono in tanti a poter fare lo stesso), i Nuggets però potrebbero patire alcuni accoppiamenti difensivi contro Lakers (con LeBron e Davis), Clippers e anche Suns.

6. Philadelphia 76ers: che Ben Simmons si presenterà?

Sarà un caso che le prime squadre della NBA sono quelle che difendono (Nets a parte), oppure cercare di evitare che il tuo avversario faccia canestro conta ancora qualcosa? (Blazers, Kings, Pelicans, dico a voi).

I 76ers hanno superato alla grande le 10 partite saltate da Joel Embiid (7-3) e non hanno perso un colpo. Hanno perso la testa della Eastern Conference ma i Nets sono lì, se la giocheranno fino alla fine.

Buona parte del merito è di Tobias Harris, che si meritava l’All-Star Game (e che con i roster a 15 ci sarebbe stato alla grande). Nelle ultime 15 partite l’ex Clippers ha segnato oltre 21 punti a partita, con il 54% al tiro e il 40% da tre, i Sixers hanno un plus\minus di +4.6 con lui in campo.

E Ben Simmons? Chi lo capisce è bravo.

Mentre Harris faceva e disfaceva, Simmons ha passato il peggior stretch offensivo della sua stagione: percentuali giù, punti giù, assist giù. Sembra quasi di sentirlo dire con la voce di Bill Murray (anzi, del doppiatore italiano Renzo Stacchi) “Oh, oh, oh, io non mi spreco a difendere!“, solo riferendosi all’attacco.

La stagione 2020\21 di Ben Simmons è stata la cosa più… Ben Simmons che potesse esistere: inizio guardingo, un mese di febbraio da All-NBA (dopo aver rischiato di finire ai Rockets per Harden), un marzo in chiaro\scuro, un aprile (fin qui) da scioperante in attacco.

Non si hanno notizie di problemi fisici, i Sixers viaggiano col vento in poppa e l’australiano resta il secondo miglior difensore della NBA preso singolarmente. Philadelphia ha perso venerdì contro i Pelicans e Zion Williamson lo ha maltrattato, una di quelle prestazioni in cui Ben Simmons sembra più misterioso della batteria di Baghdad.

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