Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti10 domande cui le 10 migliori squadre NBA devono rispondere prima dei playoffs

10 domande cui le 10 migliori squadre NBA devono rispondere prima dei playoffs

di Michele Gibin
NBA partite natale 2021

9. Phoenix Suns: una squadra di esordienti (o quasi)

A parte Chris Paul, Jae Crowder e Dario Saric nessuno dei giocatori importanti dei Phoenix Suns ha mai giocato i playoffs.

Non Booker, non Bridges, non Ayton né Cam Johnson, e il debutto in una situazione di gioco e pressione diverse potrebbe incidere.

La stagione dei Suns è stata, oggettivamente, pazzesca. Secondi a Ovest nella conference dei Lakers e dei Clippers, dei Nuggets, dei Blazers e dei Mavs, dei Golden State Warriors con Curry e Green. Coach Monty Williams non ha cambiato filosofia e CP3 è abbastanza Point God da potersi adattare a qualsiasi sistema: moreyball e James Harden, la Longobarda Thunder dell’anno scorso che doveva perdere e invece col fischio, e la motion offense dei Suns.

Settimi in attacco, terzi in difesa, i Suns 2020\21 hanno un solo vero difetto, inesperienza a parte. Sono penultimi per tiri liberi tentati a partita, Devin Booker e Chris Paul amano il gioco midrange e Deandre Ayton si guadagna meno falli e viaggi in lunetta in questa stagione che nel suo anno da rookie. Phoenix rischia di andare incontro a momenti di secche offensive ai playoffs contro squadre più esperte, soprattutto se si dovessero verificare situazioni in cui sia Booker che Paul non fossero in campo (cosa che Williams evita di fare, giustamente).

10. Utah Jazz: dimmi che Bogdanovic sarà

Il pallone del tiro da tre punti allo scadere di gara 7 di Mike Conley contro i Nuggets è ancora lì che gira sul ferro, a Orlando nella bolla.

I Jazz, che non erano questi lo scorso anno, giocarono quella serie di playoffs senza Bojan Bogdanovic infortunato al polso destro dopo una stagione a 20 punti di media. Quest’anno, col ritorno del forte giocatore croato e con un Mike Conley ritrovato, coach Snyder ha semplificato le cose in attacco e ridotto le rotazioni, tirando fuori il meglio da tutti: letture più semplici per Donovan Mitchell (le cui scelte in attacco sono il punto debole), più tocchi per Rudy Gobert, meno vincoli per Jordan Clarkson che va in campo con la licenza di uccidere.

Il ritorno di Derrick Favors ha aiutato soprattutto per la sua presenza da veterano, al netto del contributo in campo, attorno a Gobert o Favors ci sono sempre quattro tiratori pericolosi e che aprono il campo per Mitchell.

I Jazz sono la terza miglior difesa della NBA, Rudy Gobert è avviato al terzo premio di difensore dell’anno e i Jazz hanno la miglior opponent effective field goal percentage della lega. Utah non ha però un difensore da buttare sulle piste dei “soliti” LeBron James e Kawhi Leonard e a decidere sarà una staffetta Royce O’Neale, Joe Ingles e Bojan Bogdanovic.

C’è da scommettere che le squadre avversarie cercheranno di attaccare tale terzetto con tutte le forze, perché sotto canestro c’è Gobert e Mike Conley e Donovan Mitchell sono una bella coppia da mandare sulle piste dei Jamal Murray, Damian Lillard, Chris Paul e Devin Booker. Come reagirà il reparto ali di Utah in difesa? E saprà farlo mantenendo alta l’efficienza al tiro da tre punti?

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