Warriors-Rockets: Kevin Durant inizia l'opera, Stephen Curry la finisce
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Warriors-Rockets: Durant inizia l’opera, Curry la finisce, niente da fare per Harden e compagni

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Warriors-Rockets: Durant inizia l’opera, Curry la finisce, niente da fare per Harden e compagni

Gli Houston Rockets erano i principali antagonisti dei Golden State Warriors, ma un brutto inizio di stagione ha relegato la squadra di Mike D’Antoni al quarto posto della Western Conference. Ciò ha fatto si che le due franchigie si siano dovute scontrare solo in semifinale di conference, nella più classica delle “finali anticipate”.

Il team texano ha mantenuto il pronostico, disputando sei match sempre molto equilibrati e giocati alla pari con la squadra della Baia. Il tutto tendendo anche il punteggio finale sempre sotto ai 6 punti di scarto. Harden e compagni non sono però riusciti a forzare una gara 7, tornando a casa con un secco 4-2.

Dopo le prime due gare (targate Kevin Durant) vinte, non senza qualche svista arbitrale, dagli Warriors, è salito in cattedra James Harden. Le qualità del Barba, abbinate alla spinta del pubblico di casa e l’efficienza di P.J. Tucker, hanno riportato la sfida in parità.

Poi la svolta, con l’infortunio del giocatore più dominate della serie, Kevin Durant. L’ex Thunder era stato il migliore anche nelle due sconfitte in gara 3 e 4, ma durante il terzo quarto di gara 5, il problema al polpaccio destro.

A prendere per mano la squadra sono, allora, gli Splash Brothers, soprattutto Stephen Curry che finalmente torna sui livelli consueti (fino a quel punto il 30 dei Golden State Warriors era stato paradossalmente più utile in fase offensiva che difensiva). A differenza del compagno, Klay Thompson è stato più costante e affidabile lungo le 6 partite, oltre ad aver fornito una eccellente prova difensiva su Harden.

Prima di gara 6 molti davano per scontato un ritorno ad Oakland, dopo il problema fisico di Durant. Invece, dopo una buona partenza dei Rockets, gli Warriors hanno ribaltano il risultato. Anche questa volta il protagonista è stato Steph Curry.

Il nativo di Akron, Ohio, aveva chiuso un disastroso primo tempo con 0 punti segnati (storico in negativo per lui). Nel secondo tempo, il due volte MVP si ritrova e segna 33 punti , di cui 21 solo negli ultimi 8 minuti di gioco. Si sarà finalmente sbloccato? Solo la serie contro i Portland Trail Blazers Blazers ce lo dirà.

WARRIORS-ROCKETS: DURANT DOMINA LE PRIME GARE, POI SI INFORTUNA E RICOMPARE STEPH CURRY

Durant ha dimostrato di essere il più forte tra tutti i giocatori che hanno preso il via in questi playoffs (solo Kawhi Leonard e Giannis Antetokounmpo a tenere il passo).

Dopo aver battuto dei mai domi LA Clippers, l’MVP delle scorse Finals ha mostrato tutto il suo talento contro i Rockets. L’ex Thunder sta viaggiando ad una media di 34.2 punti a gara, tirando con il 42% da oltre l’arco e il 56% dal campo. Peccato per l’infortunio di gara 5, che gli costerà le prime partite della finale della Western Conference.

La squadra di Steve Kerr ha saputo però reagire, e bene, alla sua assenza. Ed il suo rientro (previsto in gara 3) potrebbe essere decisivo la vittoria finale del titolo.

KD super non solo in fase offensiva

A differenza del compagno di squadra, per Curry questa sicuramente non è stata la miglior serie di sempre (per medie al tiro forse una delle peggiori di sempre per il figlio di Dell). Le ultime due partite, hanno comunque dimostrato che Curry c’è, e complice l’assenza di Durant nelle prime due gare della prossima serie, potrebbe ben presto tornare a incidere come solo lui sa fare sui match. Nonostante la sua presenza in campo non fosse delle più incisive, la leadership del figlio d’arte è stata in ogni caso fondamentale per il suo team.

WARRIORS-ROCKETS: NON SONO SOLO KD O CURRY, GREEN E IGUODALA DUE PEDINE FONDAMENTALI DELLO SCACCHIERE DI KERR

Per la franchigia di Oakland è più che doveroso sottolineare il fondamentale apporto di due veterani come Andre Iguodala e Draymond Green (all’apporto inestimabile del primo abbiamo parlato a lungo).

Iggy e “l’orso ballerino” hanno dimostrato che gli Warriors hanno anche giocatori in grado di incidere sui match con esperienza e grinta, grazie a un basket vecchio stile, “sporco” e con poche giocate che finiscono negli highlights di una partita, ma un basket che funziona ancora bene e che piace ancora molto.

Green è un giocatore del tutto non replicabile. Draymond è colui che meglio riesce a far coincidere utilità, personalità e grinta, un giocatore altruista, che dà sicurezza e fiducia ai compagni, mentre la toglie agli avversari. Il suo rapporto con gli arbitri non è storicamente dei migliori, ma quell’attitudine da bad boy agli occhi di avversari e direttore arbitrali, in una squadra di “facce pulite”, è spesso la molla che accende le partite per i bi-campioni NBA.

Draymond Green in una delle sue giocate imprevedibili

Andre Iguodala, dopo il 2016, si è ritagliato il ruolo del giocatore che fa la differenza in uscita dalla panchina. Dopo l’arrivo di Durant, Iguodala è stato declassato a sesto uomo.

Però la sua importanza non è diminuita, anzi l’ex 76ers ha trovato un nuovo modo per essere fondamentale, colmando l’assenza di un centro di livello nei momenti chiave delle partite. La serie contro i Rockets, soprattutto le prime due gare, ne sono la dimostrazione. Andre ha saputo tenere a bada Clint Capela, nonostante la differenza di chili e centimetri portando alla causa punti, difesa, esperienza, freddezza e pericolosità dal perimetro (con quest’ultima che ha costretto il lungo svizzero a stazionare spesso lontano dal canestro).

WARRIORS-ROCKETS: I TEXANI ESCONO DALLA SFIDA CON TANTI DUBBI E POCHE CERTEZZE

Alla compagine di D’Antoni non resta che l’ennesimo rimpianto per essere andati vicino dalla vittoria su Curry e compagni.

I Rockets hanno giocato punto a punto con i più forti della lega, ma anche questa volta il risultato non è cambiato. I punti continuano a venire principalmente da James Harden e dai tiratori dalla lunga distanza. Meno continuo è stato Chris Paul, non tanto dal punto di vista del gioco, ma quanto per punti e presenza in campo. Molto presenti e costanti, invece, sono stati i due veterani Eric Gordon e P.J. Tucker.

Gordon è stato il secondo miglior marcatore della squadra, oltre che il giocatore più pericoloso dal perimetro. L’unico neo? L’esser letteralmente mancato nella decisiva gara 6 (4 su 10 dal campo e solo 1 su 2 da oltre l’arco). Soprattutto nelle prime due sfide in casa, Gordon ha sfornato prestazioni super (da 20 e 30 punti) facendo impazzire la difesa degli Warriors.

Ancora più fondamentale per gli equilibri dei Rockets è stato P.J. Tucker. L’ex Phoenix Suns, oltre a essere il giocatore più letale dagli angoli di tutta la NBA, è il miglior difensore della squadra, in grado di cambiare marcatura su lunghi e guardie. P.J. è stato uno dei giocatori più continui della stagione dei Rockets e, insieme a Gordon, la spalla su cui si è potuto appoggiare Harden nei momenti più difficili.

 Tucker senza dall’angolo anche con le mani in faccia

Male, a differenza della precedente serie contro gli Utah Jazz, Clint Capela. Il centro dei texani è stato il più devastante, dopo Harden, sia in fase difensiva che offensiva, dominando sotto entrambi i canestri contro la franchigia dello Utah.

Contro gli Warriors, Capela ha faticato ad entrare nella serie, spesso anticipato nella giocata, non ha mai sovrastato gli avversari nel pitturato come dimostrato di saper fare. Il numero 15 dei Rockets ha sofferto soprattutto l’accoppiamento con Andre Iguodala, che lo ha costretto a giocare molto lontano dal ferro, soprattutto in difesa. In più è mancata quell’intesa nelle giocate con il Barba che aveva semplicemente asfaltato la difesa della squadra allenata da coach Quin Snyder, una delle migliori in regular season.

Giovanni Oriolo
oriolo78@gmail.com

Sono un ragazzo di 18 anni, vivo a Roma, ma sono nato a Biella. Infatti tifo Eurotrend Biella e Chicago Bulls

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