Ai Portland Trail Blazers decimati dagli infortuni è servito tutto il “Dame Time” che c’è in Damian Lillard per battere i Chicago Bulls allo United Center, Lillard segna due tiri da tre punti negli ultimi 9 secondi per la vittoria 123-122, la decima in stagione per i Blazers.
Senza CJ McCollum, Jusuf Nurkic, Zach Collins e Derrick Jones Jr, i Blazers ritrovano Robert Covington assente nelle ultime tre uscite. Terry Stotts ripristina per Carmelo Anthony il ruolo da sesto uomo e schiera in quintetto Nassir Little, per i Bulls il solo assente è l’infortunato Wendell Carter Jr.
La partita è gradevole, gli attacchi producono come da copione tanti tiri da tre punti e il primo strappo alla partita lo dà Portland nel secondo quarto, vinto per 32-19 grazie alle fiammate di Gary Trent Jr (18 punti con 4 recuperi a fine gara).
Chicago però ha un Lauri Markkanen in grande spolvero, che chuderà con 31 punti e 6 su 11 al tiro da tre punti e assieme a Zach LaVine e Coby White si riporta avanti nel quarto periodo, con 7 triple praticamente di fila. L’attacco dei Bulls si accende nel quarto periodo e segna 36 punti, e a circa 50 secondi dal termine col punteggio di 117-113 la partita sembra finita.
Coby White segna in layup, dall’altra parte Lillard replica subito per il -2 Portland, solo per poi vedere LaVine (26 punti con 7 rimbalzi e 4 assist) segnare il sesto tiro da tre punti della sua gara e dare il 120-115 ai Bulls. Ancora Lillard cerca e trova il cambio difensivo su Markkanen e segna da due per il -3 Portland, e a 11.5 secondi dal termine White segna due tiri liberi per il nuovo +5 Chicago, 122-117.
Dopo il timeout, sempre Damian Lillard tira da ben oltre i 9 metri e accorcia sul -2, e sulla rimessa da fondo campo LaVine si fa sorprendere dal raddoppio di Trent Jr e Rodney Hood che forzano una palla contesa tra il numero 8 dei Bulls e Trent. Portland vince la palla a due e il pallone finisce in mano a Robert Covington, che quasi si palleggia sui piedi ma riesce a consegnare a Lillard.
Damiam Lillard attacca ancora Markkanen, e in step-back segna sulla sirena il tiro da tre punti della vittoria per i Portland Trail Blazers, 123-122, per Dame una gara da 44 punti con 8 su 17 al tiro da tre in 36 minuti, con assist e 14 punti nel solo quarto periodo. La fotografia della serata è, purtroppo per Cicago, uno sconsolato LaVine che torna negli spogliatoi dopo il buzzer beater di Lillard.
Blazers-Bulls, Lillard: “Non abbiamo mai smesso di lottare”
I Bulls hanno “riavuto” ciò che con lo stesso LaVine avevano trovato a Portland circa tre settimane fa, con una vittoria in rimonta e con uno svilluppo simile. “Questa è stata una vittoria speciale, sopra di 5 a credo 11 secondi dal termine di solito una squadra si sente abbastanza sicura di averla in tasca. E gli avversari sono scoraggiati“, spiega Lillard a fine partita. “La palla a due finale? Ne avevamo parlato, cerchiamo di forzare il recupero prima di fare fallo, diamoci una chance. E così è stato“.
Il tiro di Lillard finirà nella corposa galleria di “late game heroics” in carriera di Damian Lillard, qualcosa che a Portland sono ormai abituati a vedere: “Non è una cosa che si insegni, è innata e lui ce l’ha. I Bulls si sono scaldati proprio nel quarto quarto ma noi non abbiamo molato la presa e continuato a giocare. Il finale? Una serie di eventi rimarchevole (…) la NBA è divertente a volte, può succedere di tutto” così Terry Stotts. “Dame? Sappiamo chi sia, e cosa ci darà. Per lui non è mai finita, non importa quanto sei sotto, lui ci proverà sempre. La sua fiducia è contagiosa“.
Dopo la partita, Lillard ha commentato così il finale e la sua prestazione: “Viene dalla mia famiglia, sembra pazzesco ma è così, la mia famiglia è sempre stata competititiva, anche nelle gare di spelling, ce la giochiamo sempre tutta. Diciamo che in una famiglia così bisogna mantenere un certo livello, e i momenti difficili aiutano a formarsi e a rendere al meglio per quelli importanti. Oggi? Avevamo perso delle partite male, poi gli infortuni e alcune situazioni negative, ma non abbiamo smesso di lottare. Nessuna scusa, tutti hanno fatto la loro parte“.
I Blazers rimaneggiati si sono affidati in attacco a Lillard, trent Jr e Enes Kanter, auotre di una partita da 22 punti e 11 rimbalzi con 9 su 13 al tiro-Al suo rientro, Robert Covington ha chiuso con 9 punti e 4 recuperi, i Bulls hanno segnato ben 21 triple (21 su 45) ma non è bastato.

uola, aiuta il padre a riparare auto, esce con i suoi amici e gioca a basket con il fratello, Houston JR, nel canestro appeso sopra il garage. Il padre di Damian è un uomo molto considerato nel suo quartiere, verrà sempre considerato uno degli eroi più importanti nella vita del piccolo Lillard. Oltre suo padre però gli eroi per il piccolo Dame sono molti altri: Micheal Jordan, Allen Iverson, Tim Duncan e Shaquille O’Neal, giusto per citarne qualcuno. Si perché nella sua vita, il basket è tutto. Ci gioca dal mattino alla sera, inverno o estate, sole o pioggia.
infortunio al piede e causa la mancanza di fiducia che molti avevano avuto in lui. Non Portland però, Portland credette molto in lui e questo ad oggi ripaga la franchigia. Inizia la sua avventura NBA dunque, con la maglia numero 0, che chiunque conosca Gilberto Arenas sa cosa significa.
precedente, diventando il primo giocatore della storia a partecipare a 5 eventi dell’All Star Weekend: il Rising Stars Challenge il venerdì, lo Skills Challenge (dove arriva primo insieme alla guardia di Utah Trey Burke), il Three-Point Shootout e lo Slam Dunk Contest il sabato e l’All-Star Game la domenica. Quell’anno riesce anche a portare Portland ai playoff, impresa che non gli era riuscita l’anno precedente. Al primo turno incontrano gli Houston Rockets e Lillard & co. Riescono a passare il turno con il risultato di 4-2 (con il buzzer beater di Lillard in gara 6). Al secondo turno però ci sono gli Spurs, che, diretti al titolo, si sbarazzeranno dei Blazers in 5 gare. L’anno successivo non regalerà particolari gioie ne al californiano, ne alla squadra dell’Oregon, che ai Playoff verrà eliminata in 4 gare dai Grizzlies.