La corsa al premio di rookie dell’anno, già virtualmente assegnabile anche con una ventina di partite ancora in sospeso, vede un candidato d’obbligo in Ja Morant dei Memphis Grizzlies, la point guard da Murray State in grado di fare dei suoi una squadra da playoffs già al primo anno.
L’infortunio ha costretto il comunque fenomenale Zion Williamson a partire con forte ritardo sul gruppo, la prima scelta assoluta ha comunque mostrato tutto il suo vasto potenziale in poche partite con i New Orleans Pelicans, macinando record realizzativi che per un rookie non si vedevano dai tempi di Michael Jordan.
Allora chi tra i possibili “altri” candidati al premio di rookie of the year potrebbe insidiare Ja Morant? Un giocatore che due anni fa non passò nemmeno dal draft NBA, e che oggi è un punto fermo dei Miami Hear: Kendrick Nunn da Oakland.
Cifre alla mano, le stagioni di Nunn e Morant sono paragonabili, tenendo conto delle diverse responsabilità soprattutto offensive nelle rispettive squadre, ma secondo il rookie degli Heat c’è un dato che giocherebbe a suo favore: “Tutti direbbero che Ja (Morant, ndr) è il rookie dell’anno, ma io non ci credo: la cosa che conta di più di tutte sono le vittorie, siamo entrambi le point guard titolari delle nostre squadre, noi siamo una squadra da playoffs, per cui il premio va a Kendrick Nunn, forza“.
“I numeri?” prosegue Nunn “Non li guardo mai, non seguivo i numeri di Morant o di Zion (Williamson, ndr). Io guardo a come giocano, a cosa fano in campo così da essere pronto ad affrontarli“.
Prima dello stop alla stagione dello scorso 11 marzo, i Miami Heat (41-24) erano al quarto posto nella Eastern Conference e ad una sola vittoria dalla qualificazione matematica ai playoffs. I Grizzlies (32-33), ottavi ad ovest, stavano resistendo egregiamente ai tentativi di rimonta di Portland Trail Blazers, New Orleans Pelicans e Sacramento Kings.
Kendrick Nunn sta viaggiando in stagione a 15.6 punti e 3.4 assist di media a partita, in 29.8 minuti e con il 36.2% al tiro da tre punti.



