Mentre i Miami Heat hanno pareggiato la serie contro i Philadelphia 76ers con una vittoria per 113 a 103, Joel Embiid sembra essere sempre più arrabbiato per non poter scendere in campo a dare una mano ai suoi compagni.
Playoff
Le rotazioni Cavaliers durante i prossimi playoff sono uno dei temi più discussi, visto che siamo di fronte ad una squadra relativamente nuova e con molti giocatori che non hanno molta esperienza nella lega ed alcuni di loro non sono neanche mai arrivati a giocare una serie in postseason. Infatti ad oggi gli unici due giocatori sicuri di un posto in quintetto anche nel corso dei playoff sembrano essere LeBron James e Kevin Love, due stelle assolute e con tanta esperienza sulle spalle, che possono garantire un rendimento più che sufficiente e nel caso di James, può anche garantire una finale di Conference, visto che il Prescelto per ben otto volte è approdato alla finale della Eastern Conference con conseguente accesso alle Finals NBA.
Rotazioni Cavaliers in chiave playoff
Andiamo ora a vedere quali potrebbero essere le rotazioni Cavaliers nei prossimi playoff. Chi merita maggiore spazio?
- Playmaker: Per quanto riguarda le rotazioni Cavaliers per la posizione di playmaker, George Hill potrebbe partire in vantaggio rispetto a Josè Calderon. Hill grazie alla sua esperienza sembra essersi adattato al sistema Cavs e al gioco di LeBron James, sfornando alcune prestazioni più che positive (contro i Nets particolarmente). Ma la sorpresa potrebbe però essere il play spagnolo, in quanto grazie alla sua esperienza (ancora di più rispetto ad Hill), alla sua applicazione che sta dimostrando di avere in difesa e soprattutto al suo tiro più che affidabile potrebbe addirittura partire in quintetto; infatti i Cavaliers con Calderon in quintetto hanno un record di 23-9 e la prestazione contro i Toronto Raptors di ieri notte è la ciliegina sulla torta: 19 punti, 4 rimbalzi e 4 assist con 6/11 dal campo. Discorso diverso invece per Clarkson, il quale è ancora abbastanza giovane e dovrà dimostrare di essere all’altezza di un livello alto come quello dei playoff. Inoltre potrebbe essere importante il suo impatto in uscita dalla panchina, portando punti preziosi ai suoi Cavs.
- Guardia: Le rotazioni Cavaliers hanno come punto interrogativo più grande quello della posizione di guardia. Le opzioni sono tante: JR Smith, Rodney Hood, Kyle Korver e lo stesso Jordan Clarkson. JR Smith grazie alla sua esperienza potrebbe partire leggermente favorito, specialmente se dovesse trovare fiducia nei suoi mezzi e tornare a dimostrare il suo valore come tiratore e più in generale come realizzatore. Kyle Korver invece dovrà farsi trovare pronto quando verrà chiamato in causa, perchè quando ci sarà bisogno di dare una scossa alla squadra e l’attacco sembrerà non più in grado di produrre punti, uno specialista del tiro da tre punti come lui può rivelarsi fondamentale. L’ex Hawks potrebbe anche trovare alcuni minuti come ala piccola, in quintetti piccoli e con cui si vuole aprire il campo. Rodney Hood dovrà dimostrare di essere all’altezza dei playoff NBA, ma alla lunga potrebbe ambire in un posto in quintetto (specialmente se Smith dovesse continuare con questo rendimento), ma verosimilmente giocherà almeno 20 minuti di media, impiegato sia come guardia sia come ala piccola.
- Ala piccola: Le rotazioni Cavaliers in questo caso sono già scritte: LeBron James giocherà probabilmente intorno ai 40 minuti di media, anche se l’apporto dalla panchina di Cedi Osman come difensore ed anche con qualche punto potrebbe risultare importante per la squadra di Tyronn Lue. Inoltre quando LeBron James verrà impiegato da ala grande, Korver, Hood e lo stesso Osman si contenderanno un posto da ala piccola.
- Ala grande: Ovviamente le rotazioni Cavaliers nei ruoli dei lunghi dipenderanno molto dalla condizione fisica di Kevin Love: se starà bene andrà a giocare intorno ai 30 minuti di media, magari con qualche minuto extra da centro, altrimenti Jeff Green e Larry Nance Jr. dovranno dare un apporto importante ognuno secondo le proprie caratteristiche. Tutti e tre potranno inoltre avere qualche minuto da centro
- Centro: Tristan Thompson e Ante Zizic sono gli unici veri centri nelle rotazioni Cavaliers. Larry Nance anche giocherà minuti in quella posizione, potete scommetterci anche perché al momento appare difficile che Zizic vedrà il campo. Al tempo stesso Tristan Thompson ha dato un contributo non all’altezza delle aspettative fino ad ora, potrebbe partire Love da centro per aprire il campo, grazie alla sua enorme abilità nel colpire dalla lunga e dalla media distanza, sperando che il canadese torni poi a risultare un fattore determinante per i suoi Cavs. Ad ogni modo, Thompson a meno di clamorosi cambiamenti, dovrebbe avere almeno 18 minuti di media
Atlanta Hawks, una piacevole sorpresa o una realtà? In Georgia si respira cauto ottimismo sulla stagione
Nella Eastern Conference, oltre agli slot per i playoffs disponibili per Cleveland Cavaliers, Boston Celtics e Washington Wizards, Toronto Raptors i restanti slot per l’accesso ai playoff sono tutti in discussione. Questo dipende dal livello medio delle squadre e dal crearsi di super team che secondo sua maestà Jordan starebbe “distruggendo la Nba”.
Una delle franchigie dal futuro incerto sono di sicuro gli Atlanta Hawks di coach Mike Budenholzer. Dopo un periodo di accesso costante alla postseason culminato anche con le finali di Conference nel 2015 contro i Cleveland Cavaliers, quest’anno pare che la franchigia della Georgia non abbia molto appeal e sarà destinata a un lento processo di rebuilding sperando in giorni migliori.
Gli Atlanta Hawks ripartono dal made in Europe
Lo smantellamento degli Atlanta Hawks: Dopo aver perso nel corso della free agency 2017 la PF Paul Millsap, approdato a ovest ai Denver Nuggets, del quintetto dei record delle stagioni 2014 e 2015 non c’è più nulla. DeMarre Carroll passò per la stagione 2014-2015 ai Toronto Raptors e oggi è ai Brooklyn Nets. Jeff Teague per la stagione 2016-2017 è finito prima gli Indiana Pacers ed oggi è ai Minnesota Timberwolves. Al Horford nella stagione 2016-2017 passò ai Boston Celtics di cui attualmente fa parte, mentre Kyle Korver è stato scambiato ai Cleveland Cavaliers durante la trade deadline. Quest’estate invece il rinato Tim Hardway Jr. è tornato ai New York Knicks dopo una convincente stagione agli Atlanta Hawks.
Il quintetto delle meraviglie si è andato a sfaldare con gli anni, lasciando un nucleo di giovani interessanti come Kent Bazemore e Dennis Schroder, a cui hanno fatto seguito delle decisioni ambigue come l’acquisizione del centro natio di Atlanta Dwight Howard. Questo idillio, culminato con il cambio di numero di maglia dallo storico 12 al numero 8 anche per motivi di sponsor, non è mai nato. Di conseguenza oltre al non convincente rendimento in campo del lungo si è deciso di scambiarlo a Charlotte in cambio di Marco Belinelli, e c’è chi ha affermato che alla notizia della trade di Howard alcuni giocatori abbiano festeggiato.
Il futuro degli Hawks nella mani di Schroder
Cosa succederà nel futuro degli Atlanta Hawks? Nonostante il roster non sia di primo livello per poter competere apertamente a est, la squadra di coach Mike Budenholzer penterà sicuramente sulla crescita (anche a livello di comportamenti) di Dennis Schroder. Per il talento tedesco si prospetta una stagione da trascinatore, mentre dalla panchina potrà arrivare tutta l’esperienza di role players navigati come il nostro Marco Belinelli, del centro Miles Plumlee, dell’ala turca Ersan Ilyasova e dell’ala tiratrice Luke Babbitt.
Il coach, una certezza:
Non dimentichiamo che coach Mike Budenholzer è un discepolo di coach Popovich e cultore del sistema Spurs, tant’è che lo stesso Belinelli ha affermato che gli Atlanta Hawks gli ricordano molto una San Antonio in miniatura e non è un caso che si sia subito calato nella parte con una grande prima gara stagionale. Per 14 anni di fila il coach è approdato ai playoff, di cui 9 da vice allenatore di Popovich e 5 come capo allenatore degli Atlanta Hawks. Insomma numeri che parlano chiaro, ma questa stagione probabilmente servirà qualcosa di più di un miracolo per portare la squadra della Georgia ai Playoffs.
Sicuramente a est sarà difficile se non impossibile imporsi date le realtà delle più blasonate Cleveland Cavaliers, Boston Celtics e Washington Wizards per una squadra che l’anno scorso ha concluso la stagione con un record di 43 vittorie e 39 sconfitte e priva quest’anno di tanti giocatori importanti tra cui come detto Millsap. Sarà possibile sovvertire i pronostici? Ad Est sicuramente niente è impossibile ed una ottava posizione non è preclusa a nessuna squadra: stanotte una sfida molto interessante proprio contro l’ex centro della squadra Howard. Avremo ulteriori conferme del gioco fluido offensivo espresso dagli Hawks? Oppure si paleseranno i primi problemi?
E’ presto per fare bilanci ma gli Atlanta Hawks potrebbero diventare una sorpresa dopo che gli addetti ai lavori prima della stagione pronosticavano una stagione da ultimissima piazza ad Est?
A favore degli Atlanta Hawks ci sono la relativa omogeneità delle squadre di media classifica e talento, a sfavore degli Hawks nella corsa alla postseason un probabile piazzamento all’ottavo posto, che significherebbe primo turno di playoff contro una delle contender tipo Cavs e Celtics. Questo si tramuterebbe in un possibile 4-0 e in un ulteriore anno perso per cominciare il procedimento di rebuilding e fare in modo che si torni nel giro di pochi anni nuovamente competitivi a Est.
Frank Ntilikina è pronto a dar vita, insieme a Porzinigs, al nuovo corso dei New York Knicks del post Melo e del post Derrick Rose e Phil Jackson.
Se nella scorsa stagione ci sono state delle sorprese a Est (come la qualificazione ai playoff dei Milwaukee Bucks, o il 30-11 della seconda parte di stagione dei Miami Heat che hanno sfiorato l’accesso ai playoff) purtroppo sono arrivate anche delle conferme in negativo, come nel caso dei New York Knicks.
Dopo l’ennesima stagione senza l’accesso ai playoff, le consistenti voci sul cambiamento d’aria di Carmelo Anthony (alla fine verificatesi con la partenza in sponda Oklahoma City Thunder), le discussioni di Kristaps Porzingis con la dirigenza e la fine dopo tre anni della scellerata presidenza targata Phil Jackson, la notte del Draft 2017 i Knicks hanno draftato con l’ottava scelta il playmaker francese Frank Ntilikina di cui ha già parlato benissimo il coach della squadra.
Hornacek infatti ha usato parole di elogio per il giovane ragazzo, parlando soprattutto della sua capacità della lettura del gioco (il fatto di aver giocato un campionato e non il college lo aiuterà sicuramente) e la voglia di mettere in moto l’attacco coinvolgendo tutti i giocatori in campo.
Frank Ntilikina sbarca in NBA
Il classe ’98, forte dei due anni di esperienza nel massimo campionato francese con lo Strasburgo, ha deciso di dichiararsi per il Draft NBA 2017, contraddistinto dalla presenza di molti altri playmaker di buone speranze, Ball e Fultz su tutti.

Frank Ntilikina Unveiled
Dopo aver iniziato l’avventura a New York con il classico scetticismo che si rispetti in casa Knicks, per Frank Ntilikina è iniziato il processo di ambientazione. Il francese è infatti diventato il nuovo volto della franchigia newyorkese nella campagna pubblicitaria delle nuove divise per la stagione 2017-2018.
Adesso le sorti della squadra sono nelle mani del lungo lettone e della giovane point-guard francese, che di sicuro avrà minuti importanti in campo vista la perpetua situazione di rebuilding in cui la franchigia newyorkese si trova.
In cabina di regia a colmare l’inesperienza e la crescita del francese Frank Ntilikina ci sarà l’apporto di esperienza da parte di due buoni gregari e conoscitori del sistema NBA come Jarrett Jack e Ramon Sessions, che viste le premesse stagionali dei Knicks avrà tempo per sbagliare e crescere dal punto di vista mentale e del gioco con i playoffs che sembrano essere davvero molto lontani.
Cosa porta Frank Ntilikina in dote
Nell’ultima stagione passata a Strasburgo in 45 partite giocate ha un impiego medio di 20 minuti a partita, farcito da 5 punti a partita (con il 49,3% da due e il 38% da tre) 1 rimbalzo e 1,5 assist a partita. Numeri buoni per un ragazzo di 19 anni, che avrà modo di accrescere il suo bagaglio tecnico forte della potenziale costruzione di un’asse play-pivot con Porzingis che negli anni potrebbe diventare letale.

Senza speranza
Sicuramente Frank Ntilikina potrebbe essere una scommessa vinta o come negli ultimi anni un ennesimo Bust firmato New York. Di sicuro l’ambiente non è dei migliori in casa Knicks, con tifosi molto esigenti ma senza speranza visti i tempi.
Tempo al tempo e vedremo se Frank Ntilikina potrà diventare un buon giocatore o solo uno dei tanti passati in maglia Knicks e magari possa restituire qualche speranza ai tifosi della Grande Mela.
IL POTERE DEL WEST
Secondo Mark Cuban, i Dallas Mavericks stanno portando a compimento un’ottima ricostruzione.
Lo stesso presidente ha però dichiarato che la ricostruzione del suo team è stata influenzata, e non poco, dalla formazione di una Western Conference impressionante.
Infatti, secondo Cuban, il fatto di poter far parte della Western Conference ha agevolato la scelta di molti giocatori, che nel dubbio hanno spesso preferito la conference più competitiva.
Ai microfoni di ESPN, Mark Cuban dichiara:
Stiamo portando avanti un ottimo progetto di ricostruzione. Se fossimo stati ad Est staremmo facendo cose diverse. I playoffs? Forse…
I Dallas Mavericks sembrano aver abbandonato la filosofia di mercato che li caratterizzava fino ad ora.
Ormai stanno sempre di più cercando di far crescere campioni, nuove leve che possano dare un apporto duraturo al team, proprio come la loro stella Dirk Nowitzki.

#41 DIRK NOWITZKI
Mark Cuban trova poi anche il modo di scherzare e dichiara: “Dovrei rapire Adam Silver fin quando non si convince a cambiarci di conference, quest’anno sarà ancora molto dura con dei Golden State Warriors così”.
Infine, il presidente dei Dallas Mavercks lascia un suo pensiero sulla disparità che regna tra le due conference e dichiara: “Bisognerebbe rivedere la divisione e soprattutto prendere in considerazione un nuovo formato playoffs”.
Lo ammetto. Il titolo è volontà di testare il vostro livello di scioglilinguisti. Oltre questo è anche un fatto conclamato ed appurato. La fotografia delle finali di conference ad Ovest?
Questa:

Si dai, lo ha detto anche Gallinari: Pachulia lo conosce bene e sa che con i compagni di squadra un’uscita del genere non l’avrebbe mai fatta. Oltretutto ha anche fatto un paio di passi in più per assestarsi meglio. Questo però lo dico io che sto intonso seduto ad una tastiera e mi pregio (colpevolmente) di poter sputare sentenze a migliaia di chilometri di distanza. Cosa ha detto Kawhi, invece? “No, ha solo cercato di ostacolare il tiro, non l’ha fatto apposta.”
Sarà, gli credo, dopo che ha detto la frase più bella degli ultimi 20 anni di pallacanestro, una gemma come “Basketball is fun” (la pallacanestro è divertente), sono pronto a credergli ed abbandonare la strada bellicosa ma, nolentemente a questo punto, Pachulia ha spezzato sul nascere una serie che a ben guardare i minuti in cui era in campo si sarebbe chiusa solo alla sesta o settima partita, magari con vincitore diverso.

TIM DUNCAN E LEONARD A COLLOQUIO
Impazzisco per il modo che ha di essere intenso in entrambe le metà campo, impazzisco per il suo palleggio arresto e tiro, diverso da tutti gli altri in quanto il pallone è portato veramente ad un’altezza vertiginosa, complice la generosità di madre natura in fatto di apertura “alare”, ed impazzisco per la faccia che fa dopo ogni giocata straordinaria, ovvero: nessuna.
La stessa identica faccia che si stacca dal cuscino al mattino quando la sveglia suona, messa su un parquet di 28 metri subito dopo aver inchiodato una raggelante veloce in testa a Tristan Thompson.
Duncan sorride gongolante, Pop pure, Mills non ne parliamo nemmeno.
Se poi ne facciamo un fatto di “consacrazione”, essere tra i finalisti nello stesso anno per il trofeo di MVP e miglior difensore, lo consacra abbondantemente, magari non ne vincerà nessuno dei due ma prova tu a fare una cosa del genere, poi ne riparliamo e giuro che offro io.
Il mio voto, potessi votare (senza mettere in piazza la mia scelta come l’uomo che si fece Quieto su Twitter), per il trofeo di MVP andrebbe sicuramente a lui. Si lo so, Westbrook ha fatto una tripla doppia di media ed Harden una meravigliosa stagione, ma per me il miglior giocatore della regular season deve essere un forte giocatore di basket, accezione che comprende sia la fase offensiva, che quella difensiva.

KAWHI LEONARD AL TIRO
Altrimenti chiamatelo “Best Offensive Player” e sciacquatevi le mani.
Westbrook ha evitato di contestare moltissime triple per prendersi un paio di rimbalzi in più e riempire a dovere il foglio delle statistiche, Harden è da sempre traballante (e gli ho voluto bene) in difesa e nonostante quest’anno abbia espresso una maggiore concentrazione in quell’aspetto, non siamo ancora a livelli accettabili.
Non serve scomodare le cifre per dire che Kawhi (secondo ad Ovest) è una Lamborghini Murcielago sia in difesa che in attacco.
Ma nonostante le sue capacità, la cosa che più mette soggezione è la foto che ho mostrato prima: sembra un bambino che non vuole che mamma e papà si lascino. Ha lo sguardo di chi vede le cose andare male ma che non può fare nulla per rimediare. In barba ai milioni che comunque guadagna e guadagnerà, in barba agli sponsor che lo seguiranno lo stesso.
Kawhi Leonard, signore e signori: la cosa migliore che poteva capitare al basket, ma che dico basket, allo sport intero.
Dopo la doppia partita in terra sicula, l’EA7 Olimpia Milano torna tra le mura amiche per questa semifinale playoff ad attenderla Dolomiti Energia Trento.
Milano ritrova il roster al completo con l’esclusione di Raduljica,fuori dalle rotazioni, e del lungo degente Dragic.
Trento invece, in piena emergenza come sempre, vista l’assenza di numerosi uomini ed una rotazione di soli 8 giocatori.
PRIMO TEMPO
Primi due minuti che scorrono veloci con numerosi errori da una parte e dall’altra con un canestro a testa e Trento che gioca in maniera molto fisica.
Polveri bagnate ed imprecisione in casa meneghina mentre Trento appare più consistente e attenta sul piano gara. Almeno per i primi due minuti.
Tarczewski si ferma per essere medicato dopo un colpo fortuito sotto canestro.
Milano costruisce un primo vantaggio grazie ad un parziale di 7-0, che vede proprio l’americano protagonista in tutte e due le fasi del gioco.
Trento rimane imprecisa e la forte fisicità di Milano a rimbalzo impedisce secondi tiri.
Un azione spettacolare, con rapidi scambi sul perimetro che si concludono con una tripla spettacolare di Simon. Buscaglia è costretto chiamare il primo time out.
Il minuto di sospensione sembra funzionare con Shield che segna un paio di punti vitali per i trentini. Repesa da il via alle rotazioni con in campo Pascolo, Sanders e Kalnietis.
Trento incomincia trovare la via del canestro e ricuce parzialmente lo strappo portandosi sul 17 – 10.
Ma il primo quarto è sicuramente per Tarczewski, il duro allenamento tecnico di coach Repesa sembra funzionare visti i 7 rimbalzi solo nel primo quarto. Trento invece tira solo con il 26,3%
SECONDO QUARTO
Secondo quarto che inizia con un botta e risposta di triple tra Gomes e Sanders.
L’ex Sassari, appena tornato dall’infortunio, sembra un po’ spaesato in difesa ma in attacco rimane devastante.
Continua la pioggia di tiple su Trento, partecipa anche Ricky Hickman. I trentini però sono squadra quadrata, e nonostante i primi due punti dell’ex Pascolo, rimangono sul -8 grazie ad un gioco da 3 punti di Flaccadori.
Il problema di Trento rimane il tiro: a metà secondo quarto 8/17 da 2 punti e un impietoso 1/7 dalla linea da 3.
Hogue infatti con un comodo lay-up trova il -7, ma il successivo errore di Flaccadori in contropiede è da minibasket. Ancora Hogue però si trascina la squadra sulle spalle: canestro + fallo e Trento che mantiene le distanze ma non riesce a fare un parziale.
Dall’ altra parte McLean entra invece molto bene in partita con un canestro in sospensione da applausi.
Ma il numero 22 di Trento non molla, 2/2 a liberi ed una successiva persa di Simon con contropiede di Shields portano sul -5.
E sempre Shields recupera palla servendo il contropiede di Flaccadori che non sbaglia e Trento si porta sul -3.
I fantasmi della stagione milanese sembrano tornare a bussare. Time out Olimpia.
Difesa assente e due triple di Gomes, ma i due canestri di Simon e Macvan lasciano invariato il risultato.
Fine primo tempo, grande recupero degli uomini di coach Buscaglia e probabile strigliata di Repesa ai suoi nell’intervallo.
SECONDO TEMPO
Partono fortissimo gli ospiti trovando subito il canestro del -1 con una fame difensiva che Milano sembra non conoscere.
Errore incredibile di Hogue con Tarczewski che reclama la sua supremazia in area dalla parte opposta.
Simon con un bellissimo tiro ad una mano segna due punti subendo anche il fallo: +6.
I primi minuti sembrano una sfida personale tra Hogue e Tarczewski che si danno battaglia a suon di +2.
Palla persa di Milano e doppio canestro di Trento con addirittura sorpasso dopo una clamorosa dormita difensiva di Sanders. Contropiede successivo e addirittura primo sorpasso Bianconero.
Simon ristabilisce l’equilibrio ma Milano sballa clamorosamente.
Craft sfida coraggiosamente il lungo meneghino in uno contro uno trovando nuovamente il pareggio: è un botta e risposta continuo.
Simon silenziosamente ha messo già 12 punti migliore dei suoi e continua a cercare il tiro dalla lunga, con alterni risultati.
Flaccadori dalla media e +2 Trento, ma capitan Cinciarini non molla nuovo pareggio ma la SPETTACOLARE schiacciata di Sutton riporta il vantaggio ospite. Viaggio in lunetta per Flaccadori dopo che Cinciarini commette un antisportivo cercando di recuperare il pallone.
Adesso la partita si fa davvero tesa, Trento è in vantaggio di 4 punti al termine del terzo quarto.
ULTIMO QUARTO
Inizio ultimo quarto con Mclean che fa 0/2 ai liberi e Trento che si porta sul +6, Repesa ferma il cronometro dopo solo 1’06”.
Dada Pascolo si sveglia dal letargo e segna il canestro del -4, ma Milano buca in difesa e Hogue la punisce da sotto.
Pascolo davvero deludente oggi, l’ombra del giocatore ammirato in questa stagione.
Dopo un errore da sotto Milano perde il rimbalzo con Lechtaler che si butta come un leone su un pallone vagante, la differenza tra le due squadre è tutta qua.
Trento si porta a +8 aiutato anche da un Kalnietis che sta facendo più danni della proverbiale grandine.
Il +10 costringe Milano ad un altro minuto e con 4’16” da giocare comincia a farsi dura.
Le palle recuperate da Trento sono 14 mentre quelle di Milano solo 6.
Dopo il minuto la sostanza non cambia però con gli ospiti sul +12.
Hickman azzecca la tripla del -9 ma Hogue in lunetta ristabilisce i conti. Milano è sempre distratta in difesa e nemmeno la fisicità prorompente dell’ inizio sembra salvarla. Ancora tripla di Hickman e -6 ma quando potrebbe riavvicinarsi Kalnietis perde l’ennesimo pallone sanguinoso.
Le successive azioni portano Trento a +10. Vince la squadra che ci ha creduto di più.
Milano viene riempita di fischi. Una squadra che punta all’obbiettivo alto non può permettersi certi passaggi a vuoto.
Trento invece, magistralmente allenata da un signor coach, Maurizio Buscaglia, mostra un basket dinamico, fisico e di puro cuore con Hogue da 23 punti.
Appuntamento sabato sera di nuovo al Forum di Assago per la seconda gara di semifinale 2017.
LA SPIEGAZONE DI JEFFERSON
Secondo Richard Jefferson, durante Gara-3 il suo compagno di squadra LeBron James ha avuto un bug, che è stato la causa della pessima prestazione del King.
Quando Jefferson dice bug si vuole riferire ad un momento di debolezza fisica che colpisce ogni giocatore durante la stagione, e LeBron James sembra averlo accusato proprio in Gara-3.
Dopo Gara-4, Richard Jefferson è tornato a parlare della prestazione di LeBron nella partita precedente, e ai microfoni di Fox Sports Ohio ha dichiarato: “Si è trattato di un calo di energie, ci può stare che accada qualche volta in una stagione intera. Di solito noi giocatori le avvertiamo quando non siamo al massimo delle nostre forze. Non soltando LeBron ha avuto problemi di questi tipo”.
Richard Jefferson ha spiegato come anche il compagno Deron Williams abbia avuto lo stesso problema di LeBron, e che addirittura il numero 31 dei Cavaliers non si sia presentato alle sessioni di tiro per questo.
“Anche Deron ha avuto un problema simile a LeBron James, infatti ha preferito riposarsi e riprendersi al meglio, saltando la sessione di tiro”.
Infine il numero 24 di Cleveland ha cercato di rincuorare i propri compagni e tifosi spiegando che: “Sono situazioni che possono capitare e, fra le altre cose, non penso che Marcus Smart ripeterà tanto facilmente la stessa prestazione di Gara-3 mettendo a segno 7 bombe su 10“.

#23 LEBRON JAMES
RICHARD JEFFERSON HA AVUTO RAGIONE
Dopo aver visto Gara-4, d’altronde, possiamo dire che Richard Jefferson abbia avuto ragione, dal momento che in campo si è visto un LeBron James rinato e dei Cleveland Cavaliers ritornati in modalità SchiacciaSassi.
Infatti LeBron James ha chiuso la partita con 34 punti, 6 assist e 5 rimbalzi portandosi a casa la vittoria con un risultato di 112-99.
Dal canto suo, LeBron James ha dichiara di aver avuto un momento negativo in Gara-3 ma che rimane come evento isolato, e ha rassicurato l’ambiente escludendo ogni tipo di problema fisico o di salute.
Stephen Curry supera Kobe Bryant: è lui il quinto miglior tiratore da 3 dei Playoffs
Scritto da Domenico Taverriti
NEL NOME DEL TIRO DA 3
Possiamo dire che Stephen Curry sia bravo a sparare da dietro l’arco dei 3 punti.
Il numero 30 di Golden State ha già conquistato il record di bombe in regular season nel 2015, piazzandone ben 402 e confermandosi per le due stagioni successive miglior tiratore della lega.

Delle 10 migliori prestazioni stagionali di tutti i tempi al tiro da 3, Stephen Curry ne detiene 5 piazzandosi al decimo posto come miglior tiratore da 3 di tutti i tempi della lega.
Facendo caso all’età del campione della Baia, si può capire come i suoi numeri prendano forme ancora più devastanti del normale e non si sbaglierebbe nel dire che proprio il ragazzo sia stato il maggior promotore del nuovo trend di gioco, trend che sta caratterizzando la fase offensiva di tutta l’NBA.
IL RECORD E LA VITTIMA ILLUSTRE
Lunedì sera durante Gara 4, contro i San Antonio Spurs, Stephen Curry, tirando la sua quinta bomba, ha superato nella classifica dei migliori tiratori da 3 dei playoffs: Kobe Bryant.
Stephen Curry (293) has passed Kobe Bryant (292) for fifth place on the NBA's all-time playoff threes list.
— Warriors PR (@WarriorsPR) May 23, 2017
La bomba del record è arrivata in classico stile Curry, con Bryn Forbes fuori dalla linea da tre punti che nonostante l’ottima difesa si è dovuto arrendere alla parabola ancestrale disegnata dal dall’alieno delle bombe Stephen Curry.
Good D by Forbes, better O by Curry#DubNation #NBAPlayoffs pic.twitter.com/BsKtpF1SNL
— NBA.com (@NBAcom) May 23, 2017
Nel mirino del numero 30 dei Warriors prima di tutto ci sarà il titolo NBA, ma è chiaro che per vincere il campione dovrà continuare a sparare da 3 punti e magari oltre al titolo si porterà a casa un nuovo record.
I Golden State Warriors scrivono la storia dei Playoffs: 12-0 e ora la Finale!
Scritto da Domenico Taverriti
I WARRIORS E LA FAME DI RECORD
In una primavera di fuoco, abbiamo visto dominare i playoffs da due sole squadre e una di queste ieri ha staccato il biglietto per la finale NBA: i Golden State Warriors.
I Guerrieri della Baia hanno raggiunto l’ultimo round dei playoffs battendo per 129-115 i San Antonio Spurs, firmando l’ennesimo 4-0 di questa post-season.
Così facendo, i Warriors diventano la prima squadra nella storia NBA ad avere un record di 12-0 nella fase iniziale dei playoffs.
La squadra guidata da coach Brown ha chiuso l’ultima gara con gli Spurs tirando col 56% e non concedendo nessun tipo di speranza ai propri avversari.

#30 STEPHEN CURRY
#35 KEVIN DURANT
Stephen Curry ha guidato la propria squadra con una prestazione da 36 punti e ha armato le bocche di fuoco dei Warriors trovando un Kevin Durant da 29 punti e 12 rimbalzi.
I Warriors hanno vinto tutte le partite con San Antonio (tranne la prima) con un vantaggio sopra i 10 punti e hanno concluso la serie con un differenziale-punti di 64.
Il 12-0 dei Golden State Warriors supera il precedente record detenuto dai Los Angeles Lakers nelle edizioni del 1989 e 2001, e arrivando in finale i ragazzi di coach Brown pareggiano l’altro record firmato Lakers che vede la squadra della Baia arrivare in finale per la terza volta di fila.
Indipendentemente da cosa farà Cleveland, i Golden State Warriors avranno 9 giorni per riposarsi, prima dell’inizio di finale, e sarà bene che la squadra li sfrutti per riposarsi e studiare al meglio i futuri avversari.
LA FRUSTRAZIONE DEL CAMPIONE
Dopo aver perso la partita al Buzzer Beater e aver giocato un match da 11 punti, il campione dei Cleveland Cavaliers, LeBron James ha dichiarato di esser rimasto deluso dalla propria prestazione.
“Ho avuto una partita difficile, non solo nella seconda metà di gioco” ha dichiarato James dopo la sconfitta che ha fatto registrare la sua quarta peggior prestazione di tutti i suoi playoffs.
LeBron James continua l’intervista e dichiara: “I miei compagni hanno giocato al meglio e io non sono riuscito ad essere all’altezza, non sono riuscito ad aiutarli come avrei voluto e dovuto. Non sono contento della mia performance“.
Dopo la pessima prestazione, LeBron James è stato vittima di lamentele arrivate da un suo tifoso, che con la frase: “Che cos’hai fatto ?”, frase che ha scatenato la furia del numero 23 che ha scaraventato per terra un ventilatore che si trovava davanti il suo rientro negli spogliatoi.

POST PARTITA E RIFLESSIONI
Appena arrivato in sala stampa, LeBron James, già innervosito dalla prestazione, comincia una discussione con un giornalista che a parer suo avrebbe fatto domande volutamente provocatorie.
Successivamente si scoprirà che il giornalista era lo stesso che aveva avuto un piccola discussione anche con coach Casey durante la serie precedente.
Dopo aver risolto il capitolo domande scomode, il numero 23 spiega per quale motivo secondo lui Cleveland ha perso: “I ragazzi di Boston sono stati molto bravi. Sono stati molto veloci e hanno raddoppiato bene sotto canestro. La mia prestazione non è stata d’aiuto.”
Nel post-partita anche Tyronn Lue e Brad Stevens hanno voluto dire la loro sulla prestazione del King e delle proprie squadre.
“E’ un uomo, può capitare, non penso che basterà questo per buttarlo giù” dichiara il coach di Cleveland che si rivela positivo per il futuro della serie.
Per quanto riguarda Brad Stevens, ci sono solo parole di elogio per LeBron James: “E’ un giocatore formidabile, ha giocato tantissime gare importanti e ha fatto grandi cose. Non potrei mai criticarlo è il miglior giocatore al mondo“.
LeBron James infine dichiara di voler ripartire meglio di prima, e che questa sconfitta servirà ai Cavs per non avere altri scherzi nelle prossime partite.
I Boston Celtics sono avvisati il King sta già ritornando.
Marcus Smart sulla prestazione dei Boston Celtics in Gara 3: “Siamo stati una squadra unita”
Scritto da Domenico Taverriti
I BOSTON CELTICS SONO ANCORA VIVI
Si può dire che i Boston Celtics, dopo le prime due gare contro Cleveland, non abbiano avuto un inizio di Finale di Conference molto felice.
I ragazzi di Brad Stevens, dopo aver perso pesantemente le prime due gare, hanno visto anche Isaiah Thomas abbandonare la competizione per un infortunio all’anca, problema che il piccolo campione si portava dietro da Marzo.
Nonostante tutte queste sventure, i Boston Celtics ieri sono riusciti a portarsi a casa un’importantissima Gara 3, battendo i Cleveland Cavaliers con il risultato di 111-108.
La vittoria è arrivata dopo una strepitosa rimonta di 21 punti conclusa con la bomba di Avery Bradley allo scadere del tempo; la squadra di Brad Stevens ha dimostrato un ottimo gioco corale e ha fatto capire ai propri avversari che non lascerà la battaglia per il titolo così facilmente.
Il coach di Boston si rifiuta di pensare che la serie, nonostante la vittoria, sia chiusa:
“La vittoria è il risultato dell’unione di tutti questi ragazzi. Molti di loro stanno cercando di sfruttare al massimo l’opportunità di esser decisivi in partite playoffs. Stanno lavorando umilmente e faranno di tutto per dar filo da torcere ai propri avversari”.
MARCUS SMART: CHE PRESTAZIONE !
Marcus Smart è stato di certo uno dei fattori principali di questa vittoria, aiutando la sua squadra con 27 punti, 7 assist e 5 rimbalzi.
Smart ha sparato ben 7 bombe, diventando un vero e proprio pericolo per la difesa di Cleveland, che durante l’azione del Buzzer Beater ha deciso di raddoppiarlo, lasciando libero Avery Bradley.
Dopo la partita, il numero 36 di Boston dichiara alle agenzie locali:
“Ognuno in questa squadra era convinto che non ce l’avremmo fatta ma poi abbiamo avuto una reazione e insieme abbiamo lottato”.
“Abbiamo scelto di combattere insieme e giocare da squadra unita e, come ha detto Avery, ci siamo aiutati a vicenda” continua Smart, e conclude: “Questo è quello che abbiamo fatto, dopo le prime due partite ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di reagire. Siamo un gruppo giovane e che vuole combattere”.


