Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiAll-Star Game top e flop: Luka dorme, LeBron controlla, Dame ci crede troppo, e gli altri…

All-Star Game top e flop: Luka dorme, LeBron controlla, Dame ci crede troppo, e gli altri…

di Michele Gibin
all-star game NBA

Vi è piaciuto l’All-Star Game 2021 della NBA? Il formato a una sola giornata, con tutte le gare e le competizioni compresse in un un’unica serata è stato una necessità per la lega, formato però ben riuscito e d’impatto anche grazie all’ormai consolidato ticket con le cause di filantropia e beneficenza.

Lo spettacolo in campo, in assenza di pubblico, personaggi famosi e VIP e grandi esibizioni musicali lo hanno fatto esclusivamente i giocatori, tornati per necessità il vero centro dell’attenzione della festa NBA per eccellenza. Dei 25 partecipanti (i 24 All-Star più Robert Covington, oggi unico prodotto in attività di un HBCU americano, Tennessee State, e invitato a rappresentarli) c’è chi ha fatto bene, chi è stato protagonista e chi invece ha rimediato una brutta figura e anche una delusione cocente…

Andiamo a dare i voti, le pagelle dell’All-Star Game NBA 2021 tra le prestazioni migliori e quelle peggiori viste alla State Farm Arena di Atlanta.

All-Star Game NBA 2021, le pagelle: i top e i flop

Luka Doncic: senza voto.

Luka era iscritto allo Skills Challenge ma non glielo avevano detto. Non si leva neppure la tuta di riscaldamento e rimedia una figura barbina contro Domantas Sabonis, si incastra al bersaglione del passaggio battuto a terra e da lì in poi non lo si vede più. Lo si vede poco anche in campo per la partita dei grandi, ma non è il suo terreno e non lascia il segno. Ps, era dai tempi di Gary Payton che non si vedeva un tale sbattone allo Skills Challenge.

Cassius Stanley Jr: scornato

Il rookie degli Indiana Pacers e che ha finora giocato per lo più in G-League con i Mad Ants chiamato a rinnovare la grande tradizione dei Pacers allo Slam Dunk Contest (Larry Nance, Fred Jones, Paul George). La sua prima schiacciata è bellissima, di rimbalzo passandosi la palla sotto le gambe e affondando di sinistro, ma è la stessa schiacciata che il giudice Jason Richardson eseguì ormai quasi 20 anni fa e sa un po’ di dejavù. Come vi direbbe sbadigliando lo stesso J-Rich. Rimedia un 44 e la sua gara delle schiacciate finisce lì, la sua delusione gliela si legge in faccia.

Zion Williamson: rimandato

Gioca 14 minuti e tenta 6 dei suoi 9 tiri nei primi… due minuti? Parte in quintetto al posto di Embiid confinato nella sua stanza d’hotel (com’era la storia che “forse era meglio non giocare”?), i compagni gli alzano palloni da ogni punto del campo e Zion non ne acchiappa uno neanche per sbaglio, poi va in panchina e guarda gli altri giocare. Ma va bene così, avrà modo di rifarsi.

Anfernee Simons: rocket man

Veder giocare il giovane Simons è un’esperienza: talento che trabocca, errori da minibasket e un atletismo di quelli d’elite anche per la NBA. Anfernee (kudos solo per il nome) salta parecchio e lo ha dimostrato anche nel suo Slam Dunk Contest, e ci ha messo anche quella dose in più di fantasia che alla fine lo ha premiato. Baciare il ferro (non l’ha toccato davvero ma in linea d’aria c’era) è più efficace che spegnere una candelina su un cupcake appoggiato sopra, non foss’altro perché almeno a Simons non ci è voluta mezz’ora per accenderla (dico a te, Gerald Green).

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