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Difetti strutturali

108.4. Non è la misura di una delle tante ballerine intertempo, ma il DefRTG dei Lakers, terz’ultimi. Il motivo? Quasi certamente è nella scarsa protezione al ferro: appena 3 e mezzo le stoppate per partita, con gli avversari che banchettano nel pitturato praticamente senza problemi. Ma anche oltre l’arco non è che le cose siano migliori: il 35% con cui gli avversari tirano da tre è l’esatta media dell’intera Lega. Complessivamente la squadra non è che giochi male in difesa, i cambi sono giusti e le amnesie piuttosto limitate. Quello che difetta è l’aggressività, la fisicità tipica delle squadre arcigne, come se i Lakers patissero sempre una certa sudditanza nei confronti delle avversarie.

Ora, non è che Zaza sia proprio come Shaquille.

Ora, non è che Zaza sia proprio uno Shaquille…

Dall’altro lato del campo, il PACE è piuttosto alto (101), ma l’OffRTG e soprattutto i TO non sono quelli di una squadra che, in teoria dovrebbe essere da corsa. Perdere oltre 16 palle per partita, quando già l’attacco non è che funzioni proprio impeccabilmente, è una zavorra difficile da sopportare. Gli infortuni dei due migliori tiratori dal perimetro, inoltre, stanno limitando e di molto la capacità di spaziare il campo alle penetrazioni, rendendo l’attacco piuttosto statico e prevedibile. Tanto che la percentuale da tre di squadra è crollata da un eccellente 36% di novembre al pessimo 28% di dicembre.

Difetti di gioventù, è probabile, ma non è detto che per caratteristiche e tempo Walton riesca a porvi rimedio prima che la stagione sia ormai troppo inoltrata.

Come andrà a finire?

Se l’exploit di risultati dovesse ridimensionarsi, c’è ancora il tempo per lo staff di lasciar perdere il sogno PlayOff e di dedicarsi maggiormente alla fase di crescita, individuale e di squadra. Senza più l’ossessione inutile del risultato e della classifica.

Se così non fosse, i Lakers rischiano di restare impantanati tra il decimo e l’ottavo posto, come un asino con sospesa davanti agli occhi la proverbiale carota. E lottare fino alla fine per poi veder sfumare il tutto. Questo vorrebbe dire poche chance di tenere la scelta al Draft (anzi, quasi nessuna), vanificare la valorizzazione delle pedine scambiabili (Williams, Young) e tarpare le ali ad un progetto di ricostruzione che sembrava ben avviato.

La verità è che tutti, o quasi, vorremmo vedere di nuovo i Lakers ai PlayOff ma che la scaramanzia è troppo forte per poterlo ammettere.

Non siete convinti? Allora leggete i cinque buoni consigli per i quali i Lakers faranno i PlayOff.

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