Jusuf Nurkic si prepara all’ultima tappa del suo lungo percorso di recupero dopo il terribile infortunio di ormai un anno fa contro i Brooklyn Nets. Il giocatore bosniaco sarà assegnato ai Santa Cruz Warriors di G-League per sostenere le ultime sessioni di allenamento prima del ritorno in campo.
Domenica 15 marzo contro gli Houston Rockets sarà l’ora X per Nurkic, che volerà intanto a San Francisco assieme all’assistente allenatore dei Portland Trail Blazers ed ex giocatore NBA Jannero Pargo (i Blazers non hanno una squadra affiliata di G-League). “Si avvicina il momento che sto aspettando da tanto tempo, ci sono così tante cose che mi passano per la mente ora… vorrei quasi piangere, ma non lo farò. Sarò di nuovo in campo, il mio nome verrà chiamato di nuovo in campo e sarò pronto a competere. Sono passati 11 mesi ma il gioco è sempre quello… ed io non sto più nella pelle!“.
Difficile che il rientro di Nurkic possa portare beneficio pratico immediato ai suoi Blazers, ormai con un piede e mezzo fuori dalla post-season per la prima volta nelle ultime 6 stagioni, e piagati da una stagione di infortuni (Zach Collins, Rodney Hood, lo stesso Nurkic, persino Damian Lillard) e problemi difensivi enormi (la squadra è 27esima per defensive rating e per percentuale di rimbalzi difensivi, 21esima per net rating ed ancora 27esima per percentuale al tiro da tre punti concessa). Rivedere però in campo già in questa stagione “the Bosnian Beast” servirà da iniezione di fiducia per il futuro: Jusuf Nurkic è un giocatore fondamentale per i Trail Blazers, un lungo che di fianco a Lillard e C.J. McCollum nella scorsa stagione ha prodotto numeri da All-Star e guidato una difesa affidabile.
Jusuf Nurkic sarà sotto contratto per altre due stagione e circa 24 milioni di dollari, cifre vantaggiose per i Blazers che in estate dovranno decidere se attivare l’ultimo anno di contratto di Trevor Ariza, veterano prezioso, e che potrebbero discutere di rinnovo contrattuale con Carmelo Anthony, rinato a Portland.
Dietro ai veterani Ariza e Anthony, scalpitano i due giovani talenti Anfernee Simons (20 anni) e Gary Trent Jr (21), a tratti convincenti alla loro seconda stagione NBA e dopo un’annata da rookie passata tra panchina e G-League. Rodney Hood eserciterà con ogni probabilità la sua player option da 6 milioni di dollari, mentre sarà lasciato andare il pur positivo Hassan Whiteside, numeri alla mano alla sua miglior stagione in carriera.
Nei piani di coach Terry Stotts e di Neil Olshey, l’area sarà presidiata il prossimo anno da Nurkic e Zach Collins (che sarà eleggibile per la sua rookie scale exception). Dietro ai due, bisognerà usare l’inventiva, dare spazio all’acerbissimo Moses Brown da UCLA e valutare cosa avrà da offrire un draft considerato non eccezionale, e che vedrà i Blazers scegliere – salvo sorprese – tra le prime 15 squadre. I Trail Blazers potranno utilizzare in estate la mid-level exception garantita alle squadre sopra il salary cap, ed una delle due trade exception ricavate dalla trade che a gennaio spedì Kent Bazemore e Anthony Tolliver (più due seconde scelte future) ai Sacramento Kings in cambio di Ariza.
Anticipando che Olshey potrebbe offrire a Carmelo Anthony una delle due eccezioni salariali, l’altra potrebbe essere utilizzata per mettere sotto contratto un lungo affidabile, che possa partire dalla panchina dietro a “Nurk” e Collins.
L’estate 2020 sarà con ogni probabilità la prima in cui Neil Olshey sarà costretto ad ascoltare le proposte di trade che arriveranno per C.J. McCollum. Il prodotto di Lehigh è secondo solo a Damian Lillard per importanza e leadership nello spogliatoio, i due hanno portato lo scorso anno i Blazers alle finali della Western Conference a 19 anni dall’ultima apparizione (la famosa serie contro i Lakers di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant), e nelle ultime 15 partite, giocate in gran parte senza Lillard, McCollum ha tentato di tenere in piedi la squadra viaggiando a quasi 30 punti e oltre 7 assist di media a gara.
Difficile pensare che i Blazers possano decidere di privarsi di un giocatore così. La pista Kevin Love pare sfumata definitivamente, tante le squadre cui farebbe comodo un giocatore come la star dei Trail Blazers, che sarà però sotto contratto fino alla stagione 2023\24, e per un totale di circa 120 milioni di dollari (in una situazione simile a quella del pariruolo Bradley Beal degli Washington Wizards). L’iperattivo Elton Brand, general manager dei Philadelphia 76ers, potrebbe fare un tentativo, cercando di proporre ai Blazers Al Horford o persino Tobias Harris.
L’altrettanto irrequieto Mark Cuban potrebbe dare mandato a Donnie Nelson di inventasi qualcosa, per aggiungere un’altra minaccia offensiva che libererebbe Luka Doncic (McCollum ha dimostrato di saper giocare attorno ad una point guard dominante come Lillard). Per i New York Knicks, McCollum sarebbe un’ottima addizione a Mitchell Robinson e R.J. Barrett, ma i Knicks mancano di asset e contratti “giusti” per far quadrare le cose (la prima scelta 2020, Julius Randle\Bobby Portis e Wayne Ellington\Kevin Knox?).
Ipotizzare una sorta di scambio alla pari Khris Middleton\C.J. McCollum (più conguaglio – DJ Wilson? – da parte dei Bucks) sarebbe da fantascienza, con il futuro di Giannis Antetokounmpo in maglia Bucks appeso all’esito di questa stagione: e se i Bucks arrivassero anche solo a tanto così dal titolo, quanto basti perché Giannis decida di restare a Milwaukee? McCollum rappresenterebbe un miglioramento (in attacco) rispetto a Middleton, e la partnership con Antetokounmpo intriga, a pensarci.
I Denver Nuggets sono stati per settimane accostati a Bradley Beal, prima che il suo rinnovo rimandasse il discorso di almeno un paio di stagioni. Se McCollum, giustiziere dei Nuggets ai playoffs del 2019, dovesse davvero diventare disponibile, Gary Harris, Michael Porter Jr e\o Will Barton prenderebbero il sentiero dell’Oregon.
Prima però i Trail Blazers tenteranno di rimettere Jusuf Nurkic in campo. Ormai 6 anni fa, Paul George recuperò in tempo per il finale di stagione dopo il grave infortunio estivo con la nazionale USA (per poi fermarsi di nuovo per un guaio muscolare), e nella stagione successiva fu in grado di riportare i suoi Indiana Pacers ai playoffs. Ai Thunder sarebbe poi seguita una stagione da candidato MVP, prima del suo passaggio ai Los Angeles Clippers. Gordon Hayward (il cui infortunio fu molto più esteso di quelli di Nurkic e George), ha impiegato per contro un’intera stagione per ritrovare fiducia in campo, un processo – va detto – rallentato dall’ambiente turbolento dei Boston Celtics di Kyrie Irving.
Le poche partite che Jusuf Nurkic potrà disputare in questo finale di stagione saranno però importanti per aiutarci a decifrare le scelte che, in estate, i Portland Trail Blazers saranno chiamati a fare, tra scelte tattiche, draft e mercato.

