Che si tratti di tiri, possessi o minuti, ogni componente del roster dei Golden State Warriors ha dovuto sacrificare qualcosa per arrivare fino a questo punto. E per Jordan Poole, che esattamente una settimana fa ha rilasciato un’intervista post-partita con addosso una maglietta e un cappellino “Western Conference Finals Champions”, e ha giocato una gran stagione nonostante i suoi soli 22 anni di età, c’è stato bisogno di sacrificare tutte e 3 le cose.
“In definitiva, l’importante è vincere” ha detto subito dopo che gli Warriors hanno sconfitto i Dallas Mavericks in 5 partite, per arrivare conquistarsi un posto alle Finals NBA 2022. “Quando si tratta di arrivare ai playoffs, vincere è l’unica cosa che conta davvero”.
Quando Golden State ha affrontato i Boston Celtics per l’ultima volta quest’anno, il 16 di marzo, Jordan Poole ha potuto vivere il suo momento di gloria.
All’inizio del secondo quarto di quella partita, Stephen Curry ha subito una distorsione del legamento e una contusione ossea al piede sinistro dopo un contatto con Marcus Smart, uscendo dal campo e non rientrando per tutto il resto del match. Dunque, in assenza di Curry, Poole ha segnato 19 punti nel solo terzo quarto, concludendo poi con un totale di 29. La sua esplosione offensiva non è stata sufficiente a sconfiggere i Celtics quella sera, è vero, ma intanto ha dimostrato di poter essere una validissima opzione per coach Steve Kerr.
Il capo allenatore lo ha quindi schierato come titolare al posto di Steph nelle ultime 12 partite della regular season, e Poole lo ha ripagato con una media di 25.8 punti a partita, 19.6 tiri tentati e un 42% dal campo in 35.4 minuti, permettendo al team di terminare con un record di 6 vittorie e 6 sconfitte senza il loro leader, tenendo i Dubs a galla e portandoli a concludere la stagione al terzo posto della Western Conference.
Nel primo turno della postseason, quando Steph è rientrato da sesto uomo, Jordan ha invece segnato rispettivamente 30, 29 e 27 punti nelle prime 3 gare contro i Denver Nuggets, faticando un po’ di più in Gara 4 e 5. Dopodiché, non è più partito titolare, ritornando a ricoprire il ruolo di sesto uomo più per necessità che per scarso rendimento.
Quando poi nelle semifinali di Conference è venuto meno Gary Payton II, a cui spettava la marcatura di Ja Morant, coach Kerr ha preferito affidarsi a Jonathan Kuminga per stazza, velocità e capacità di spaziare sul campo. Dopo la pesante sconfitta in Gara 5, Kerr è invece tornato a schierare Kevon Looney come titolare, e si è poi trovato in difficoltà nel giustificare la modifica della sua formazione iniziale nelle Western Conference Finals.
Ogni giocatore segue un percorso diverso per diventare un affermato della lega, e Jordan Poole ha trovato il suo preparandosi momento per momento.
“Devi accettare il tuo percorso per quello che vale, ed è quello che ha fatto Jordan” ha detto Draymond Green. “Era la 28esima scelta, non ha giocato molto, è stato prima in G-League. Ha fatto tutte queste cose e ha continuato a lavorare. Non si tratta di un percorso che un ragazzo può intraprendere. È un percorso che è stato creato da un ragazzo che ha fatto un enorme lavoro”.
Questa postseason ha poi insegnato a Poole che l’NBA è un business. Man mano che le serie si chiudono e i playoffs avanzano, le squadre devono adattarsi per vincere. Poole ha saputo quindi accettare un ritorno in panchina perché era quello di cui gli Warriors avevano bisogno in quel momento. E in parte è grazie al suo sacrificio che Golden State si trova ora a sole 4 vittorie da un altro anello.
“Quelli che rimangono e quelli che ce la fanno sono quelli che imparano le lezioni, indipendentemente da come ci arrivano” ha detto Steph Curry. “Sono sempre pronti a cogliere l’opportunità giusta e quando viene chiamato il loro numero. È così che vanno le cose”.
E non è da meno l’aver appreso anche come funziona la gratificazione in questa lega.
“Una cosa che ho trovato estremamente significativa è la gratificazione ritardata” ha detto lo stesso Poole. “Non arriva subito. Non importa quanto duramente si lavora, non importa quanto talento tu abbia, non importa cosa si faccia. Qualunque sia la tua speranza, ci vorrà un po’ di tempo”.
Ora, nelle ultime 11 partite di playoffs in cui è ripartito dalla panchina, Jordan Poole ha una media di 17.2 punti in 29 minuti, 11.8 tiri tentati a partita e un +49 complessivo di plus/minus quando è in campo, mentre la sua percentuale di tiro è salita al 52%.
“Jordan è stato fantastico, in grado di portare nella postseason ciò che ha costruito nelle ultime due stagioni regolari, e di giocare tante partite importanti per noi in momenti così critici” ha detto coach Kerr. “È stato fantastico assistere alla sua crescita. Si tratta di questo. Queste sono le partite più competitive che si possano giocare in NBA. Quindi il fatto che abbia risposto così bene è un ottimo segno”.

