Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiDavide Pessina, NBA e non solo: “Bulls, è ora di rifondare. Su Miles Bridges invece…”

Davide Pessina, NBA e non solo: “Bulls, è ora di rifondare. Su Miles Bridges invece…”

di Carmen Apadula

In occasione dell’evento “Sky Christmas Special”, tenutosi il 5 dicembre presso la Sede di Sky Italia a Milano Rogoredo, Davide Pessina si è reso disponibile per scambiare due chiacchiere riguardo la stagione NBA in corso.

 

Eccoci qui con Davide Pessina, iniziamo a parlare un po’ di NBA. Da un lato, ad Est, abbiamo Boston al primo posto della classifica. Dall’altro, Minnesota. Secondo te, quali sono i punti di forza delle due squadre? Una delle due potrebbe vincere il titolo?

“Sì, credo che Boston punti a quello. Secondo me bisognerà vedere se ha abbastanza profondità. I primi 5/6 sono assolutamente competitivi, poi il livello scende un po’, quindi nei playoffs rischiano di avere essere un bersaglio soprattutto difensivamente. In ogni caso, ormai sono abituati a reggere la pressione delle finali, sono abituati a giocare in finale di Conference. Il loro obiettivo è quello e, se stanno tutti bene, sarà una squadra con cui fare i conti ad Est. Minnesota è in crescita, ha la miglior difesa della lega. E’ una squadra che l’hanno scorso ha investito tanto per ottenere Gobert e il tutto aveva funzionato così così. Quest’anno lo stanno usando meglio, anche grazie ad una netta maturazione di Edwards. A livello di leadership è Conley che dà equilibrio, Gobert e Towns hanno trovato il modo di giocare insieme, offensivamente e difensivamente proteggono molto bene l’area. E’ una squadra che crede in quello che fa e che ha molta fiducia. Non so se riuscirà ad arrivare fino in fondo, ma mi aspetto che dopo tanti anni un turno di playoffs potrebbe passarlo”.

Spostiamoci più in basso nella classifica. Quali sono, secondo te, che stanno più deludendo?

“Chicago. Anche loro 3 anni fa si sono giocati il futuro scambiando un sacco di gente in cambio di DeRozan. Lonzo Ball è un grosso problema, un giocatore che rischia di non giocare più e per loro era importante. Secondo me non ha mai trovato il giusto equilibrio tra DeRozan, LaVine e Vucevic. La squadra mi sembra un po’ persa adesso, lì lì per buttare giù tutto. Sembra però che non ci sia molto mercato per LaVine o per DeRozan in scadenza di contratto, quindi resettare per loro non è così semplice. Mi aspettavo che partissero male, non così male, ma male. Dall’altra parte Golden State dimostra di essere, per certi versi, a fine corsa mentre a colpi di coda sembra essere molto competitiva. In questo momento non ha ancora l’equilibrio di cui avrebbe bisogno, potrebbe finire molto male come potrebbe girare e andare a finire meglio. I Clippers sono ancora un po’ in cerca d’autore, è una squadra che sta lì a galleggiare a metà, ma i loro obiettivi sono molto diversi”.

Parliamo un po’ dei Memphis Grizzlies. Abbiamo visto che Ja Morant è stato al centro di un dibattito mediatico pazzesco. Come vedi la situazione? Pensi che il ritorno di Morant possa migliorare la squadra oppure siamo ad un punto di non ritorno e se ne parla l’anno prossimo?

“La situazione di Morant non è semplice, era il perno di tutto il progetto dei Grizzlies. Bisogna, però, anche ampliare il discorso. I Grizzlies sono anche pieni di infortuni, per cui senza Steven Adams (che non sembra, ma è un giocatore importante), senza Brandon Clarke, la squadra si è trovata ad avere problemi di rotazione. Ha cominciato male e da lì uno perde di fiducia. Ha qualche possibilità di provare a rientrare, però il problema è che si pensa che quando una squadra fa una buona stagione, l’anno dopo ricomincia da lì e va anche meglio. Ecco, l’anno dopo in realtà si deve ricominciare. Per cui, devono ritrovare quello che avevano un anno fa e, se la situazione non è semplice né dentro né fuori dal campo, non dico che la situazione è completamente compromessa ma sicuramente è molto difficile da raddrizzare”.

Parliamo ora di due giocatori in particolare: Miles Bridges e Josh Giddey. Entrambi si sono trovati in due situazioni scomode: il primo accusato di violenza domestica e abuso minorile, il secondo accusato di aver avuto rapporti sessuali con una minorenne. Come vedi queste situazioni, soprattutto in un periodo come questo, in cui il tema della violenza domestica è molto sentito a seguito dell’omicidio di Giulia Cecchetin?

“E’ sicuramente un tema molto sentito anche dalla NBA, su queste cose loro sono molto attenti. Miles Bridges è stato sottoposto ad un processo penale, quindi si aspetta l’evoluzione del caso. E’ stato sospeso ed è rientrato quest’anno, ma il problema secondo me è che ci sono stati altri episodi che riguardano lui e la sua ex moglie. Dunque, credo che questo si vada ad aggiungere ad un processo penale già non semplice. E’ una situazione molto delicata e sono onestamente sorpreso che la NBA lo lasci giocare in questo momento”.

A me ha ricordato un po’ il caso di Manolo Portanova, giocatore di calcio della Reggiana, accusato di stupro ma lasciato libero di giocare comunque. Tra Italia e Stati Uniti sembra che, in questo caso, non ci sia stata alcuna differenza.

“E’ vero. Ti ripeto che sono sorpreso perché la NBA è sempre stata molto attenta a queste cose. Pensavo che non potesse tornare e invece è successo. Alla fine tutto dipende dall’esito del processo penale. Sul caso di Josh Giddey, anche quello molto delicato, non ho benissimo chiara la situazione. C’è chi dice che è una cosa di 2 anni fa. Ci saranno ovviamente delle investigazioni, da parte della polizia e da parte della NBA. Credo ci sia anche la famiglia di lei che ha assunto un avvocato, per tutelarne i diritti. Quindi, anche lì bisogna aspettare cosa deciderà la lega dopo aver capito per bene cosa è successo. E’ un discorso molto delicato, va anche detto che Giddey ha 21 anni e, se è veramente una cosa di 2 anni fa, ne aveva 19. Ribadisco, è un discorso molto spinoso ma sono sicuro che la NBA, se dovesse scoprirlo colpevole di qualche incriminazione di questo tipo, interverrà e anche in maniera abbastanza pesante. Da sempre, la NBA si mostra come una lega progressista, attenta ai diritti delle donne e delle minoranze, per cui se ci sarà un qualcosa (anche di non troppo grave a livello penale) che può intaccare l’immagine della lega, in un qualche modo dovrà pagare”.

Ritorniamo sul basket giocato. Se la stagione finisse oggi, senza tenere conto delle classifiche, a chi daresti il titolo NBA?

“Bella domanda. Non so, a gusto a me piace quello che sta facendo Oklahoma City. L’anno scorso hanno terminato la stagione meglio del previsto, quindi ci si può aspettare un rimbalzo verso il basso essendo anche molto giovani. Invece stanno facendo molto bene, trovo che sia allenata molto bene. Non penso che possano andare fino in fondo, ma sicuramente più avanti del previsto. E’ quinta per efficienza difensiva e quinta per efficienza offensiva, per cui ha grandi equilibri e, in questo inizio di stagione, è la squadra che mi ha colpito di più”.

Si ringrazia il team di Sky per la possibilità, e l’intervistato per la cordialità dimostrata.

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