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Oklahoma City Thunder: Westbrook vuole confermarsi leader

di Matteo Meschi

In una delle peggiori stagioni degli ultimi anni per gli Oklahoma City Thunder, con l’accesso fallito ai playoff, un motivo per sorridere i tifosi l’hanno trovato in Russell Westbrook.

Il playmaker infatti ha saputo evolversi in questa stagione da giocatore talentuoso ma con bruschi cali nei momenti clou della partita, ad un leader emotivo e uomo spogliatoio capace di guidare la squadra ad una rimonta verso i playoff sfumata solo all’ultima partita della regular season.

Il risultato è stato quello di riuscire a concludere la stagione con 28.1 punti, top scorer di tutta la NBA, e un quarto posto nella corsa al titolo MVP.

Nonostante questi riconoscimenti, lo stesso Westbrook ha confermato che la sua maggior soddisfazione è legata al suo nuovo ruolo assunto all’interno dello spogliatoio dei Thunder, come riportato da Darnell Mayberry di NewsOK: “Il ruolo di leader non era nelle mie corde, ho dovuto impararlo anche se non direi che sono stato costretto. Dovevo e volevo trovare un modo per estraniarmi dalla partita e continuare costantemente ad aiutare gli altri ragazzi della squadra come un vero leader. Il carattere e la voglia di guidare i miei compagni sarà il punto di partenza per la mia prossima stagione qui.”  

Nella prossima stagione, con l’arrivo del nuovo coach, per Westbrook ci sarà un banco di prova molto tosto.

Infatti, nonostante Billy Donovan sia famoso per la numerosa schiera di giocatori che è riuscito a inserire in NBA direttamente dalla sua squadra collegiale (ben 17 in 19 anni), non ci sono stati molti playmaker, ad eccezione di Jason Williams e Nick Calathes.

Un dato strano, specie considerando che il gioco di Donovan si sia sempre basato tantissimo su schemi pick ‘n’ roll: tuttavia i migliori giocatori usciti dall’Università della Florida nel corso della gestione Donovan sono stati Mike Miller, Al Horford, Joakim Noah, che non hanno assolutamente caratteristiche da playmaker.

Tuttavia al momento non bisogna creare nessun allarmismo: facendo una panoramica sulle squadre allenate da Donovan nella sua intera carriera collegiale, si può notare come i suoi playmaker sono stati storicamente più dei facilitator-oriented che dei scoring-oriented. Questo dato può essere valutato come un fattore molto positivo nella NBA moderna, poiché si tratta di un tipo di gioco verso cui tutte le PG moderne stanno tendendo.

Inoltre, vedendo il pick ‘n’ roll di Westbrook con Adams o Kanter nel corso della stagione, le premesse che tutto vada per il meglio sono tante e concrete, soprattutto se si pensa che a queste si dovranno aggiungere anche le chiamate in pick ‘n’ roll laterali con Durant o quelle in pick ‘n’ pop con Ibaka.

Nella scorsa stagione bisogna ricordare che Westbrook è stato capace di andare in tripla doppia per ben undici volte: tuttavia questo dato straordinario deve essere unito ai 5-10 turnovers nel corso di una partita, il cui problema è spesso costato molto caro in termini di risultato. Proprio su questo problema si dovrà concentrare Donovan per riuscire a rendere il prodotto di UCLA una macchina inarrestabile.

Per NBA Passion,

Matteo Meschi

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