In 70 anni di storia NBA nelle Finals solo i Boston Celtics nel 1969, i Portland Trail Blazers nel 1977 e i Miami Heat nel 2006 sono riusciti a rimontare uno 0-2 iniziale. Se non bastassero questi dati per sconfortare i Cavaliers in vista della missione impossibile, c’è da dire che le due partite viste finora sono state senza storia.

Foto tratta da Strada senza ritorno
La superiorità degli “Strength in numbers” è stata evidente, ma a Cleveland, LeBron James e compagni, imboccheranno una Strada senza ritorno, che sarà diversa da quella raccontata da Samuel Fuller nel suo pregevole film tratto dall’omonimo romanzo di David Goodis. Il primo traguardo da centrare è quello di dover ripercorrere la strada che porta dalla Quicken Loans Arena alla Oracle Arena: vorrebbe dire che lo sweep è stato evitato. La squadra dell’Ohio deve ragionare passo dopo passo, come suggerisce Rocky in Creed, per tenere il fattore campo.
Infatti più che l’esempio delle tre imprese epiche di rimonta da 0-2 in finale NBA, i Cavaliers dovrebbero prendere spunto dai loro avversari delle finali di Eastern Conference, i Toronto Raptors che, dopo aver perso le prime due partite in trasferta, senza perdersi d’animo hanno mantenuto inviolato il fortino casalingo nelle prime 2 partite tra le mura amiche, riaprendo apparentemente i giochi.
I ‘Dubs’ nella baia hanno dimostrato di essere praticamente invincibili o quasi. Non che in trasferta siano meno ostici, sia chiaro, ma in casa sembra esserci un’alchimia unica da parte di tutto il roster, che riesce ad esprimersi al massimo delle proprie possibilità. Uno dei pochi difetti di questa armata invincibile, è quello di essere supponenti e arroganti, anche se questo atteggiamento porta alcuni vantaggi, perchè senza un pizzico di arroganza sarebbe difficile vedere giocate come queste:
Certamente, però, la superficialità ripetuta in certe azioni è dannosa per Golden State, che qualche volta ha sofferto le troppe palle perse per errori piuttosto banali. Questo è un punto su cui i Cavs dovranno fare leva se davvero vorranno mantenere viva la serie: costringere gli Warriors a perdere palloni che potrebbero risultare un arma letale in contropiede per gli uomini di Lue e ottenere punti facili e pesanti spinti anche dal pubblico amico. Sembra futile dirlo, ma se l’atteggiamento non dovesse cambiare e la difesa dovesse rimanere la stessa vista nelle prime due sfide disputate, ci sarà ben poco da fare per Cleveland. Ipotizzando (e sperando per lo spettacolo) che questi due fattori possano migliorare, allora si potrà ragionare seriamente su cosa cambiare a livello tecnico-tattico. Giocando con Tristan Thompson da centro, lo scorso anno alle Finals i Cavs erano riusciti a sfruttare i suoi centimentri e la sua abilità sensazionale a rimbalzo per assicurarsi molti possessi extra; nonostante il death lineup lo soffrissero lo stesso. Invece quest’anno sembra che i Cavs non riescano a trovare un vantaggio da cavalcare. E c’è di più: JR Smith sembra la controfigura di quella vista fino ad ora, cosa che teoricamente a Cleveland sarà diversa e per di più Kevin Love non sta avendo l’impatto sperato. Merito di coach Kerr che sta facendo capire poco e nulla a Lue che sembra pagare in termini di inesperienza.
In conclusione, la musica a Cleveland sarà diversa, ma a suonarla non è detto che ci siano i Cavaliers. LeBron James ha dichiarato: “Non ci possiamo permettere di andare sotto 3-0”. Anche senza averle sentite, si può immaginare senza dubbio che le parole di Steph Curry potrebbero essere molto simili a quelle celebri del Gattopardo: <<Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi, perché tutto resti come prima>>

