Lo small ball è un approccio al basket relativamente recente che rompe gli schemi con il classico schieramento che prevede playmaker, due guardie, ala forte e centro. Recente in maniera relativa perché sebbene ci siano stati esperimenti di questo tipo negli anni ’90, probabilmente, nella stagione 2004/2005 sono state posate le basi per quello che sarebbe diventato il basket moderno, quello NBA perlomeno. La data è precisa perchè è la stagione in cui i Phoenix Suns, allenati da Mike D’Antoni, riprende con sé Steve Nash (in passato aveva già fatto parte dei Suns per due anni, dal 1996 al 1998) e pone in essere un gioco tanto riconoscibile quanto inconsueto, fatto di transizioni molto veloci, con tutti i cinque giocatori in campo in grado di correre e ricevere gli assit dello stesso Nash, compreso il centro (Amar’e Stoudemire).
Era, evidentemente, un gioco al quale le altre franchigie NBA non erano preparate, tant’è che, pur non vincendo il titolo (arrivano in finale di Conference perdendo contro i San Antonio Spurs), nei primi due anni (dal 2004 al 2006), i Suns, partendo da una situazione disastrosa (29 vinte, 53 perse nella stagione 2003/2004) arriva ai vertici della massima lega americana con Steve Nash Most Valuable Player, Stoudemire e Shawn Marion nominati All-Star e Mike D’Antoni Coach of the Year (2005).
Small ball moderno: Golden State Warriors

I campioni in carica
I Golden State Warriors sono gli eredi diretti di quei Phoenix Suns. Da tre anni ormai, la squadra di Stephen Curry domina i parquet NBA, lo testimoniano i due campionati vinti nel 2015 e nel 2017. Mentre altre squadre praticano solo in alcuni frangenti la politica dello small ball, i Warriors sono totalmente improntati a quel tipo di gioco. Lo starting five è eloquente a riguardo: Stephen Curry, Klay Thompson, Andre Iguodala, Kevin Durant come esterni e Draymond Green come centro. Per quanto il loro gioco sia innovativo, veloce ed efficace (in particolar modo per la qualità e percentuale al tiro che hanno i quattro esterni) sono già nati degli anticorpi. Infatti, per contrastare i Warriors, altre franchigie NBA hanno deciso di introdurre lo small ball nella loro strategia di gioco, con il proposito di destabilizzare la preponderanza della squadra di San Francisco che sta di fatto veicolando e accompagnando la lega di Adam Silver in una nuova era.
Andiamo a scoprire i principali epigoni di Golden State.
Boston Celtics
I Boston Celtics, ad oggi, sono forse i primi che vengono in mente quando si pensa ad un tipo di gioco basato su giocatori piccoli (relativamente al proprio ruolo) ma veloci e versatili. L’arrivo di Kyrie Irving non ha fatto altro che confermare quanto detto: con lui alla cabina di regia, Marcus Smart, Jayson Tatum, Jaylen Brown, Al Horford e Brad Stevens come coach, i Celtics registrano un inizio di stagione che nessuno avrebbe mai sperato, soprattutto dopo il tragico infortunio di Gordon Hayward nell’opening night. Se è vero che la difesa fa vincere la partita, è particolarmente vero per i Celtics che hanno una delle migliori difese della lega. Brown e Smart sono tra i migliori difensori del campionato fino ad ora ed anche Tatum non se la sta cavando male (ricordando che è un rookie). Horford, in attacco, non è tra i più veloci della lega ma è un big man che può sia impostare il gioco da post alto, sia minacciare il tiro da tre, anche in virtù delle sue percentuali. Kyrie insieme allo stesso Horford ha formato un asse di pick and roll che crea non pochi problemi alle difese, perchè, come detto, Horford può segnare dentro il pitturato e fuori dell’arco dei 3 punti, Irving è uno dei migliori giocatori 1 contro 1 della lega.
Sarà molto interessante vedere se il loro periodo positivo continuerà dove potranno arrivare.

L’asse Irving-Horford è letale.
Houston Rockets

Intesa fra Chris Paul ed Eric Gordon.
La seconda squadra che andiamo ad analizzare è molto improntata allo small ball, non è un caso che il coach sia proprio Mike D’Antoni. Il record degli Houston Rockets descrive una squadra in forma e ben affiatata: Harden, non tradendo quanto fatto nelle passate stagioni, viaggia su numeri da MVP; Eric Gordon sta confermando una seconda giovinezza (dopo i numerosi infortuni subiti); Trevor Ariza è un’ala piccola alta poco più di 2 metri, efficiente in attacco quanto in difesa; Clint Capela è un giovane lungo, molto dinamico e atletico, capace di concludere facilmente sopra al ferro e, grazie alle sue lunghe leve, capace anche di essere il perno della difesa quando è in campo; Ryan Anderson è un’ala grande con un tiro eccezionale, in grado di risolvere più di un problema all’attacco dei Rockets.
L’infortunio che ha lasciato fino ad ora ai box Chris Paul non ha permesso altri assetti alla squadra, ma col suo ritorno la squadra potrebbe introdurre uno small ball ancora più estremo: Chris Paul, James Harden, Trevor Ariza, P.J. Tucker, Luc Mbah a Moute, con questi ultimi due nei panni di specialisti difensivi. Certo è che D’Antoni potrebbe schierare insieme Paul, Harden e Gordon, anche se questo vorrebbe dire essere più carenti in difesa. Insomma, le possibilità per la squadra texana sono tante ed una sicura antagonista di GSW.
Oklahoma City Thunder

I “Big Three” di Oklahoma.
Con un clamoroso colpo di mercato ad Oklahoma sono approdate due All-Star come Paul George e Carmelo Anthony. La squadra ha inevitabilmente una conformazione completamente diversa da quella della scorsa stagione, tanto che ad oggi, è un team con alta propensione allo small ball. Si parla di propensione perché in effetti l’assetto più usato da coach Billy Donovan prevede un centro (Steven Adams), una guardia (Andre Roberson), e i Big Three (Westbrook, Paul George, Carmelo Anthony).
L’alternativo quintetto piccolo potrebbe (sacrificando Adams) includere Jerami Grant, ala di 2.05 m con un’incredibile apertura alare di 222 cm, che potrebbe dare un’impronta importante alla difesa potendo marcare giocatori di tutte le cinque posizioni. Gli innesti di Paul George e Carmelo Anthony, che tanto clamore hanno destato quest’estate, garantiscono un attacco prolifico insieme a West Beast, ciò però non ha compromesso l’aspetto difensivo. Infatti i Thunder sono la seconda miglior difesa della lega.
La squadra è molto interessante e si sta conoscendo partita dopo partita. Vedremo come si comporterà da ora fino alle fasi finali di regular season.
Cleveland Cavaliers
Cleveland ha scambiato Kyrie Irving nell’estate di quest’anno, in questa trade però hanno ottenuto Isaiah Thomas (sfortunatamente ancora ai box per infortunio) e Jae Crowder. A luglio arriva anche Jeff Green che firma un contratto annuale. Green è un’ala piccola dotata di atletismo non comune e di buona tecnica nei fondamentali. A Cleveland sono in certi casi costretti a praticare lo small ball a causa del fatto che i tre playmaker sono fuori per infortunio (Thomas, Jose Calderon e Derrick Rose). La situazione, infatti, nell’Ohio non è delle più rosee e per di più, con la perdita di Tristan Thompson (centro titolare) almeno per un mese, la difesa sta andando davvero male, tanto da essere una delle peggiori della lega. Coach Tyronn Lue ha cercato di ovviare a volte proprio con la politica dello small ball, arrivando a posizionare LeBron James da centro, perlomeno in fase difensiva e da point guard in fase offensiva, Jae Crowder come ala piccola con possibilità di tiro da fuori, Jeff Green o Kevin Love, e a completamento altri due giocatori in posizione di guardia come Dwyane Wade (non ancora incisivo in quest’inizio di stagione) e J.R. Smith o Iman Shumpert. È questa la tipologia di quintetto che ha permesso ai Cavs di giocarsela fino all’ultimo nella scorsa gara contro gli Houston Rockets, ed è forse l’unica idea tattica che possono usare per contrastare i Warriors.
Se la stagione continua così, proiettarsi verso una finale di playoff è difficile, ma la soluzione potrebbe essere proprio l’approccio con 5 esterni.

Lo small ball dei Cavs.
Milwaukee Bucks
Milwaukee non può che essere una squadra con lo small ball nel DNA, poiché ha come capo allenatore Jason Kidd, il quale ha convinto un giocatore di 2.11 m ad allenarsi e a volte giocare da playmaker. Difficile prevedere se giocatori come Giannis Antetokounmpo saranno la regola in futuro, ma questo straordinario atleta gioca letteralmente in tutte le cinque posizioni, e lo fa magnificamente. Di recente Eric Bledsoe, dopo aver fatto espressa richiesta di cessione ai Phoenix Suns, è stato ceduto proprio ai Bucks e questo apre nuove via all’organizzazione di gioco. Bledsoe non è un tiratore, questo si sa, ma la sua abilità di attaccare il canestro è molto importante per accentrare su di lui la difesa e creare per i compagni di squadra. In questo contesto, si potrebbe pensare a Bledsoe in cabina di regia, Malcolm Brogdon da guardia che insieme a Tony Snell e Kris Middleton come ali piccole formano un trio di tiratori di alto livello, e Antetokounmpo come centro. Questo è senz’altro un quintetto possibile, in attesa che ritorni anche Jabari Parker, ancora in fase di recupero dopo la seconda rottura del crociato.

Giannis è il perno multifunzionale dei Bucks.
I Bucks sono sicuramente tra le squadre più intriganti del panorama e lo dimostreranno in questa stagione.




















