Real Madrid
Che il Real Madrid sia una polisportiva gloriosa è cosa perfettamente risaputa. Ma non è sempre stato rose e fiori nel settore calcistico. Il dover aspettare 12 anni per vincere la decima UEFA Champions League nel 2014 è qualcosa per nulla da Real Madrid. Se, come abbiamo visto nei precedenti esempi, la programmazione è stata al centro di tutto, il Real Madrid 2014-2015 si presentava al mondo da Campione d’Europa con una squadra stellare.
Succede però che la stagione prende una piega non da Real. Sin da subito la squadra, ricchissima di stelle, perde punti contro avversari molto meno quotati. A fine stagione è inevitabile: via Carlo Ancelotti, allenatore che tornerà a Madrid diversi anni dopo.
Il cambio, col ritorno al Santiago Bernabueu di Rafa Benitez non porta cambiamenti sostanziali. La squadra continua a perdere punti dove non dovrebbe. Emblematica poi è la sconfitta per 0-4 nel Clasico contro gli acerrimi rivali del Barcellona. Il 4 gennaio 2016 è il punto di non ritorno: via Benitez, dentro Zinedine Zidane.
Zinedine Zidane non era certo il primo nome sulla lista del presidente Florentino Perez. Ma il francese, celeberrimo e fortissimo calciatore, aveva un pregio: conosceva l’ambiente del Real Madrid meglio di ogni altro potenziale candidato. Non solo per averci giocato dal 2001 al 2006 ma anche per essere allenatore, in quel momento, del Real Madrid Castilla, la squadra giovanile.
Da quel 4 gennaio, a Madrid, arrivano 3 UEFA Champions League consecutive fra il 2016 e il 2018, 2 Campionati Spagnoli, 2 Supercoppe UEFA e 2 Mondiali per Club. Una dinastia creata dando dei giocatori stellari (Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos, Marcelo, Toni Kroos, Gareth Bale e Karim Benzema per citarne alcuni) ad un ex calciatore stellare. Uno che ha creato la sua macchina perfetta, in grado di schiantare ogni avversario. Ma come ha fatto?
Cambiando il modo in cui veniva gestito il pallone. Molto possesso palla, centrocampo molto attento ad equilibrare la squadra fra difesa e attacco (qui si vede il lavoro di Isco, Kroos e Luka Modric) ed un aspetto psicologico completamente rivisto. Piena fiducia ai giocatori, liberi di esprimersi come volevano pur creando grandissime connessioni (esempio la fascia sinistra monopolizzata da Marcelo e Cristiano Ronaldo). Tutte piccole cose. Ma un grandissimo quadro vive anche di piccoli dettagli.

