Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiNBA, i premi individuali del primo mese di regular season

NBA, i premi individuali del primo mese di regular season

di Michele Gibin
shaquille o'neal kevin durant

MVP – Stephen Curry

Questa sfida nella sfida tra ex MVP, ex compagni di squadra e ora di nuovo candidati MVP dopo aver superato i 30 anni da mo’, è entusiasmante. E Stephen Curry e Kevin Durant non sono neppure gli unici due candidati credibili.

La prima nomination se la merita Curry, anche per via del blitz con cui i suoi Warriors hanno sorpreso anche i più Golden State-ottimisti là fuori. Stephen Curry genera un’attacco da elite NBA per il solo fatto di essere in campo, e tenere occupate mente e gambe di due se non tre difensori contemporaneamente.

Dov’è Steph? Quando è lontano dal pallone, la sola attrazione gravitazionale che esercita sulle difese si traduce tendenzialmente in un layup per qualcun altro. Contro i Cavs nel quarto periodo due giorni fa, dopo aver preso tre triple di fila in faccia, coach Bickerstaff ha aperto la caccia a Steph, il risultato? Appoggio e tripla di Damion Lee per il sorpasso definitivo Warriors, in due azioni consecutive.

I Golden State Warriors segnano 17.4 punti a partita su taglio, primissimi nella NBA con un bel +4.4 sui secondi (i Cavs), e 1.30 punti per possesso in tali situazioni. Segnano 11.6 punti a partita da ricezione in uscita dai blocchi (1.13 punti per possesso) e manca ancora Klay Thompson, lo si ricorda.

Curry sta tentando 13.5 triple di media a partita (41.9% in stagione, 47.8% nelle ultime 6 partite su 13.8 tiri. What?). I 6.1 rimbalzi di media sono il suo career high, e sta pure difendendo con costrutto, oltre che col consueto impegno (Steph non si è mai risparmiato nella sua metà campo, certamente meno di altre superstar del suo rango). La sua sola presenza in campo permette a Kerr di schierare contemporaneamente due non-tiratori, benché creatori di gioco sopraffini, come Green e Iguodala, assieme a Kevon Looney, e Jordan Poole sta tirando con il 29% da tre.

Quando Curry e Green giocano con due o tre della second unit (Bjelica, Porter Jr, Payton II, Lee), i numeri offensivi fanno saltare dalla sedia a guardarli. Steph ha segnato 18 triple in due partite contro Nets e Cavs, contro Brooklyn nel primo quarto ha infilato Bruce Brown e Blake Griffin da 9 metri mentre i due lo guardavano pensando “mica tirerà da lì…“.

Un altro piccolo dato che indica come Steph sia unico nel suo genere? Gioca la metà dei pick and roll a partita che altri grandi pariruolo (Mitchell, Young, Lillard, Morant, Doncic) giocano. La (apparente) contro-intuitività della sua pallacanestro continua a mietere vittime dopo 13 anni.

Gli immediati inseguitori: Kevin Durant (Nets), Nikola Jokic (Nuggets), Paul George (Clippers), DeMar DeRozan (Bulls), Jimmy Butler (Heat), Ja Morant (Grizzlies)

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