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Nikola Jokic, la rivoluzione arriva da Sombor

di Giacomo Seca
nikola jokic

8 giugno 2021

8 giugno 2021. La NBA annuncia il vincitore del premio MVP per la stagione 2020-2021.

A contendersi il premio, in gara ci sono i tre finalisti: Nikola Jokić, Stephen Curry e Joel Embiid.

Con 91 votazioni per il primo posto, 8 per il secondo e uno per il terzo, il vincitore indiscusso è un ragazzo(ne) serbo, autore di una clamorosa stagione con cui ha trascinato i Denver Nuggets a un record di 47-25, terzo posto a Ovest, e soprattutto rimasti orfani, purtroppo, di Jamal Murray.

Torniamo indietro di circa un mese. Al 21 maggio, quando la NBA annuncia i tre rimasti in lizza per il premio.

I premi NBA, e soprattutto il premio MVP, sono un po’ come il dolce a fino pasto in un ristorante dove si è mangiati per ore: nessuno dice di volerlo (a parte qualcuno) eppure quando arriva sono tutti lì che lo sbranano. Così funziona, sia al di là che al di qua dell’oceano, quando tutti dicono che “chi se ne frega chi è l’MVP” e poi ci sono centinaia di narrative su chi sia il più degno di vincere. Provocazione: se Jokić non fosse stato serbo e se avesse un po’ più di sfrontatezza mediatica tanto cara a diversi giocatori soprattutto americani, le discussioni non sarebbero nemmeno iniziate.

È vero però che:

Embiid veniva dalla miglior stagione in carriera, limitato sì dagli infortuni ma mai come quest’anno presente e decisivo per i suoi Sixers, che hanno ottenuto il miglior record della Eastern Conference e sono stati squadra completamente diverse con o senza il camerunense in campo. E a differenza degli altri due, l’impatto sulle due metà campo è stato praticamente identico.

Stephen Curry è stato semplicemente mostruoso offensivamente, toccando medie paragonabili solo alle sue stesse della stagione 2015/16 con cui è diventato il primo MVP unanime della storia NBA. Soltanto che Golden State non è stata esattamente quella di quella stagione, arrivando comunque e signorilmente all’ottavo posto a Ovest, ma rimanendo beffati nelle due partite giocate nel play-in.

Ma parliamoci chiaro. La stagione che ha messo in scena Nikola Jokić è stata troppo grande per non ricevere il premio individuale più importante.

Spesso e giustamente sentiamo, in riguardo dell’impatto di un giocatore sul Gioco, che bisogna andare oltre i soli numeri. Eppure in questo caso, questi soli numeri potrebbero bastare:

26.4 punti, 10.8 rimbalzi e 8,3 assists a partita. 60 doppie doppie e 16 triple doppie. Primo nella prima categoria, secondo nella seconda (e grazie, lì c’è un simpatico numero 4 da Washington). Oltre tutto ciò, un altro dato da sottolineare: 72 partite giocate su 72, che mai come quest’anno è un qualcosa di sorprendente. Tra Covid-19 e giocatori che (in alcuni casi) giustamente hanno preferito non rischiarsi dato il fitto calendario, niente ha fermato la macchina serba.

Perciò finalmente, dopo gli ultimi 3 anni passati nonostante tutto sotto traccia, è arrivata anche la conferma nei fatti: Nikola Jokić è una rivoluzione.

Nei prossimi paragrafi, oltre a spiegare l’unicità di questo giocatore attraverso le tappe principali della sua vita, proveremo anche a raccontare come si passa da essere un giovane di Sombor, Serbia, a diventare il giocatore più dominante (senza paura di essere contraddetto) della NBA attuale.

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