Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiNikola Jokic, la rivoluzione arriva da Sombor

Nikola Jokic, la rivoluzione arriva da Sombor

di Giacomo Seca
nikola jokic

NBA… o Barcellona?

Le grandi prestazioni di quell’anno, che trascinano il Mega a giocare tra l’altro la finale della Coppa Korać, non passano inosservate anche di là, in America. A interessarsi in particolare è Artūras Karnišovas, ex cestista lituano passato anche per Bologna alla fine degli anni ’90.

Oggi Karnišovas è l’attuale vicepresidente esecutivo dei Chicago Bulls, ma a quei tempi, precisamente dal 16 luglio 2013, era il vice general manager dei Denver Nuggets.

Karnišovas quindi inizia a chiedere informazioni sulla disponibilità di Jokić, ricevendo risposte positive. Due anni tra i professionisti, e c’è già la NBA alle porte. Incredibile.

C’è però un’altra squadra sulle sue tracce, che non è americana e che gioca in Spagna: il Barcellona.

Anzi, il Barcellona non solo è interessato, ma è praticamente a un passo da prendere il giocatore serbo dal Mega, tant’è che sembra tutto fatto per il trasferimento.

In una delle ultime partite giocate, lo vanno a vedere dal vivo. E Jokić, rispettando adeguatamente il suo soprannome attuale, gioca forse la peggior partita da quando veste Mega. I dirigenti del Barcellona, pensano “mah, quasi quasi ci prendiamo qualche giorno per riflettere”.

Karnišovas fiuta l’occasione e decide di non volersela lasciare sfuggire.

Meglio per i Nuggets ma meglio anche per lui, perché come dice Miško, “per come gioca Jokic, è paradossalmente molto più efficace in NBA che in Europa, avendo più spazi liberi per inventare”. Anche su questo ci sentiamo assolutamente d’accordo, e anche qui, di nuovo, le sliding doors sono davvero incredibili.

Il 26 giugno 2014, la notte del draft, i Denver Nuggets selezionano alla numero 41 (quarantuno), e durante un intervallo pubblicitario di Taco Bell, il “goffo” centro serbo.

“Cattiva attitudine in campo, gioco di piedi lento, un fisico non accettabile” è praticamente il suo scouting report. Ma come fai a dargli torto?

Inutile stare qui, a posteriori, a sindacare sui primi 40 nomi. Molti degli ottimi giocatori, ma nessuno diventato come Jokić. Uno degli steal of the Draft più assurdi della storia, e che forse alla fine della sua carriera sarà quella più grande di tutte. Impensabile però poter immaginare una tale evoluzione.

Neanche i Denver, che in lui avevano creduto, sapevano cosa aspettarsi.

Ci affidiamo al presidente dei Nuggets, Tim Connelly, che con Jokić negli anni ha sviluppato un particolare e profondo rapporto: “Sapevamo che stavamo prendendo un ragazzo con un alto QI, un passatore d’élite e un ragazzo che era goffamente efficace”. Più o meno Tim…

Inoltre, Jokić non è stato l’unico centro scelto dai Nuggets in quel draft. Alla numero 16, infatti, è stato selezionato Jusuf Nurkić, centro bosniaco di belle aspettative, con evidenti lacune in difesa (come Nikola) ma sui cui la franchigia vuole fare affidamento e che sarebbe andato ad occupare il posto di titolare. Sempre con le parole di Connelly, prendere Jokić significava avere “un efficace backup come riserva di Nurkić”.

Che soddisfazione dev’essere stata per un ragazzo serbo che fino a due anni prima non era nemmeno un professionista, no? Insomma, dato che come da lui recentemente dichiarato, durante la notte del 26 giugno stava dormendo, svegliato dai fratelli quando è stato scelto il suo nome.

Tutto Jokić in Jokić.

You may also like

Lascia un commento