Denver Nuggets
Anche se selezionato nel 2014, Denver decide di lasciarlo in Europa per un altro anno.
E che anno.
Soprattutto nella Lega Adriatica, conosciuta come Lega ABA, dove si sfidano 14 squadre provenienti dai paesi della ex Jugoslavia. Già l’anno prima Jokić aveva fatto vedere buone cose, terminando con discrete medie (11.4 punti e 6.9 rimbalzi). Per la cronaca, quell’anno a essere eletto MVP della ABA fu Dario Šarić, che in questo momento sta sfidando Jokić nei playoffs NBA con i suoi Suns, non avendo però proprio lo stesso impatto del centro serbo.
In quell’anno, invece, le medie di Jokić salgono e non di poco. 15.4 punti (capoclassifica) e 9.3 rimbalzi a partita. E nonostante il decimo posto finale della sua squadra, eletto MVP della Lega.
Colpo di bravura e anche di fortuna, quello dei Nuggets, perché se tutto fosse stato traslato di un anno, difficilmente avrebbero potuto scegliere Jokić alla numero 41.
La stagione 2015/16 è quella dell’esordio in NBA. Jokić arriva anche fisicamente preparato, perdendo tanti chili durante l’estate e facendosi trovare, per le sue abitudini, tirato a lucido.
Anche se la sua natura dev’essere ancora, decisamente limata. Come durante la prima cena di squadra nel centro sportivo di Santa Barbara. Alla fine della cena, Jokić tira fuori una scatolone di gelato chiedendo se qualcuno la volesse. Al rifiuto di tutti, il ragazzone serbo ha deciso di mangiarselo tutto da solo.
“Ero tipo, mi stai prendendo in giro? “ ricorda Karnišovas, ridacchiando. “Dovrai cambiare molte cose quando sarai qui”. Atteggiamenti “bambineschi” che si sono dimostrati imprescindibili e inscindibili dal giocatore che a breve diventerà.
Come da previsione, all’inizio della stagione parte in panchina, dietro Nurkić, che al contrario suo non ha fatto un altro anno in Europa, e probabilmente dietro anche l’ineffabile Joffrey Lauvergne, che diciamo non ha lasciato grandi ricordi in NBA.
Nonostante i Nuggets siano l’ambiente perfetto, anche grazie a una crescente presenza europea (tra cui il Gallo), all’inizio è un po’ tirato ed è anche un po’ colpa di Jokić stesso, timido e restio a fare le sue giocate. Poi arriva Mike Malone e gli dice “Io ti vedevo fare altre cose lì in Serbia, perché qui no?”. Le cose cambiano.
Già il 18 novembre, arriva la prima partita che fa squillare più di una testa. Contro i San Antonio Spurs ne infila 23 con 13 rimbalzi. A poco a poco, prestazioni simili diventano sempre più consuete, rosicchiando minuti su minuti, finchè a gennaio non viene inserito per la prima volta in quintetto.
Termina l’anno con ottime medie. 10 punti a partita e 7 rimbalzi. Che per un rookie, europeo, scelto al secondo giro, è anche troppo. Terzo nelle votazioni come rookie dell’anno, finisce nel miglior quintetti tra i giocatori al primo anno.
È la punta dell’iceberg. O forse neanche quella.

