La stagione 2016-17 ha riservato un avvio difficile in casa Boston Celtics: la franchigia del Massachussets ha dovuto sottoporsi ad un calendario molto pesante, con quattro back-to-back nelle prime 12 gare. I numerosi impegni hanno portato ad un duplice infortunio: lunghe e pesanti sono state le assenze di Crowder e Horford, perni della difesa bianco-verde ma non solo. Tutto questo, però, non deve scoraggiare i tifosi della franchigia del trifoglio: il record stagionale è di 8 vittorie e 6 sconfitte. Il recupero di Horford e Crowder ha ridato la grinta necessaria alla compagine di Stevens, che ha portato a casa le ultime due gare con Pistons e Timberwolves.
Andiamo a vedere 5 ragioni per cui essere ottimisti in casa Boston Celtics:
#1. Brad Stevens

Brad Stevens
La vera Superstar di questa franchigia siede in panchina, e risponde al nome di Brad Stevens. Il coach ha mostrato negli anni di sapersi adattare ad ogni cambiamento di roster, qualità necessaria quando il GM si chiama Danny Ainge. Alla sua quarta stagione in biancoverde, Stevens ha dimostrato di saper riadattare la squadra a seconda della situazione infortuni e dei cambiamenti a roster.
Il suo gioco getta le sue basi nell’antico Celtic Pride, con una fase difensiva a tratti asfissiante e una capacità offensiva di giocare contropiedi molto rapidi, transizioni e semi transizioni fulminanti, sfruttando la velocità delle sue guardie titolari. L’head coach biancoverde si è preso ogni responsabilità sul momento non perfetto dei C’s, dicendo che la squadra deve ritrovare gli automatismi difensivi della scorsa stagione, quando a roster c’erano anche Jared Sullinger ed Evan Turner. Non da ultimo, Stevens lavora cercando di tenere i giocatori tranquilli e distoglierli da qualunque tipo di pressione, oltre a motivare ognuno di essi al massimo durante tutto l’anno.
Nelle vittorie ottenute sin qui, lo sviluppo del gioco perimetrale portato da Stevens a Boston ha ricoperto un ruolo fondamentale: l’attacco biancoverde è dipendente dalle percentuali di squadra dall’arco dei tre punti, non avendo, oltre a Horford, lunghi che sanno farsi valere dal post basso. Durante l’assenza di Crowder e Horford, poi, il coach dei bianco-verdi è stato molto bravo a gestire le rotazioni, piuttosto ridotte e a tratti deleterie vista la scarsa qualità della second unit soprattutto per quanto riguarda il reparto lunghi.

