Il gregario: il classico giocatore che deve mettere tutto se stesso per portare la propria squadra alla vittoria, quello che deve fare il lavoro sporco, quello la cui mansione, in alcuni casi, viene spesso ‘trascurata’ per lasciare spazio alla stella di turno. E in questa stagione di gregari di lusso in NBA ne abbiamo visti tanti il cui rendimento è stato più di quello che si definisce il ‘semplice compitino’.
Il gregario per antonomasia (se si può definire ancora così) è senz’altro Draymond Green dei Golden State Warriors. L’ala è diventata una colonna portante del sistema di coach Steve Kerr ricoprendo il ruolo di stretch four, versatile sia in attacco che in difesa. Per Steph Curry e compagni il prodotto di Michigan State è ormai una certezza dal punto di vista del rendimento tanto che, quando in estate diventerà restricted free agent, la franchigia sarà disposta a pareggiare qualsiasi offerta pur di trattenerlo. I numeri parlano per lui: 11.6 punti, 8 rimbalzi e 3.7 assist di media in circa 31.6 minuti a partita, statistiche che lo rendono uno dei miglior all-around di tutta la lega.
Da Oakland a Cleveland, da Draymond Green a Tristan Thompson. Il lungo canadese dei Cavaliers ha fatto spazio a Kevin Love nel ruolo di power forward titolare, sapendo dare un contributo significativo partendo dalla panchina. Atleticità, rimbalzi e difesa al servizio di sua maestà LeBron James. Si sa, i ricambi, soprattutto ai playoff, sono fondamentali per arrivare in fondo e in questo senso Thompson, ‘degradato’ a causa dell’arrivo del’ex stella dei Minnesota Timberwolves, può essere una valida opzione. E chissà cosa riserverà per lui il futuro, visto che diverrà anche lui un restricted free agent: riuscirà a strappare un grosso contratto e salirà di grado o continuerà a fare il suo onesto lavoro con la casacca dei Cavs?
Chi non ha sfigurato all’ombra dei leader di casa Houston Rockets Dwight Howard e James Harden è sicuramente Donatas Motiejunas. Il big man lituano ha giocato finora 62 gare come starter, dando una grossa mano all’ex centro degli Orlando Magic sotto le plance. I suoi numeri sono nettamente migliorati rispetto alle sue passate due stagioni in America: il classe 1990 sta viaggiando ad una media di 12 punti, 5.9 rimbalzi e 1.8 assist. Coach Kevin McHale sta traendo il meglio da un giocatore che ha comunque altri margini di miglioramento.
Menzioni d’obbligo sono meritate per Jae Crowder dei Boston Celtics e Aaron Brooks dei Chicago Bulls. Il primo, arrivato in punta di piedi nel Massachusetts nella trade che ha portato Rajon Rondo ai Dallas Mavericks, si è messo in evidenza per la sua intensità difensiva, mentre il play ha servito egregiamente la causa dei Tori partendo sia dalla panchina che in quintetto base, complice l’assenza di Derrick Rose.
Insomma, ad avercene gregari così: i giocatori che ci mettono il cuore rispondono sempre presente e, il più delle volte, sono quelli che oltre ai fuoriclasse danno quella marcia in più che non fa mai male.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)
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