Il training camp è un momento molto particolare per ogni giocatore NBA.
Se sei un rookie, dovrai dimostrare di meritarti il posto; se sei un veterano, si tratterà di provare a tutti che puoi ancora cavartela contro le nuove ed affamate leve; se sei stato invitato al training camp senza un contratto garantito, sarai costretto a combattere per ogni dollaro, nella speranza che i tuoi sforzi non solo non passino inosservati, ma producano un ingente assegno.
Anche gli atleti con un solido accordo finanziario, tuttavia, possono trovarsi in una situazione d’incertezza; d’altronde, il training camp rappresenta l’occasione per ogni membro del roster di guadagnarsi un posto in squadra di rilievo, minuti preziosi sul parquet di tutte le arene d’America, e conseguente possibilità di dare una svolta alla propria carriera. Nel caso in cui un giocatore non dovesse dimostrarsi all’altezza delle aspettative, quindi, il rischio della cessione è sempre in agguato.
Per alcuni, essere stati free agents in estate può considerarsi una grazia divina, dal momento che non potranno essere ceduti fino al 15 dicembre; per tutti gli altri, invece, le strette esigenze di questo business potrebbero renderne inevitabile la dipartita, voluta o meno che sia.
In ogni caso, questi sette giocatori che andremo ad elencare sono i più interessanti e chiacchierati candidati al cambio di casacca, forse addirittura prima che la stagione 2015-16 abbia inizio, alla fine del prossimo mese.
- Ricky Rubio, PG, Minnesota Timberwolves
C’è un grande movimento di giovani in Minnesota, ma Ricky Rubio, un tempo additato come il potenziale salvatore dei Timberwolves, potrebbe non esserne il condottiero. Secondo Ric Bucher di Bleacher Report, gli Wolves sarebbero pronti a disfarsi di Rubio, i cui ricorrenti infortuni e le difficoltà al tiro ne hanno arrestato lo sviluppo.
Come Bradford Doolittle di ESPN.com ha spiegato:
“Con tutto ciò che fa di buono, Rubio non riesce proprio a trovare un modo per rendersi più produttivo al tiro. Non solo è un inconsistente tiratore, ma è anche stato il sesto peggior esecutore della lega nelle ultime tre stagioni di fila. Nella scorsa stagione, Rubio ha tirato con il 31.7%, mostrando evidenti limiti per un giocatore del suo potenziale, che l’hanno annoverato tra i detentori di alcuni dei record peggiori nei vari rating di efficienza offensiva”.
Dunque, perché mai una squadra dovrebbe volere Rubio? Per qualcuno, forse, con un adeguato allenamento e la necessaria dedizione al lavoro, il metodo di tiro potrebbe essere corretto, al punto da fargli superare la soglia del 40% in partita.
Il giocatore compirà soltanto 25 anni a fine ottobre, per cui c’è almeno una ragione per credere che il suo gioco potrà ancora elevarsi; inoltre, con un’estensione di 55 milioni di dollari per i prossimi quattro anni che diventerà effettiva dal prossimo mese, il suo salario è ben sotto controllo per il prossimo futuro, e sarà considerato ancor più ragionevole quando il nuovo contratto televisivo della NBA permetterà al tanto discusso tetto del salary cap di innalzarsi ulteriormente.
Allo stesso tempo, Rubio è ancora uno dei più magnifici passatori nella NBA, la cui visione di gioco l’ha aiutato a diventare anche un parsimonioso difensore, sull’altro lato del campo.
Lo spagnolo, per quanto lo riguarda, crede che i suoi giorni a Minneapolis non siano ancora contati.
“Sono sicuro che la squadra mi voglia, ma sapete bene che, in questa lega, chiunque può essere ceduto”, ha recentemente detto a Jamie Goodwin del Gulf News. “Non ascolto le voci di corridoio, vivo giorno per giorno, e questo è quanto”.
Con Andre Miller pronto a rilevarne il posto e giovani come Zach LaVine e Tyus Jones in attesa di ricevere istruzioni da un leader, l’espressione “giorno per giorno” potrebbe essere la più azzeccata per descrivere una repressa incertezza di Rubio nei riguardi del suo futuro.
- Anthony Bennett, PF, Minnesota Timberwolves
Con già così tanti cuochi nella cucina installata sotto il canestro di Minnesota, potrebbe non esserci spazio per un altro.
In febbraio, la squadra aveva fatto i movimenti di mercato necessari per assicurarsi l’ex volto della franchigia, Kevin Garnett, ed il rookie di Michigan State Adreian Payne; lo scorso giugno, poi, gli Wolves hanno draftato Karl-Anthony Towns, proveniente da Kentucky, alla prima chiamata assoluta; quest’estate, infine, hanno caricato a bordo la stella serba Nemanja Bjelica, andando ad infoltire ulteriormente il reparto dei lunghi.
Con ognuno di questi nuovi arrivi, le speranze per Anthony Bennett di ottenere un adeguato minutaggio a Minneapolis sono diventate sempre più opache. Due anni fa, i Cleveland Cavaliers avevano scioccato il mondo della pallacanestro mondiale, quando hanno fatto del prodotto di UNLV la loro prima scelta al draft. La sua stagione da rookie è stata una delle peggiori che si siano mai registrate: una tossica combinazione di infortuni, condizione scadente e mancanza di un ruolo definito, all’interno di un team terribile.
Ad agosto 2014, i Cavs hanno usato Bennett come moneta di scambio nella trade che ha portato Kevin Love in Ohio. Mentre molti pensavano che il giocatore avrebbe potuto mettere finalmente in mostra le sue capacità, gli stessi problemi dell’anno precedente hanno continuato a tormentarlo: ancora infortuni ed un ruolo indefinito con indosso la casacca della peggior squadra della lega.
A suo favore, c’è da dire che Bennett ha fatto molto per riabilitare la sua immagine, nel corso di quest’estate: è stato la stella più splendente nella conquista della medaglia d’oro ottenuta dal Canada ai Pan Am Games di Toronto, e si è proposto come ingranaggio portante per la sua nazionale al torneo FIBA Americas, tenutosi a Mexico City.
Forse, la svolta produttiva di Bennett potrà stimolare l’interesse di qualche acquirente, che, fino ad ora, non aveva mai considerato l’ipotesi di trattare con Minnesota. A questo punto, ciò che è certo è che Bennett dovrà almeno dare tutto sé stesso al prossimo training camp, se ha intenzione di guadagnarsi un posto di rilievo nell’affollato spogliatoio dei Timberwolves.
- Taj Gibson, PF, Chicago Bulls
I T-Wolves non sono l’unico team del Midwest con un folto numero di giocatori nel pitturato. Ad essere onesti, i Chicago Bulls potrebbero avere problemi gestionali ancora maggiori.
Pau Gasol e Joakim Noah non si sono trovati bene insieme, specialmente in difesa, ma i Bulls sono abbastanza restii a lasciar andare anche uno solo dei due, dal momento che si tratta di All-Stars. A complicare la situazione, Nikola Mirotic si è guadagnato con forza un posto in rotazione durante la sua stagione da rookie, e l’ex giocatore di Arkansas, Bobby Portis, potrebbe fare la stessa cosa nella prossima stagione.
Tutto ciò rende meno che promettente il futuro di Taj Gibson nella Windy City. Il 30enne, nativo di Brooklyn, è diventato quasi un elemento estraneo ai Bulls negli anni più recenti, non certo per colpa sua.
Quando Carlos Boozer è arrivato a Chicago, nel 2010, Gibson (che aveva fatto parte del quintetto titolare in ben 70 partite, nel suo anno da rookie) è stato confinato in panchina. Lo scorso anno, la decisione dei Bulls di tagliare Boozer era sembrata un’occasione per permettere a Gibson di reclamare il suo posto in posizione di ala grande, ma l’arrivo di Gasol ha scongiurato questa possibilità.
Da allora, il nome di Gibson è stato piuttosto ricorrente nelle varie discussioni legate al mercato di Chicago, anche se non se n’è sentito parlare molto quest’estate – e, probabilmente, per qualche altra settimana – a causa di un’operazione alla caviglia sinistra, che lo terrà fuori dall’azione fino ad ottobre.
I Bulls, sotto il nuovo coach Fred Hoiberg, avranno già verosimilmente affinato le strategie di rotazione, quando Gibson tornerà attivo. Se non ci sarà spazio per lui, Chicago non dovrebbe avere problemi a trovargli una nuova casa, dal momento che si tratta di un’ala versatile con un ingaggio inferiore ai 9 milioni di dollari per i prossimi due anni.
- Jamal Crawford, G, Los Angeles Clippers
Sembra ieri che si parlava di Jamal Crawford come dell’elemento più prezioso della panchina dei Los Angeles Clippers, con fiumi d’inchiostro candidamente spesi a tesserne la meritata gloria. Il nativo di Seattle ha fatto registrare 15.8 punti a partita nell’ultima stagione, mentre nessun altro membro delle seconde linee dei Clippers è stato in grado di andare in doppia cifra con comparabile regolarità.
Tuttavia, sembra che, l’anno prossimo, la storia non si ripeterà. Il coach di L.A., Doc Rivers, ha passato l’estate a ristrutturare il livello di talento delle riserve della sua squadra, alla ricerca di prolifici realizzatori e creatori di gioco, assicurandosi le prestazioni di nomi come Lance Stephenson e Josh Smith.
In effetti, la notizia di un’eventuale disponibilità sul mercato di Crawford, è sempre più spesso riportata dai media in termini di “quando”, più che “se”.
Come osserva Gary Washburn, reporter per il Boston Globe: “I Clippers sarebbero disposti a cedere l’ex sesto uomo dell’anno, Jamal Crawford, ma soltanto per la giusta offerta. Le percentuali al tiro di Crawford si sono abbassate nell’ultima stagione, e ha perso una porzione significante di tempo a causa di un infortunio al polpaccio. Comunque, a 35 anni, il giocatore potrebbe ancora dare un buon contribuito ad una squadra che lotta per il titolo. E’ ancora uno dei realizzatori più prolifici della lega”.
Come dichiarato da Washburn, Crawford potrebbe ancora ragionevolmente attirare l’attenzione di squadre di prima fascia, ma i Clippers non faranno alcun regalo, dal momento che non sarebbero spinti dal bisogno di rinforzare il proprio roster in nessuna posizione.
Se nessuno busserà alla porta, quindi Crawford potrebbe anche accomodarsi in panchina, trovandola semplicemente un po’ più gremita rispetto all’anno scorso.
- Mario Chalmers, G, Miami Heat
Se nella tua squadra hai bisogno di una guardia di riserva con le più ammirevoli credenziali (due titoli in curriculum) ed un contratto a buon mercato, potresti avere difficoltà a trovare un candidato migliore di Mario Chalmers.
Un tempo uomo fidato all’imperiale corte di LeBron James con i Miami Heat, Chalmers – come, del resto, i suoi compagni di squadra – ha avuto la vita difficile dopo la partenza del miglior giocatore della NBA: ha passato buona parte della stagione 2015-16 a pendolare tra l’essere un titolare ed un sesto uomo, prima che Goran Dragic segnasse il suo destino.
Il contratto di Dragic potrebbe condizionare il futuro di Chalmers ben più delle superiori abilità cestistiche dello sloveno. Secondo Barry Jackson del Miami Herald e Zach Lowe di Grantland, gli Heat starebbero cercando di alleggerire il monte stipendi, mettendo sul mercato Chris Andersen e lo stesso Chalmers.
Chalmers, tra i due, è probabilmente quello più facile da muovere: a 29 anni, l’ex gioiello di Kansas è quasi otto anni più giovane di Birdman, guadagna di meno, ha meno problemi fisici ed un repertorio atletico più versatile.
Come ha scritto Jackson, gli Heat non avrebbero alcun problema a spedire Chalmers presso un’altra meta, ma si stanno muovendo con molta cautela, considerando la mancanza di una profondità sufficientemente affidabile nell’attuale gruppo.
Comunque, nel caso in cui qualche giovane dovesse emergere ed una squadra si dovesse mostrare interessata, Chalmers potrebbe velocemente dire addio all’unica squadra NBA con la quale ha giocato fino ad ora.
- Markieff Morris, PF, Phoenix Suns
Tra tutti i giocatori di questa lista, Markieff Morris è stato l’unico a parlare pubblicamente della sua cessione – finendo per essere multato dalla lega per averlo fatto.
Secondo il già citato Zach Lowe di Grantland, Morris avrebbe preso la decisione di lasciare Phoenix da quando suo fratello Marcus è stato mandato a Detroit, nel tentativo di creare spazio salariale per tentare l’acquisizione (fallita) di LaMarcus Aldridge. L’anno scorso, i fratelli Morris avevano accettato il taglio di stipendio offerto dai Suns per far scattare l’estensione, con l’auspicio che avrebbero continuato a giocare nella stessa squadra per lungo tempo.
“Sono un uomo”, ha spiegato Marcus Morris a Keith Pompey, del Philadelphia Enquirer. “Posso farcela da solo, giocare da solo. E’ soltanto una questione di rispetto. Dopo tutto ciò che io e mio fratello abbiamo fatto per i Suns, accettando anche meno soldi pur di continuare le nostre carriere lì, credo che l’avermi ceduto senza il mio consenso sia stato scorretto, mi sento molto deluso e arrabbiato”.
I Suns, dal canto loro, non vorrebbero cedere Markieff, secondo quanto riporta Marc Stein di ESPN.com. Con Aldridge a San Antonio, Phoenix ha bisogno più che mai di Morris. L’head coach Jeff Hornacek sembra capire quanto il ragazzo sia importante per la squadra.
“Conosco Markieff”, ha detto Hornacek a Craig Grialou di Arizona Sports. “So che quando verrà qui ed inizierà a giocare, s’impegnerà e vorrà vincere. Può esternare con noi tutta la sua rabbia, può certamente sfogarsi per la delusione, ma sa che arriverà il momento in cui dovrà tornare agli affari e cercare di vincere per la squadra”.
E se Markieff non supererà questo ostacolo? I Suns non dovrebbero avere problemi a trovargli una squadra, visto che è un’ala molto dotata e relativamente giovane (ha appena compiuto 26 anni), ed il suo più che onesto contratto (quadriennale da 32 milioni di dollari) potrebbe essere facilmente rilevato da una franchigia che gli farà tornare finalmente il sorriso.
- Carmelo Anthony, SF, New York Knicks
E’ ancora Zach Lowe di Grantland a menzionare il nome del settimo giocatore della nostra lista, citandolo a proposito di un’eventuale trade che avrebbe come fulcro Markieff Morris, di cui abbiamo parlato prima:
“I Kings e i Knicks potrebbero dare un occhio alle possibilità di uno scambio, nonostante nessuna delle due squadre sia in grado di offrire qualcosa di interessante a Phoenix… a meno che i Knicks non siano pronti a mettere sul piatto Carmelo Anthony”.
Si tratta di qualcosa di molto difficile, ma non impossibile. Comprensibilmente, però, risulta improbabile che una squadra possa voler farsi carico del pesantissimo contratto di Anthony, senza prima avere almeno la garanzia che il suo ginocchio (operato recentemente) stia bene.
I Knicks hanno le loro buone ragioni per pensare alla cessione di Melo con cautela, soprattutto perché perdere il giocatore più produttivo in roster dopo una stagione da 17-65 potrebbe suonare come un suicidio in pubblica piazza. La partenza del giocatore, inoltre, potrebbe dare un definitivo schiaffo al sogno di portare al Madison Square Garden Kevin Durant, che non lascerebbe mai Oklahoma City per una squadra intrappolata nel fango della mediocrità (e, per di più, senza nemmeno trovare uno dei suoi migliori amici).
“So per certo che Carmelo Anthony continuerà ad insistere affinché Kevin Durant vada a giocare con lui ai Knicks”, ha rivelato recentemente Stephen A. Smith di ESPN. “Ho anche saputo che Durant sta seriamente considerando questa opportunità”.
Detto ciò, non c’è alcuna sicurezza che Durant arriverà ai Knicks, nemmeno se Anthony fosse in grado di riportare NY ad un accettabile livello di decenza entro la prossima estate; per questo motivo, se una franchigia dovesse fare alla dirigenza di New York la famigerata “proposta che non può rifiutare”, non sarebbe assurdo pensare che Melo possa vestire una nuova maglia per la prossima stagione, anche se questo significasse un completo reset nelle strategie e nelle ambizioni della sua attuale squadra.
Claudio Spagnuolo
Twitter: @KlausBundy
Tratto da: Josh Martin, “7 Players on the Trade Bubble Ahead of 2015 NBA Training Camp”, Bleacher Report.








