Minnesota Timberwolves
Per quanto ironico possa sembrare, i Timberwolves si sono specializzati nel corso degli anni nel gestire male situazioni delicate, fare brutti affari di tutti i generi, e allontanarsi progressivamente da quel che è l’obiettivo comune di tutte le franchigie NBA. Quest’anno, non a caso, la solfa pare sempre la stessa: Minnesota ha qualche giocatore interessante, due in particolare molto più che interessanti, ma fatica costantemente a trovare una linea comune, ad unificarsi per il raggiungimento di un obiettivo concreto.
La frustrazione è aumentata in modo esponenziale negli ultimi tempi, a tal punto che scambiare Karl-Anthony Towns, punto di riferimento dei Timberwolves, sembra ormai la soluzione più logica. Come per Lillard a Portland, anche se in due misure diverse, Towns ha trascorso l’intera sua carriera in una squadra che è andata a rilento fin troppe volte. E se fino a oggi il progetto non ha mai funzionato – questa è la settima stagione per Towns in quel di Minnesota – forse è giunta ora di cambiare aria.
Anche in questo caso, però, i Timberwolves dovranno essere cauti in fase di trattativa: Towns è uno dei migliori 5 lunghi della lega, è quindi necessario che la franchigia con sede a Minneapolis ne ricavi un qualcosa dello stesso valore, se non maggiore, da una eventuale trade. Che sia un giocatore già pronto e già formato, o un folto gruppo di giovani da far crescere, Minnesota deve tenersi lontana da scambi rischiosi, anche se questi promettono buoni risvolti per il futuro.
Ciò nonostante, prima ancora di Towns, i Timberwolves dovranno pensare a cosa farne di D’Angelo Russell: l’ex point-guard dei Brooklyn Nets non si è mai trovato a suo agio, né inserimento pienamente, a Minnesota. Pare essere lui, infatti, uno dei candidati principali a sondare prima degli altri il mercato degli scambi.
New York Knicks
A seguito dell’exploit della scorsa stagione, New York ha convinto davvero poco in questo inizio. Indipendentemente dal record, che può sempre essere aggiustato in corso d’opera, la costruzione del roster e gli acquisti effettuati in estate si sono dimostrati poco funzionali alla franchigia della Grande Mela.
Kemba Walker pare sempre di più l’ombra di quello visto a Charlotte, Evan Fournier non ha contribuito come sperato (dai Knicks, ndr) alla fase offensiva ma ha penalizzato e non di poco la difesa. In generale, New York è una delle peggiori squadre difensive dell’intera lega, 19esima per defensive rating rispetto alle prime posizioni dello scorso anno, e in attacco, fin troppo spesso, fa’ affidamento su Julius Randle per risolvere la questione.
Randle è certamente migliorato rispetto a poco tempo fa, cionondimeno è difficile, forse impossibile, considerarlo un valido primo violino in una squadra NBA. Per di più, è doveroso sottolineare che, attraverso la presa di Fournier, i Knicks hanno tolto la palla dalle mani di RJ Barrett, che al contrario ha fatto buoni passi in avanti e rappresenta il futuro della franchigia newyorchese.
In un clima abbastanza caotico, tipico dei recenti Knicks in fin dei conti, New York potrebbe affacciarsi al prossimo mercato con l’idea di apportare un miglioramento immediato al roster: questo potrebbe voler dire sacrificare qualche giovane futuribile, o magari scommettere su una star che poi si riveli inadatta ai Knicks, al loro sistema di gioco, al palcoscenico che li ospita.
E’ innegabile che i Knicks si trovino in una situazione complessa: l’ultima stagione aveva riacceso le speranze, questo inizio le ha invece spente, almeno in parte, ponendo fine ad un sogno che è durato fin troppo poco. New York, chiaramente, non vuole tornare ad essere lo zimbello della lega che è stata per anni, ne consegue che la parola chiave, in ottica di mercato, sia “cautela”.

