Home NBA PlayoffsNBA Finals, gara-3: le chiavi del successo degli Spurs

NBA Finals, gara-3: le chiavi del successo degli Spurs

di Alberto Vairo

Gara-3 delle NBA Finals 2014 sarà ricordata principalmente per il fantastico ed incredibile primo tempo dei San Antonio Spurs. 71 punti a fine secondo quarto, di cui 41 nel solo primo periodo, con un fantascientifico 75,8% al tiro. Questo ha, senza alcuna ombra di dubbio, indirizzato verso i nero-argento la partita. Ma non è stato frutto del caso. Il primo aggiustamento importante fatto da Popovich è stato l’inserimento di Boris Diaw nel quintetto di partenza al posto di Thiago Splitter, che è diventato sostanzialmente il sostituto di Duncan nel ruolo di centro.

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La seconda chiave di lettura della partita è stata l’intensità e aggressività con cui gli Spurs sono entrati in campo per affrontare la prima sfida in Florida. Probabilmente, e se si può dire anche colpevolmente, Miami non si è fatta trovare preparata. San Antonio ha da subito schiacciato Miami sui due lati del campo, decidendo di rimanere uno contro uno per non concedere tiri facili ai compagni di LeBron James. Ed infatti il prescelto legge subito la situazione ed attacca il canestro con continuità, andando a punti abbastanza facilmente. Ma gli Spurs rimangono sul piano pre-partita. Prima cosa, il ritmo. Lo tengono altissimo. Esattamente l’opposto di gara-2 ed esattamente l’opposto di quello che vogliono gli Heat. Sui pick&rolls con LBJ portatore di palla cambiano sistematicamente, tranne quando viene coinvolto Tony Parker. Popovich non vuole un miss-match del genere, soprattutto dal punto di vista fisico. Solo quando il “sei” entra in area con le penetrazioni arriva l’aiuto dal lato debole. Questo può succedere grazie anche e soprattutto alla presenza in campo di Diaw, un giocatore versatile, che ha il fisico per stare in marcatura su LeBron o rimanere in angolo su Bosh. E come CB1 è stato l’ago della bilancia in gara-2 in favore dei suoi Heat, lo è stato anche in gara-3, ma in negativo. Se nella seconda partita in Texas, Bosh, ha avuto la palla in mano per 50 volte (58 in gara-1), ieri sera la difesa di San Antonio e Diaw gli hanno permesso soltanto 30 tocchi, di conseguenza meno tiri e meno possibilità di assist. Splitter, per caratteristiche, non poteva garantire al Pop lo stesso rendimento difensivo. E proprio dalla difesa gli Spurs hanno trovato ritmo in attacco. La palla si muoveva in modo divino all’interno della quint’essenza della “spurs-basketball”, fatta di random-cut e di circolazione da un lato all’altro del campo ed interna ed esterna. In contumacia difesa Heat, gli Spurs vedono una vasca da bagno al posto del canestro e segnano con continuità. Sembrano non poter sbagliare mai. Green in difesa su Wade è indemoniato e non gli fa praticamente toccare mai la palla, e quelle poche volte che riesce ad entrare in possesso del pallone glielo porta via dalle mani (5 palle recuperate nella gara) lanciando contropiedi su contropiedi. Kawhi Leonard è stato l’MVP della partita, un primo tempo favoloso sui due lati del campo, e considerato che in difesa è in marcatura su LeBron James non è certo cosa da poco. Ha attaccato il canestro, come del resto ha fatto per tutta la stagione, e ha messo sotto pressione la difesa avversaria. Nella propria metà campo è sempre sulle linee di passaggio e si fa valere anche nella difesa in post basso.

Nel secondo tempo Miami entra in campo più aggressiva. Spoelstra mette James su TP9, ma gli Spurs rimangono con la testa sulla gara. Nei momenti di rimonta Heat non si fanno prendere dal panico, e questo è frutto della grande esperienza e del lavoro fatto da coach Popovich. Miami fa, già da inizio partita, sempre “show” sui pick&rolls, solo che nel primo tempo erano lentissimi a scalare, mentre nel secondo periodo, alzando l’intensità, riescono ad andare a coprire sui tiratori. San Antonio trova ugualmente buoni tiri che però non entrano più come prima. LeBron e gli Heat arrivano fino al -7, ma stavolta è il nostro Marco Belinelli che segna l’unico canestro nei suoi sei minuti in campo, ma che è di un’importanza capitale, rispedendo gli Heat in doppia cifra di svantaggio. James non è quello di gara-2, grazie alla difesa di Leonard che lo porta sistematicamente sull’aiuto. Spoelstra prova a giocare con i due lunghi (Andersen e Bosh) per cercare di mettere in difficoltà a rimbalzo gli Spurs, ma lo sforzo fatto da Miami per recuperare si fa sentire nell’ultimo quarto dove i texani ricominciano a vedere il canestro con continuità ed allungano nuovamente fino a chiudere la partita.

Miami può recriminare su quella partenza lenta e senza intensità che l’ha mandata sotto di 22 punti nonostante un 57% dal campo a fine primo tempo. Ma se concedi agli Spurs di aggredirti in difesa, di correre in contropiede e se sei lento a scalare sui pick&rolls concedendo tiri non contestati, cestisticamente ti uccidono. Gara-4 è già vivere o morire per Miami, San Antonio difficilmente troverà un’altra serata al tiro come quella di ieri, ma non è detto che non partano con la stessa intensità. La squadra del sud della Florida si dovrà far trovare pronta questa volta.

 Per NbaPassion.com
Alberto Vairo

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