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Draft 2017: le debolezze segrete dei migliori prospetti

di Andrea Ranieri
Draft

Il Draft NBA 2017 si preannuncia ricco di talento, in particolare sugli esterni e, più precisamente, per quanto riguarda le guardie. A pochi giorni ormai dal Draft, tutti conosciamo i migliori prospetti e i loro rispettivi punti di forza. Ma ovviamente anche questi giocatori, per quanto fenomenali, hanno delle debolezze, e spesso cercano di nascondercele. Allora abbiamo pensato di andare a scovarne alcune tra cinque dei giocatori eleggibili più interessanti.

1) Malik Monk: la selezione dei tiri sinonimo di incostanza?

Al prossimo Draft sarà chiamato tra la terza e la decima scelta. Malik Monk si è dimostrato attaccante di razza nel suo unico anno a Kentucky. La guardia classe 1998 ha messo a segno 19.8 punti di media. I dubbi, però, sorgono sulla sua capacità di scegliere il tiro migliore sempre e comunque. I dati ci dicono che solo il 20.4% dei suoi tiri vengono presi andando al ferro, mentre gli altri sono tutti jumper. Questo potrebbe voler dire che, se non lavorerà assiduamente sul suo tiro, Monk farà fatica a realizzare con costanza a livello NBA, dove saper andare fino in fondo è un pregio importante per una stella offensiva. Le perplessità sono poi avvalorate dalle percentuali al tiro: 37% dal campo nelle ultime quattordici partite della stagione. Sicuramente Monk ha bisogno di lavorare sul ball-handling per poter creare di più in penetrazione. L’ex Kentucky ha infatti dimostrato di fare fatica a costruirsi l’uno contro uno e, in stagione, ha segnato solo 14 canestri non assistiti dentro il pitturato. VAI AL PROSSIMO>>>

Malik Monk è uno dei prospetti più interessanti di questo Draft, ma i dubbi sorgono sulla sua capacità di selezionare i tiri

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