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Nel corso di questi Playoff non abbiamo avuto molte sorprese dal punto di vista dei risultati, con sette serie su otto fissate sul 2-0 o sul 3-0. In questa situazione stridono un po’ gli score delle partite tra Raptors e Wizards, con i capitolini in vantaggio per tre vittorie a zero, ma dopo aver ribaltato il fattore campo due volte all’Air Canada Center. Che Washington potesse strappare un successo nel “Great White North” era prevedibile, ma in pochissimi, prima della palla a due, avevano pronosticato i Wizards vincenti 3-0. Invece coach Wittman, almeno fino ad ora, sta dominando il confronto col suo antagonista, Dwane Casey ed è anche (o soprattutto) merito suo se la squadra della capitale può già chiudere la serie in casa, senza dover ritornare a Toronto.
Grande prova di forza di Wall & Co., dunque, nonostante in tutte e due le partite abbiano sofferto nella prima parte di gioco. Infatti in gara 1 la grande interscambiabilità degli esterni dei Raptors, con in campo costantemente almeno due tra Lowry, Williams, DeRozan e Ross, ha praticamente azzerato la pericolosità delle uscite dai blocchi di Beal e dei blocchi tra guardie, praticando un cambio sempre accettabile.
A causa di questa difficoltà nel produrre punti in situazione di half court offense, coach Wittman ha messo mano al piano tattico dei suoi a gara in corso, cercando di eseguire più pick and roll sull’asse esterno-lungo e tiri in transizione. In particolare il quintetto piccolo con Paul Pierce (autore di cinque canestri consecutivi a cavallo tra secondo e terzo quarto) da ala grande, ha spezzato le gambe ai Canadesi, grazie a una velocità in contropiede incontenibile (più per intensità che non per atletismo) per i Canadesi.
Al contrario Toronto ha calato il suo rendimento offensivo, a causa di un numero di isolamenti troppo elevato, determinando il parziale dei Wizards nella fase centrale del match. Il risultato è stato un attacco asfittico, con tantissimi tiri contestati, complici anche le pessime percentuali al tiro di Lowry, Williams, Ross e DeRozan e le ottimi capacità difensive di cui è dotato John Wall. Inoltre coach Casey, rispondendo alla small ball avversaria con la stessa moneta, non ha fatto altro che evidenziare i problemi a rimbalzo dei suoi uomini. Ovviamente questo fondamentale fonda le sue radici sull’intensità, ma avere qualche centimetro in più non può far altro che bene sotto le plance.
La riscossa dei Raptors s’è fatta attendere, ma è finalmente arrivata nel quarto quarto, durante il quale hanno alzato l’asticella del proprio gioco sia in attacco che in difesa. In fase difensiva Casey ha deciso di variare le sue scelte tattiche a seconda del ball handler, praticando la trap su Beal, autore di un ottimo terzo quarto, cercando di recuperare subito palla o di costringere la SG a passarla, mentre concedendo il tiro a Wall, il quale è sicuramente migliorato nel jump shot, ma non è ancora un tiratore affidabile.
Vediamo come i Raptors hanno difeso su Beal nel quarto quarto di gara 1. Il n. 3 gioca un pick and roll con Seraphin verso il centro del campo. Valanciunas e Vàdquez raddoppiano aggressivamente la SG, impedendogli sia di penetrare che di trovare Seraphin. In tal modo l’attacco perde il vantaggio e Beal deve creare dal palleggio.
Ma il fiore all’occhiello del quarto quarto di Toronto è stato sicuramente la produzione offensiva, finalmente al livello del talento presente in roster. Eseguendo più set plays e meno isolamenti, l’attacco ha prodotto tiri di qualità migliore, in particolare per Lou Williams, incontenibile in uscita dai blocchi grazie alla sua velocità. E il resto ce l’ha messo Greivis Vásquez, con questo clutch shot a pochi secondi dalla fine.
Williams esce da un blocco singolo di Johnson e in virtù della sua velocità, Beal ne perde le tracce; il fresco sesto uomo dell’anno mette la tripla con spazio.
Con la partita all’overtime e l’intensità alle stelle, entrambi gli attacchi hanno sofferto a produrre punti, generando un supplementare non proprio spettacolare. Ancor meno divertente lo è stato per i tifosi della squadra di casa, visto il risultato finale: con i quintetti piccoli di entrambe le compagini a confronto (da una parte Pierce da quattro, dall’altra Amir Johnson da cinque) i “Maghi” hanno di nuovo dominato i Raptors a rimbalzo, avendo quasi sempre il controllo dell’incontro e disponendo di seconde opportunità per segnare. D’altro canto i Canadesi hanno messo a referto solo quattro punti durante l’OT, regalando ai capitolini la vittoria della prima partita di questa postseason.
Chi si aspettava un inizio di gara 2 remissivo da parte dei Raptors, dopo la sconfitta precedente, è stato subito smentito dopo pochi minuti di partita, tramite un primo quarto da 31 punti e una prestazione offensiva strepitosa. Ovviamente un buon attacco non si crea in tre giorni e molti di questi punti sono arrivati da un isolamento, ma anche in uno contro uno statico si può trovare una buona organizzazione tattica.
Infatti, a differenza della prima partita, gli uomini in maglia bianca sono scesi sul parquet con le idee più chiare: attaccare il matchup DeRozan-Pierce in tutti i modi (in post, dal palleggio o sul pick and roll), ma soprattutto mantenere sempre le corrette spaziature con almeno tre tra Lowry, DeRozan, Williams, Ross, Vàsquez e Patterson costantemente sul perimetro, per evitare raddoppi sul portatore e punirli qualora fossero arrivati.
Allo stesso tempo il lavoro difensivo di Hansbrough, partito nel quintetto titolare per la seconda volta consecutiva, ha creato, grazie al suo atletismo, più di un grattacapo a coach Wittman. Psycho T, infatti, molto più veloce dei lunghi avversari, è stato in grado portare grande pressione al ball handler avversario, impedendogli la penetrazione, ma allo stesso tempo di recuperare facilmente sul proprio uomo senza farsi prendere di sorpresa. L’ex Pacers, decisamente non il più disciplinato dei difensori, ha finito però per veder sminuito il suo impatto difensivo col passare dei minuti, in quanto, prevedendo la scelta di Hansbrough, Wall e Beal sono stati spesso in grado di splittare il raddoppio o trovare il bloccante con un pocket pass.
Su un pick and roll giocato tra Beal e Gortat, Hansbrough raddoppia il portatore cercando di recuperare palla. La SG dei Wizards, però, anticipa i tempi, arrestando il palleggio e trovando Gortat prima che arrivino gli aiuti di Valanciunas e DeRozan dal lato debole. Si crea una situazione di vantaggio per l’attacco e il centro polacco tira e segna con spazio.
Grazie a ciò e al quintetto piccolo nuovamente sul parquet, Washington è stata in grado di piazzare il parziale di 13-0 nel secondo quarto, che si è rivelato decisivo al termine del match. Con il minutaggio di Lowry limitato dal problema falli, l’attacco dei Canadesi ha subito un netto crollo nelle prestazioni nella fase centrale del match: pochissimo movimento di palla ha determinato una fase offensiva stagnante, sfociata in tiri difficili e in una conseguente bassa percentuale dal campo.
E poiché i problemi non vengono mai soli, la difesa dei Raptors è crollata nel terzo quarto, a causa di una protezione del ferro a dir poco scadente. Troppe sono state le volte in cui Wall o altri sono arrivati verso il centro del campo facilmente, sia sul pick and roll che in uscita dai blocchi, a causa di una passività generale dei lunghi (Valanciunas su tutti).
Wall e Gooden giocano un pick and roll molto alto, sul quale i Raptors difendono malissimo. Williams spinge il prodotto di Kentucky verso il lato forte, mentre Patterson lo aspetta sul lato debole. Di conseguenza Wall penetra facilmente, si crea una situazione di vantaggio per l’attacco e Sessions mette la tripla aperta dall’angolo.
Contemporaneamente i Wizards hanno giocato un maggior numero di set plays e inanellando una tripla dopo l’altra, hanno spezzato in due l’incontro. In particolare Beal, sicuramente il più pericoloso dei suoi off the ball, è risultato decisivo anche senza toccar palla, in virtù dello stress costante a cui sottopone le difese avversarie.
Nenè fa finta di giocare un pick and roll, ma esegue lo slip the pick e va a bloccare off the ball per Beal. Questi depista il suo marcatore, attento a tutti i suoi movimenti, fintando di uscire dal blocco, per poi tagliare a canestro. Si crea una situazione di vantaggio analoga a quella della sequenza precedente e Seraphin riceve dal suo playmaker e mette il gancio.
Con la partita ampiamente indirizzata sui binari che portano a Washington, nel quarto quarto Toronto ha cercato di segnare nei primi secondi dell’azione, causando, come se non bastasse, delle pessime scelte di tiro. Nel corso dell’ultima frazione di gioco, i padroni di casa hanno cercato di riaprire la partita, con una reazione più di orgoglio che di altro, ma gli sforzi si son rivelati velleitari ai fini del risultato.
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Per NBA Passion,
Antonio Greco


















