La seconda rimonta subita in due partite nella serie di finale di conference contro i Miami Heat avrebbe giocato un brutto scherzo a Marcus Smart ed i Boston Celtics, con il giocatore furioso a fine gara con i compagni e che ha lasciato lo spogliatoio visibilmente alterato, dopo la “tirata” ai suoi.
I Celtics hanno ceduto per 106-101 in gara 2, una partita condotta di 16 punti nel secondo quarto e poi ancora di 5 lunghezze nei minuti finali, prima dei canestri decisivi di Jimmy Butler e Goran Dragic. Un’occasione di pareggiare la serie sprecata per Boston, che ora si trova sotto per 2-0 nella serie, una salita impegnativa davanti al primo possibile ritorno alla finale NBA dopo 10 anni di assenza.
Come riportato dai cronisti a Orlando, dallo spogliatoio Celtics si sarebbero udite urla e parole grosse, e persino rumori di lanci di oggetti. Frustrazione comprensibile da parte dei giocatori, come ammesso da coach Brad Stevens e Jayson Tatum che dopo la partita hanno comunque minimizzato la cosa: “I ragazzi erano solo delusi dopo la sconfitta. Una partita difficile (…) nulla di che, non siamo felici di essere sotto 2-0, ma è tutto ok, si tratta solo della partita, pronti per la prossima“.
Kemba Walker, il migliore in campo in gara per i Celtics, non è invece tenero con la sua squadra: “Ci hanno surclassato, semplice. Da parte nostra è una cosa inaccettabile, nel terzo quarto abbiamo fatto davvero male, non abbiamo saputo riprendere da dove avevamo finito, ci siamo invece adagiati e gli Heat ne hanno preso vantaggio. Loro hanno giocato duro, molto più di noi, ed hanno voluto la vittoria più di noi“.
Nonostante il terzo quarto difficile (37-17 Heat il parziale), i Celtics hanno comunque trovato la forza di risalire nel quarto quarto, costruito e sprecato un piccolo vantaggio di 5 punti e fallito il tiro del possibile pareggio a 15 secondi dal termine con Jaylen Brown. “Sappiamo che avremmo potuto e dovuto vincere, invece niente. Dopo la partita c’era tanta rabbia, tutto qui. Ora si tratta di restare uniti, eseguire bene e non sbagliare“, prosegue Brown “Abbiamo fiducia nelle nostre capacità e nel nostro piano partita. In entrambe le gare non abbiamo eseguito bene nei finali, ora non vediamo l’ora di gara 3, dobbiamo trovare il modo di vincere“.
Smart wasn’t the only one yelling. There were definitely items thrown and a lot of yelling. #Celtics
— gary washburn (@GwashburnGlobe) September 18, 2020
Been outside a bunch of locker rooms in my days. That’s was as raucous as I’ve ever heard. #Celtics
— gary washburn (@GwashburnGlobe) September 18, 2020
There were loud clanks — like someone throwing items — coming from the Celtics’ locker room. https://t.co/0D9SokSr5u
— Malika Andrews (@malika_andrews) September 18, 2020
Too many Bullsh.t rumors out there, this group of guys is one of the best I’ve been around.
No one can split our family up.
Keep fighting & grinding.— Enes Kanter (@EnesKanter) September 18, 2020
I Boston Celtics si trovano oggi in una situazione inversa rispetto al turno precedente contro i Toronto Raptors, che sotto 2-0 nelle prime due partite hanno comunque trovato la formula per forzare una gara 7. Per Brown, la squadra ha ancora margine di miglioramento: “Per il 75% del tempo abbiamo giocato bene, ci sono stati sempre o un quarto, o un momento di pausa in cui abbiamo pagato, e contro gli Heat non ce li possiamo permettere“.
A replicare, via Twitter, alle ricostruzioni dei reporter sugli animi accesi post gara in casa Celtics ci ha pensato Enes Kanter, che in gara 2 ha rivisto il campo e chiuso con 9 punti e 6 rimbalzi in 11 minuti di gioco: “Si stanno dicendo troppe str*****e, questo gruppo è uno dei migliori in cui sia mai stato. Nessuno riuscirà a dividerci, siamo una famiglia. Ora pensiamo a continuare a lottare“.

