Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsLillard: “Fiero di restare a Portland. Ora voglio vera chance per il titolo”

Lillard: “Fiero di restare a Portland. Ora voglio vera chance per il titolo”

di Michele Gibin
lillard

Damian Lillard ha reso ufficiale col suo ricco rinnovo per altri due anni di contratto, fino al 2027, che un suo addio a Portland in futuro sarà dovuto solo alle necessità della squadra e non a una sua richiesta di trade.

Dame si è accordato per un prolungamento di altri 2 anni e 122 milioni di dollari totali con i Trail Blazers, e dal Las Vegas dove sta assistendo alla Summer League NBA ha spiegato le ragioni della sua decisione, che vanno oltre a quelle economiche.

Ho sempre detto che se avessi fatto qualcosa che va contro il modo in cui sono fatto, ovvero andare da qualche altra parte e vincere, sarei ovviamente contento – chi non lo sarebbe? – ma non sarebbe mai appagante come farlo nel modo in cui l’ho sempre visualizzato. E io mi conosco meglio di chiunque altro. Per cui, finché so che avrò una possibilità, una buona opportunità, io sono sempre pronto“.

Lillard ha ammesso di aver sentito negli ultimi tempi “diverse voci” di persone che “da fuori mi dicevano che cosa sarebbe stato meglio per me, cose che vanno contro a ciò in cui credo e per cui prendo posizione. Ma avere attorno anche chi la pensa come me e che crede che io possa realizzare ciò che voglio realizzare, significa molto. E l’estensione di contratto lo spiega bene“.

Alla conferenza stampa post annuncio del nuovo contratto erano presenti anche il gm della squadra Joe Cronin e coach Chauncey Billups. L’ex star NHBA con Pistons e Nuggets ha dichiarato “di non aver mai avuto dubbi” sulle intenzioni di Lillard di restare a Portland e con Portland, “e lo rispetto tanto per questo per ché è una cosa che non succede più. Noi siamo fortunati ad avere una superstar NBA in squadra, e che vuole restarci“.

E come si vince un titolo NBA con queste premesse? Damian Lillard ha la sua visione: “Non penso sia una cosa che si ottenga solo segnando caterve di punti. Penso che in questa lega oggi manchino carattere e voglia di combattere, e l’orgoglio e la passione non solo per il nome scritto dietro alla maglia, ma anche per il nome scritto davanti, il modo cui hai un impatto sulle persone con cui sei a contatto (…) cose che dimostrano la forza di sapere che c’è qualcosa qui per cui impegnarsi e in cui mettere mente e cuore, sapendo che è la cosa giusta“.

Ciò detto, “non ho mai detto ‘voglio andarmene’, piuttosto ho sempre cercato di fare del mio meglio in cambio di una vera possibilità di vincere“. Lillard ha raccontato della sua frustrazione dopo l’eliminazione al primo turno dei playoffs 2021 contro dei Nuggets rimaneggiati: “Ammetto di aver fatto fatica a gestire la gelosia per chi aveva vinto, per le parate e tutto il resto“.

I Portland Trail Blazers sono stati come atteso attivi sul mercato. Via trade è arrivato Jerami Grant dai Pistons, via free agency Gary Payton II (e Drew Eubanks) e hanno rinnovato Jusuf Nurkic, Josh Hart e Anfernee Simons, dal draft è invece arrivato l’ex Kentucky Shaedon Sharpe. Portland ha ancora spazio salariale per altre addizioni, l’eccezione biennale da 4 milioni di dollari e ben due trade exception (da 6 e 3 milioni di dollari). “L’arrivo di Grant è una gran cosa, in posizione di ala ormai bisogna essere profondi e atletici, versatili. Jerami ha giocato a Denver e a OKC, team da playoffs (…) penso che il suo arrivo ci abbia migliorati automaticamente. Payon II? Lui è un cagnaccio, cambia il volto alla squadra e ha appena vinto il titolo“.

Seppur indirettamente, Lillard ha risposto a un report del NY Post che per voce di Larry Miller, ex executive della squadra, gettava ombre sui vertici della franchigia a Portland, a partire dalla proprietaria Jody Allen. Nell’articolo Miller svelava come Allen non avesse mai risposto alle richieste, via telefono e via mail, di Damian Lillard su un colloquio “sullo stato dei lavori” a Portland, reindirizzando tutto al vicepresidente del team Bert Kolde.

Io avevo un bel rapporto con Paul Allen, prima che morisse (…) Jody Allen? Parlammo al telefono per almeno 2 o 3 ore e dopo quella conversazione ho saputo che io e lei eravamo allineati su tante cose. Entrambi siamo stati molto sinceri. E anche quando ci siamo parlati a tu per tu, le sensazioni sono sempre state le stesse per me, soprattutto l’estate scorsa (dopo l’uscita contro Denver, ndr)”.

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