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Derrick Rose, “I’ll Show You”: i Knicks, il quasi ritiro ed il suo rapporto con Phil Jackson

di Michele Gibin

Estratti di “I’ll Show You”, autobiografia di Derrick Rose scritta a quattro mani con lo storico giornalista di NBA.com Sam Smith, passaggi che il più giovane MVP della storia della lega dedica ad alcune tappe della sua carriera, dagli onori ai tempi dei Chicago Bulls al calvario degli infortuni e delle “peregrinazioni” tra New York, Cleveland, Utah e Minnesota Timberwolves.

Lo scorso giugno, in alcuni estratti Rose parlava dei suoi primi mesi a Minnesota, al periodo della lotta interna tra Jimmy Butler, suo ex compagno ai Chicago Bulls ed allora stella della squadra allenata da un altro ex Bulls, Tom Thibodeau, ed il resto della squadra, management e staff tecnico compresi.

In un’altra preview, diffusa nei giorni scorsi dal New York Post, Derrick Rose si sofferma sulla sua unica stagione ai New York Knicks, nell’anno di (relativa) grazia 2016\17 durante gli ultimi mesi della gestione Phil Jackson. Rose arrivò a New York con una trade che coinvolse ben 6 giocatori, e la sua annata fu caratterizzata da buone partite in una squadra perdente e disfunzionale, e da una fuga durata 9 giorni in cui l’ex Bulls tornò a Chicago per stare con la famiglia e riflettere sul suo futuro da atleta professionista.

Nel passaggio di “I’ll Show You”, Rose parla delle divergenze di vedute tecniche tra Jackson, presidente della squadra, e coach Jeff Hornacek. Il leggendario Maestro Zen avrebbe voluto imporre il suo famoso sistema della triple post offense alla squadra, incontrando però delle resistenze: “A me piaceva Phil” Scrive Rose “Ma, siamo seri, ancora con la Triangolo? Jackson tentava ancora di imporre il suo sistema alla squadra. Io sono una guardia veloce, che attacca il ferro, il Triangolo è ok, ma per la squadra che avevamo non andava bene. Melo (Carmelo Anthony, ndr) ed io non eravamo giocatori adatti, ne volevamo esserlo“.

C’erano momenti in cui, in campo, lasciavamo perdere il Triangolo, e quale che fosse il risultato, Jackson chiedeva spiegazioni. Un giorno dopo una vittoria a Boston, Phil prese Hornacek e gli disse che non gli era piaciuto il modo in cui avevamo finito la partita. Avevamo vinto, Anthony era stato espulso (…) ma a Jackson non era piaciuto il nostro finale di partita. Ma come?“. Spinto anche dagli attriti in squadra, Rose lasciò il gruppo nel gennaio 2017 e tornò a Chicago, meditando addirittura il ritiro a soli 28 anni, e fu convinto dai familiari a tornare a New York per finire la stagione.

Rose: “A gennaio avevo deciso di smettere, non mi divertivo più”

Avevo deciso che avrei smesso” Spiega Rose nel libro “Avevo visto che ciò che era accaduto ai Bulls stava accadendo di nuovo a New York. La stagione non stava andando come avei voluto, e come in tanti si aspettavano. Non sapevo cosa fare, non ero sicuro di voler continuare, soprattutto quando capii che si trattava soprattutto di business, e poi solo dopo di sport, di pallacanestro. Un giocatore lo sa, ma io avevo perso la gioia per il gioco, non mi divertivo più (…) la mia famiglia mi convinse a ripensarci, ma probabilmente in quell’occasione persi la fiducia dei Knicks nei miei confronti. (I Knicks, ndr) in estate avrebbero potuto trattenermi, darmi un ruolo da veterano come quello di George Hill a Sacramento, ed io lo avrei accettato, avrei accettato di lavorare coi giovani ed aiutarli. Invece nulla, avevo appena chiuso una stagione a 18 punti a partita, ma non ricevetti nemmeno una chiamata“.

Derrick Rose Cavaliers D Rose

Derrick Rose in maglia New York Knicks

Realizzai che si trattava di una ‘partita dentro la partita’, ed io non ero capace di fare quel tipo di gioco. In vita mia ho sempre evitato di fare così, di fare buon viso a cattivo gioco. Ma la situazione della squadra all’epoca lo richiedeva” Sul suo rapporto con Phil JacksonMi diceva di essere paziente, ed era franco con me. All’epoca avevo alcuni pensieri, come il processo (per violenza sessuale, accusa caduta definitivamente nel 2018, ndr). Phil era onesto con me, mi parlava con sincerità su tutto. Certo, i rapporti erano strani: lui era felice di essere a New York, almeno per il periodo che io passai lì, ma lui voleva tutti i 60 milioni di dollari che i Knicks gli dovevano“.

Quei New York Knicks chiusero la stagione con un record di 31-51, Derrick Rose si infortunò al menisco del ginocchio sinistro il 2 aprile e l’estate successiva firmò da free agent con i Cleveland Cavaliers di LeBron James.

Derrick Rose: “Sono un hall of famer negli occhi delle persone a me care”

La parabola di Derrick Rose ha dell’incredibile persino per una lega così sfaccettata come la NBA. La storia di ascesa, caduta ed infine rinascita in una nuova dimensione dell’ex MVP è una delle storie più citate e note della storia del basket USA contemporaneo.

Col tempo e la maturità, Rose ha accettato la realtà della sua nuova dimensione di giocatore di ruolo, di sesto uomo di lusso sempre “benedetto” da un fisico e da atletismo ancora oggi da corsa, ma che necessita di gestione accorta dopo tanti anni e tanti infortuni. La cascata di problemi fisici iniziata nel 2012 ha con ogni probabilità privato Rose della possibilità di entrare nella Basketball Hall of Fame di Springfield, Massachussets, che proprio in questi giorni ha celebrato l’ingresso dei grandi Jack Sikma, Vlade Divac, Al Attles e Sidney Moncrief.

Ma io mi sento un hall of famer” Così Rose allo Stephen A. Smith Show “Per le persone con cui sono cresciuto sono un hall of famer, io ce l’ho fatta, sono arrivato in alto. Immaginate cosa voglia dire per un ragazzino di 12 o 13 anni sentirsi dire da tutti: tu sei speciale, tu sei uno che ce la farà. E’ una grossa responsabilità ed un peso (…) guardando indietro oggi mi sento fortunato ad aver avuto attorno le persone giuste, persone a cui parlare e con cui confidarmi“.

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