Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiFisicità e Wemby: ecco come la difesa Spurs mette Shai all’angolo

Fisicità e Wemby: ecco come la difesa Spurs mette Shai all’angolo

di Lorenzo Razzetti

La difesa degli Spurs su Shai Gilgeous-Alexander è l’X factor di questa serie. Se Wemby e compagni sono riusciti a portarsi sul 2-2, e si stanno giocando l’accesso alle Finals contro i campioni in carica, è in primis per come stanno contenendo l’MVP della lega in queste prime gare. SGA sta tirando dal campo con appena il 39.2% e da tre addirittura con il 26.7%. Il merito di queste percentuali è sicuramente della difesa di San Antonio, in grado di limitarlo principalmente con tre ingredienti: fisicità, profondità del roster e, ovviamente, Victor Wembanyama.

Le chiavi della difesa Spurs

Il primo scoglio contro il quale Shai si sta scontrando è infatti la prestanza fisica dei “piccoli” di San Antonio, dove piccoli si fa per dire. Castle su tutti sta letteralmente braccando l’avversario per tutto il campo, mettendogli addosso una pressione tale da impedirgli di giocare con lucidità. In più, proprio grazie a questa combinazione forza-velocità, le guardie degli Spurs spesso e volentieri riescono ad impedire a Shai di separarsi per un tiro dalla media, ossia la sua soluzione preferita.

L’altro aspetto degno di nota è proprio la possibilità che ha San Antonio di far ruotare più giocatori su Shai. Oltre al già citato Castle infatti, anche Harper, Fox, Vassell e Champagnie si stanno alternando nella marcatura su di lui. In questo modo la pressione non cala mai, ed inoltre si tolgono riferimenti. In più, schierandoli contemporaneamente in quintetto, coach Johnson toglie ad OKC la possibilità di scegliersi il mismatch, cambiando sistematicamente tra i piccoli.

Infine arriva l’elemento che più di tutti scombussola i giochi di Shai e compagni, ossia la presenza di un alieno francese sotto canestro. Se le guardie degli Spurs possono permettersi di essere aggressive su Shai, se possono passare sopra i blocchi per spingerlo ad entrare e non arrestarsi per un tiro, se vanno in aiuto dal lato forte lasciando l’angolo scoperto, è perché giocano con Wembanyama. La sua presenza in area infatti sta cambiando le partite. SGA con lui in campo praticamente non penetra più. La drop defense del francese, con le sue braccia infinite, gli consente di marcare due giocatori contemporaneamente. L’azione tipo quindi, con l’MVP che prende in pick centrale per attaccare, è fermata da Wemby che contiene, permettendo alla guardia di tornare su Shai.

In questo modo gli Spurs stanno mettendo in difficoltà non solo SGA, ma tutto l’attacco di OKC. Bisogna fare un grandissimo applauso quindi non solo ai giocatori, ma anche all’architetto di questa difesa: Sean Sweeney, assistente di Mitch Johnson e defensive coordinator di San Antonio. Non a caso il suo nome è finito in cima alla lista di diverse franchigie, pronte a dargli una possibilità come capo allenatore.

Shai, come risolvere la trappola?

Naturalmente una risposta semplice al rebus non esiste, altrimenti saremmo tutti coach in NBA. Ciò che è certo è che OKC ha bisogno di trovare altri riferimenti in attacco, oltre al solo Shai. Le assenze di J-Dub e, questa notte, anche di Mitchell naturalmente si fanno sentire. Per questo motivo serve che specialmente Holmgren esca fuori dal guscio e sia più incisivo. Chet in questa serie non è mai andato oltre i 14 punti di gara 3, senza mai prendersi più di 10 tiri. La sua presenza in campo assieme ad Hartenstein rappresenta l’unico vero vantaggio fisico che OKC può avere. Per questo motivo è indispensabile che provi ad attaccare maggiormente il ferro, ed a punire gli aiuti su SGA.

L’altro elemento chiave è poi la capacità dello stesso Shai di provare a coinvolgere di più i suoi compagni, come fatto in gara 3, quando ha chiuso con ben 12 assist. Naturalmente dall’altra parte i suoi compagni devono essere pronti a punire le scelte difensive degli Spurs. Questa notte OKC ha tirato malissimo da tre, arma fondamentale per far male ai loro avversari.

La serie torna ora ad Oklahoma City, dove ci si aspetta una gara 5 cruciale per le sorti della serie. Il bello dei playoffs è che tra una partita e l’altra si vede la mano tattica dello staff, che con gli aggiustamenti sistema, o prova a sistemare, ciò che non è andato. Vedremo dunque come coach Daigneault ed il suo staff proveranno a limitare l’impatto della difesa di Wemby e compagni.

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