Kyle Lowry, il metronomo dell’attacco

Era uno dei pezzi pregiati della scorsa estate. Inseguito a lungo dai Los Angeles Lakers, ha scelto invece di accasarsi a South Beach, lido ideale per tentare nuovamente l’assalto al titolo, dopo quello conquistato in maglia Raptors nel 2019. Arrivato con qualche dubbio circa la sua tenuta fisica, si sta dimostrando uno degli assi portanti di questi nuovi Miami Heat. E i numeri sono lì a dimostrarlo.
Nelle nove partite fino ad ora giocate, il nativo di Phila ha fatto registrare una media di 10 puntii, 5.1 rimbalzi e 7.2 assist. Statistiche che di fronte a un’analisi superficiale non riflettono la pallacanestro di qualità sfoderata dal numero sette, che si identifica soprattutto nelle piccole cose, che spesso determinano l’esito di una gara.
La sua capacità di dettare i tempi, prendersi i tiri con cognizione di causa e la difesa arcigna, lo ergono a perfetto fit nel sistema costruito da coach Erik Spoelstra. Queste caratteristiche sono state evidenziate anche dai compagni di squadra, che non hanno mancato di complimentarsi con il prodotto di Villanova University. Bam Adebayo, ad esempio, ha elogiato la ricerca continua della coralità nel sistema offensivo, a scapito degli isolamenti spesso poco efficienti.
Dunque muovere il pallone per aprire gli spazi e sfruttare le doti wide open, di tiratori come Herro e Duncan Robinson.

