Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMiami HeatMiami annichilisce i Sixers in gara 5, Rivers: “Non siamo scesi in campo”

Miami annichilisce i Sixers in gara 5, Rivers: “Non siamo scesi in campo”

di Giacomo Brogi
Miami Heat

Se qualcuno, dopo le vittorie di Philadelphia in gara 3 e 4, aveva sperato di trovarsi davanti una serie combattuta ed equilibrata, dopo stanotte è rimasto profondamente deluso.

Perché capita a tutti di sbagliare e di perdere clamorosamente, ma quando una squadra, dopo aver subito due pesanti sconfitte, reagisce con una tale veemenza e forza da sottomettere e quasi ridicolizzare l’avversario che ha di fronte, qualcosa dovrà pur dire. L’ho già affermato in molte altre occasioni e non mi stancherò mai di ripeterlo: i Miami Heat, oggi come all’inizio di questi playoffs, sono la franchigia super favorita al titolo. Credo infatti che non sia possibile trovare un altro team così capace di mostrare tanta solidità ed intensità su entrambi i fronti, ed in grado di saper abbattere qualsiasi muro gli si presenti davanti. E guai ad additare le responsabilità del successo degli Heat al solo Jimmy Butler, stella della squadra. Certo, le ultime grandi prestazioni dell’ex Chicago non possono essere ignorate, in particolare per la spinta e il carisma che riesce a dare al resto dei compagni e per aver ritrovato quel talento offensivo che sembrava smarrito in regular-season. Tuttavia la grande differenza è stata, ancora una volta, il gioco prodotto dal collettivo.

Gli Heat 2021\22 sono la classica dimostrazione di come nessun giocatore, anche quello all’apparenza più competitivo, sia in realtà indispensabile. Infatti, anche in mancanza dei migliori role players, la squadra riesce comunque sempre a reggere e ad affondare il colpo. Il segreto è avere un roster funzionale e pieno di giocatori molto simili tra loro, nonché profondissimo. Il primo posto in una Eastern Conference mai come quest’anno così competitiva ne è un chiaro segnale, soprattutto se consideriamo le tante assenze patite.

Al di là del risultato finale, che comunque la dice lunga sull’andamento del match, il dato su cui vale la pena soffermarsi sono in questo caso le statistiche individuali. Se notate bene, ben 5 giocatori in maglia Heat hanno raggiunto o superato quota 12 punti, chiaro segnale di come gli attacchi di squadra, il giro palla perimetrale e gli scarichi dall’angolo prevalgano sulle azioni individuali, che comunque sono indispensabili in una semifinale di conference. Gli Heat di stanotte hanno cercato sempre la miglior soluzione per arrivare al canestro, aiutati anche da dei close out e dei posizionamenti difensivi al limite dell’imbarazzante da parte di Philadelphia.

Per quanto riguarda le percentuali, terribilmente calate nel corso delle due sfide al Wells Fargo Center, questa notte gli Heat chiudono con un ottimo 53% totale e quasi il 40 dall’arco. Segnale chiaro di come, quando il gioco si dimostra fluido e senza sbavature, anche il feet con il canestro è destinato ad incrementarsi. Pur non prendendosi troppi tiri, e preferendo il mid range a quello dalla lunga distanza, Miami non tira con grossissime percentuali, ma si dimostra terribilmente mortifera ed efficace. Inoltre, chiudendo il match con oltre 30 punti di vantaggio, gli Heat hanno potuto concedersi anche il lusso del garbage time, fattore mai scontato in post-season, facendo riposare i migliori.

L’allungo decisivo, come vedete dal video, è arrivato tra metà terzo parziale e inizio del quarto, quando Miami aveva già messo in ghiaccio la partita. Gli attacchi in transizione stanotte hanno funzionato, con Jimmy Butler (23 punti con 9/15 al tiro) ed un ritrovato Bam Adebayo (quest’oggi dominante sotto canestro e decisivo soprattutto nei ripiegamenti difensivi) assoluti protagonisti. Da sottolineare anche le grandi prestazioni dei due undrafted Max Strus e Gabe Vincent, ormai inseriti e collaudati nel sistema di gioco di Spoelstra, e che sottolinea la grande abilità di un GM come Pat Riley di saper ricercare il necessario per vincere non solamente nei grandi nomi. Il numero 31 ha chiuso il match con 19 punti e 10 rimbalzi, a fronte dei 15 con 5 su 7 al tiro della point-guard nigeriana. Entrambi sono rimasti in campo 28 minuti.

Per concludere, non possiamo non menzionare una difesa perimetrale e dei posizionamenti che mai come stanotte sono risultati terribilmente efficaci. Concedere solamente 85 punti ad una squadra che ha roster tre consolidati realizzatori come Embiid, Maxey ed Harden è una roba da fantascienza. Miami non solo ha inserito un muro davanti a canestro, ma sembrava sembra in grado di leggere qualsiasi movimento offensivo da parte degli avversari. Bam Adebayo finalmente ha fatto valere tutta la sua stazza, impedendo letteralmente a Joel Embiid di arrivare o di concedersi una soluzione comoda in fase realizzativa.

Di conseguenza i Sixers hanno tirato poco e male, chiudendo con il 36% totale e 28 dall’arco (con un orribile 9 su 32), oltre a collezionare ben 15 palle perse. Vedere poi l’intelligenza e la caparbietà sui cambi difensivi e sui raddoppi da parte di PJ Tucker fa solamente bene agli occhi, e testimonia l’incredibile importanza, anche a 37 anni suonati, della sua presenza in campo. Erik Spoelstra tuttavia, nonostante l’entusiasmo finale frutto di una delle migliori prestazioni mai viste in una partita playoffs, invita i suoi a rimanere con i piedi in terra in conferenza stampa: “Li conosciamo, e sappiamo come sono andate a finire gara 3 e 4. Dovremo confermare questa prestazione anche là.”

Per concludere, vale la pena dedicare due parole anche sui Philadelphia 76ers, alle prese con l’ennesima disfatta di questa stagione.

Se i segnali incoraggianti delle due sfide in casa avevano riaccesi una fiammella di speranza per la stagione di Embiid e soci, dopo la sconfitta di questa notte, in Pennsylvania è nuovamente tornato il buio. La squadra stanotte è stata letteralmente presa a schiaffi dagli avversari, non riuscendo mai ad entrare in partita, e cancellata soprattutto in fase offensiva. In effetti, se persino il tuo miglior giocatore, pur tirando bene, non riesce ad incidere sull’andamento del match, allora è evidente che qualcosa non stia andando. Tra l’altro, per non farsi mancare nulla, The Process ha anche subito un nuovo colpo al volto, durante uno scontro con Dewayne Dedmon, riuscendo comunque a rimanere in campo. Tuttavia appare evidente che, quando JoJo non è in forma, Philadelphia non riesce ad esprimere al meglio il suo gioco. Tyrese Maxey ha chiuso con soli 6 punti e pessime percentuali ed anche James Harden, dopo i lampi nell’ultimo periodo di gara 4, è tornato ai suoi standard, dimostrando di esser ormai entrato nella fase calante della carriera. “Ci hanno dominati in tutto e per tutto” dichiara Doc Rivers a fine partita “in particolare dal punto di vista fisico e mentale. Adesso starà a noi reagire”.

Ormai i Sixers sono una squadra monocolore, completamente dipendenti da Embiid, e non in grado di arrivare fino in fondo. Sarà molto difficile ribaltare il corso della serie, e, se dovesse essere eliminazione, a mio avviso sarà più che lecito chiedersi cosa fare nel prossimo futuro. Perchè, se dopo 5-6 stagioni a questi livelli e con Embiid arrivato nel prime della carriera, la squadra non è mai riuscita a superare le semifinali di Conference, forse potrebbe esser arrivato il momento di un nuovo inizio.

You may also like

Lascia un commento