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NBA, il covid fa breccia: Mavs, Heat e Celtics hanno mezza squadra in quarantena

di Michele Gibin

Il contagio da Covid-19 ha fatto breccia nelle squadre NBA e portato al rinvio di altre due partite tra lunedì e martedì, quelle previste tra Dallas Mavericks e New Orleans Pelicans, e Miami Heat e Boston Celtics. Una decisione necessaria con le squadre prive del numero minimo di giocatori attivi indispensabili per disputare una partita NBA.

Tra i team, la situazione di Mavericks e Heat è al momento quella più delicata. A Dallas gli ultimi test avrebbero rilevato altre due positività tra i giocatori, portando il totale a quattro (del cui solo Maxi Kleber è “nota” l’idendtità). Come riportato da ESPN, alti due giocatori di rotazione dei Mavs avrebbero contratto il virus.

A Miami ci sono oggi ben 8 giocator fermi come previsto dal procollo anti Covid, tra cui Bam Adebayo, Jimmy Butler, Goran Dragic e Avery Bradley. L’intera squadra è rimasta a Boston dove si era recata per la partita, e si trova tutt’oggi isolata in albero in attesa di capire il da farsi.

I Boston Celtics hanno ben 9 giocatori oggi indisponibili tra infortuni (Kemba Walker e Romeo Langford) e protocollo anti Covid, e due casi positivi: Jayson Tatum e Robert Williams.

I Philadelphia 76ers sono scesi in campo ad Atlanta nella nottata di lunedì senza Seth Curry (positivo al Covid) e Ben Simmons, Tobias Harris, Shake Milton, Furkan Korkmaz, Matisse Thybulle e Vincent Poirier fermati da infortuni e protocollo anti Covid.

Una situazione, quella di squadre come Celtics, Heat e Mavs, che metterà a rischio lo svolgimento delle prossime partite in calendario per queste tre. Ad oggi le partite rinviate nella stagione 2020\21 sono state 4, tra cui la partita di apertura stagionale tra Houston Rockets e Olahoma City Thunder lo scorso 23 dicembre.

I vertici NBA, NBPA e delle squadre hanno tenuto nella giornata di lunedì una call conference per ridiscutere le misure contenute nell’health and safety protocol, tra cui durata degli allenamenti e degli shootaround il giorno della partita, a cui alcune squadre hanno già rinunciato perché spesso sovrapposti ai tamponi giornalieri cui i giocatori si devono sottoporre, l’uso ancora più stringente delle mascherine nelle arene e altre limitazioni ai momenti di socialità e contatto tra i giocatori avversari prima e dopo la partita.

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