Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsWarriors, Steph Curry di nuovo inarrestabile. Green: “E’ tornato a far paura a tutti”

Warriors, Steph Curry di nuovo inarrestabile. Green: “E’ tornato a far paura a tutti”

di Carmen Apadula
stephen curry under armour

I Golden State Warriors hanno vinto tutte e tre le gare giocate al primo turno dei playoffs contro i Denver Nuggets, e parte del merito va anche a Jordan Poole. Giovane, elegante e a tratti praticamente inarrestabile, può tranquillamente diventare la nuova pietra miliare degli Warriors in un futuro prossimo.

Ma attenzione, perché Wardell Stephen Curry II non ha ancora finito. 

E’ vero, Steph Curry ha saltato l’ultimo mese di regular season (12 partite in tutto), ma è tornato in campo appena in tempo per Gara 1 contro Denver. E’ vero anche che ha iniziato il match sbagliando i suoi primi 5 tiri, apparendo comprensibilmente arrugginito. Ha quindi avuto bisogno di un po’ di tempo sul parquet per ritrovare il suo equilibrio, ma quando poi ce l’ha fatta è stato fantastico. 

Steph che ritrova il suo tocco proprio in post-season, quando ce n’è più bisogno, non è un evento nuovo. Nel 2016, ad esempio, segnò 40 punti contro i Portland Trail Blazers appena tornato da un infortunio, in Gara 4 delle semifinali di Conference. Due anni dopo, segnò invece 28 punti in Gara 2 contro i New Orleans Pelicans, sempre ritornando alle semifinali di Conference. 

Stavolta, dopo una Gara 1 al di sotto dei suoi standard, in cui è stato anche usato col contagocce, aveva promesso che sarebbe tornato in forma per la prossima partita. Ed effettivamente così è stato, come ben dimostra una prestazione da 34 punti in 23 minuti in Gara 2. 

Arriviamo poi a giovedì sera, quando sembrava che non se ne fosse mai andato. In particolare, Chef Curry ha segnato 27 punti e distribuito 6 assist in Gara 3, controllando la partita e creando parecchi problemi alla difesa di Denver, bravo a rimanere calmo anche quando i Nuggets si sono trovati in vantaggio a metà terzo quarto. Niente panico, nessuna fretta. Come se fosse una partita qualunque. Il suo ritorno all’azione è il motivo principale per cui gli Warriors stanno trovando così tanti tiri non contestati in questa serie, e non è certo facile ritrovare il proprio ritmo così, come se nulla fosse. 

“Non gli ci vuole molto per ritrovare ritmo” ha detto Draymond Green. “L’abbiamo visto più e più volte. Ha solo bisogno di vedere un paio dei suoi tiri che entrano. Alcuni giocatori sono così, e non gli ci vuole molto. Penso che faccia un ottimo lavoro nei suoi allenamenti per riacquisire ritmo. Jordan è stato incredibile, ma con Steph si sente in campo una paura che lui si è guadagnato in anni e anni e anni a trascinarci” ha detto Draymond Green. “Il timore che Steph incute, l’attenzione che riceve dalla difesa, sarà sempre diversa. Lui è al tredicesimo anno, mentre Jordan è solo al terzo anno. E’ solo diverso, amico“.

E anche Klay Thompson, che di infortuni ne sa qualcosa, conferma quanto sia ammirevole il lavoro del suo Splah Brother. 

“Ha sbagliato due liberi, ed è stato strano” ha detto Thompson quando gli è stato chiesto se anche lui pensasse che Steph fosse già tornato di nuovo se stesso. “Ma, a parte questo, santo cielo. Fa sembrare così facili le cose molto difficili”.

Steph Curry è entrato in campo giovedì a 6 minuti dall’inizio del primo quarto e, poco più di un minuto di dopo, con tutta la nonchalance di questo mondo, si è lanciato in un tiro da tre che (ovviamente) ha segnato. Avanti veloce fino al quarto quarto, quando il risultato era tutt’altro che certo. Steph segna 7 punti negli ultimi 5 minuti del match, concludendo con un lay-up a 41 secondi dalla sirena, utile a portare gli Warriors sul +5, per vincere il match 118-113

“Steph è totalmente calmo in quelle circostanze” ha detto il capo allenatore di Golden State, Steve Kerr. “Vuole la palla, vuole il grande tiro. Farà un sacco di giocate incredibili insieme a Draymond, ed è quello di cui abbiamo bisogno. Vogliamo ragazzi che abbracciano la pressione”.

C’è però un dettaglio da segnalare riguardo il ritorno di Steph. E cioè che lo staff degli Warriors, che è voluto ripartire con cautela, ha imposto un limite di minuti a Steph Curry, di circa 25 minuti a partita.

Coach Kerr ha quindi temporaneamente trasformato Curry nel sesto uomo più potente della NBA, usandolo in particolare giovedì sera per chiudere ogni quarto. Strategia che si è rivelata fondamentale a fine match. E in tutto questo Curry, due volte MVP, non si è minimamente lamentato. 

Quanti altri giocatori di alto profilo farebbero così? Non molti. Dunque è anche la flessibilità mentale e l’altruismo di Steph a dare il giusto tono alla squadra. “Potrebbe essere la superstar più umile che ci sia mai stata” conferma Thompson.

Se le cose stanno così, allora per questi Warriors le possibilità diventano davvero illimitate.

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