Nella chiesa Nativa Americana, diffusa tra i nativi ai tempi dei cowboys, era molto comune la pratica del peyotismo, soprattutto nella zona dell’Oklahoma. Il peyotismo era un rito in cui si doveva ingerire il peyote, un cactus privo di spine con effetti allucinogeni e accompagnare il gesto con una preghiera il sabato sera: dopo averlo ingerito, si intonavano i “canti del peyote”, rituali dell’acqua, per poi concludere tutto con la fase di contemplazione, che terminava la domenica mattina con la colazione.
Questo sabato sera, la prima notte di playoff, il peyotismo potrà servire anche a chi sfiderà i fortissimi Golden State Warriors, primi nella lega e con un Stephen Curry pronto a stupire per l’ennesima volta con giocate al limite della razionalità. La sfidante verrà decisa domani notte, in cui ci sarà il doppio confronto tra Oklahoma City Thunder-Minnesota Timberwolves e New Orleans Pelicans-San Antonio Spurs. In caso di vittoria dei Pelicans, Davis&co saranno sicuri del passaggio del turno; in caso di sconfitta, tutto dipenderà da Westbrook.Destino strano quello dei Thunder, che si ritrovano a giocare i playoff contro l’ultima della classe che è reduce proprio da una sconfitta contro i Pelicans. La stagione di Minnesota si può considerare praticamente terminata, con l’ultimo posto (e la conseguente pole position nel prossimo draft) ormai raggiunto. Dunque non si tratterà più una squadra costretta a perdere, ma anzi di un team che potrà approfittare di quest’ultimo giro di giostra per tentare di regalare una gioia ai propri tifosi (evento raro nella terra dei laghi), magari con il contributo del favorito alla corsa per il Rookie of The Year Andrew Wiggins che potrà tentare di mettere il punto esclamativo alla sua già ottima stagione.
Inoltre i Thunder sono reduci dall’ennesima veemente polemica che ha visto coinvolto Russell Westbrook e il suo modo di giocare: nella sconfitta contro Indiana infatti il play di UCLA si è preso la responsabilità di 43 tiri, in cui ha segnato 54 punti ma anche inveitabilmente accentrato molto (per alcuni troppo) il gioco su se stesso. Se questo modo di interpretare il basket può risultare l’esatto opposto di quello corale dei San Antonio Spurs, bisogna tuttavia prendere contatto con la realtà di Oklahoma, che non è mai stata fondato su un gioco collettivo. Sicuramente non ci si può aspettare che la squadra di Brooks inizierà a farlo a due gare dalla fine della stagione e con i migliori giocatori fuori per infortunio. Piuttosto, il vero tema che tormenta tutti i tifosi dei Thunder continua a rimanere quello legato ad una difesa che troppo spesso e troppo facilmente concede più di 100 punti a partita agli avversari.
Nell’altro match, il destino ha voluto essere ancora più beffardo nei confronti di Oklahoma: infatti, a sfidare i Pelicans di uno stratosferico Anthony Davis ci saranno i San Antonio Spurs, che sono stati i grandi rivali proprio dei Thunder negli ultimi anni a Ovest durante i playoff. Questi Spurs sono al momento in uno stato di grazia, certificato da 11 vittorie consecutive e un possibile balzo dal settimo posto al secondo nella Western Conference grazie alla partita in Louisiana.
Bisognerà tuttavia vedere se questa lunga striscia di vittorie che sta accompagnando i texani proseguirà fino alla fine della regular season o si interromperà proprio all’ultimo atto. L’idea di uno sgambetto a distanza da parte degli Spurs nei confronti del figliol prodigo Sam Presti al momento sembra essere un pensiero troppo cattivo, ma che tuttavia è passato nella mente di ogni tifoso dei Thunder.


