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NBA, chi vincerà il premio di MVP 2023-24? Ecco tutti i favoriti

di Riccardo Rivoli
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Gli altri favoriti

Luka Doncic

Anche Luka Doncic, come Antetokounmpo, è in cerca di vendetta. L’anno scorso lo sloveno ha dominato la prima parte di stagione con numeri stratosferici, che hanno fatto pensare che potesse seriamente lottare per l’MVP. Complice qualche infortunio e il declino post trade deadline dei suoi Mavs, in poche settimane si è passati da parlare di Luka come un fenomeno a parlarne come un flop. Il numero 77 l’anno scorso ha fatto un passo indietro e quest’anno deve ridimostrare a tutti che non è solo capace di accumulare grandi statistiche, ma anche di trascinare una squadra da leader, come fece due anni fa portando i suoi Mavs alle Conference Finals. 

Doncic come giocatore in sé ha il talento e i numeri per vincere l’MVP, ma il problema più grosso per lui potrebbe essere la squadra. La convivenza con Kyrie Irving l’anno scorso si è dimostrata piuttosto difficile, ma se dovessero trovare la giusta alchimia, ci troveremmo di fronte a una delle migliori coppie offensive della Lega. I problemi di Dallas però sono soprattutto in difesa e purtroppo l’arrivo di Grant Williams non risolverà magicamente le cose. I Mavs difficilmente potranno lottare per le prime posizioni con una difesa così scarsa e questo non agevolerebbe Luka.

Anche Doncic stesso dovrà migliorare. Per portare in alto una squadra non bastano i 32 punti e i 9 assist di media, ma servirà qualcosa in più. A partire da una maggiore applicazione in difesa: nessuno gli chiede di essere in corsa per il DPOY, ma quanto meno di non essere un buco. Poi c’è il solito problema delle proteste: l’anno scorso Luka era arrivato al fatidico 16esimo fallo tecnico stagionale che causa l’espulsione per la partita successiva, poi rescisso dalla Lega. Lo sloveno ha il brutto vizio di protestare letteralmente ad ogni azione, ogni volta che penetra in area e spesso si scorda di tornare in difesa per parlare coi direttori di gara. Può sembrare un problema da poco, ma così non è, perché lo distrae e manda un segnale negativo ai compagni, oltre a fargli vedere dagli spogliatoi tanti finali di partita.

Jayson Tatum

Tatum ogni anno è un candidato, ma non si ha mai la sensazione che lo possa vincere davvero. Un motivo potrebbe essere il fatto che condivida il palcoscenico con un altro giocatore dalle cifre altisonanti come Jaylen Brown o un altro motivo potrebbe essere la discontinuità delle percentuali, soprattutto nel tiro dal palleggio oppure semplicemente non è ancora arrivato il momento giusto. 

Boston ha rivoluzionato la squadra e ha aggiunto ulteriore talento offensivo a quello che c’era prima con l’arrivo di Kristaps Porzingis. Il lettone richiederà i suoi tiri, non si accontenterà di fare da contorno a Tatum e questo potrebbe togliere allo 0 volume offensivo. Allo stesso tempo con Porzingis e senza Williams III sono cambiate totalmente le spaziature e questo potrebbe permettere a JT di giocare di più vicino a canestro e in post, dove ha pochi eguali nel suo ruolo. Se dovesse succedere tutto questo, Tatum potrebbe compensare il minor numero di tiri con una maggiore efficienza offensiva e probabilmente anche con un maggior numero di assist a partita, visto che attirerebbe tanti raddoppi su di sé.

Nello scontro diretto con Doncic, lo sloveno ha dalla sua le statistiche individuali, mentre JT ha dalla sua il record di squadra, che negli ultimi anni è sempre stata una certezza. Insieme ai Bucks, i Celtics sono i padroni indiscussi della Eastern Conference e dovrebbero stabilirsi anche quest’anno tra le prime tre posizioni senza grossi problemi.

Stephen Curry

Finché continuerà a respirare, Curry sarà di diritto nella lista dei favoriti per l’MVP.

Golden State ha fatto la muta per l’ennesima volta nell’ultimo decennio, ma il nucleo della squadra rimane sempre quello e Steph sarà per l’ennesima volta il condottiero degli Warriors. Come per Doncic, anche qui sarà curioso vedere come Kerr gestirà la convivenza tra il 30 e Chris Paul. Probabilmente CP3 guiderà la second unit, giocando quindi da sesto uomo e nei momenti in cui i due condivideranno il palcoscenico credo che per Steph non sarà un grosso problema giocare di più senza palla. 

Le uniche incognite per quanto riguarda il due volte MVP sono il record di squadra e la tenuta fisica. La squadra è ancora forte e sulla carta può aggiudicarsi un posto ai playoffs diretti, ma l’arrivo di Paul ha scombussolato tutto e bisognerà vedere se riuscirà a inserirsi adeguatamente in una squadra che ha sempre avuto uno stile di gioco molto diverso dal suo. E poi non si può ignorare che il 14 marzo prossimo Steph spegnerà 36 candeline e vista anche la sua tendenza a infortunarsi, la possibilità che non arrivi a 65 partite giocate c’è. 

Tra questi tre vedo Tatum e Doncic più o meno a pari merito, entrambi sotto ai soliti tre, ma con grandi chance di vittoria e anche grosse incognite. Curry lo vedo un gradino sotto, soprattutto per le incertezze degli Warriors, ma il numero 30 è ancora tra i giocatori più forti al mondo, quindi non si può escludere.

Anche Ja Morant potrebbe rientrare in questa categoria, ma a causa della sua squalifica non potrà prendere parte alla lotta per l’MVP. Le 25 partite di squalifica gli permettono di giocare massimo 57 partite, che sono meno delle 65 minime.

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