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Sarà Becky Hammon la prima donna head coach in NBA?

di Virginia Sanfilippo

I tempi sono maturi per un head coach donna in NBA, parola di Adam Silver. L’attuale commissioner della National Basketball League si è sempre dimostrato un visionario in tema di cambiamenti, ma quella che auspica in tema di coaching sarebbe una rivoluzione dal tono clamorosamente epocale. Interrogato da ESPN sulla possibilità di vedere una donna al ruolo di comando in un team NBA, Silver ha risposto che di sicuro ci sarà, e prima di quanto ci si possa aspettare.

Dunque la domanda successiva che ci si pone è: “Chi sarà la prima donna a ricevere tanta fiducia?”. Il primo nome che viene in mente è naturalmente quello di Becky Hammon, che già nella stagione 2014-2015 è stata la prima donna ad occupare il posto di assistant coach dei San Antonio Spurs.

Mandatory Credit: Soobum Im-USA TODAY Sports ORG XMIT: USATSI-179528

Scelta sette volte per il WNBA All-Star (2003, 2005, 2006, 2007, 2009, 2010, 2011), Rebecca Lynn Hammon ha cominciato la sua carriera di giocatrice nelle New York Liberty, per poi accumulare una serie di risultati in giro per il mondo e chiudere la sua esperienza col basket giocato con la maglia delle San Antonio Stars.

Mike Monroe del San Antonio Express-News ha raccontato di come Hammon sia entrata a far parte della squadra nero-argento. A pochi giorni dal suo 37esimo compleanno, Hammon sapeva ormai che i suoi giorni da giocatrice erano quasi agli sgoccioli. Un brutto infortunio al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e una stagione passata in panchina l’avevano costretta ad ammettere che era ormai giunta l’ora di appendere la maglia al chiodo, ma le avevano anche fatto capire di esser pronta per mettersi alla prova in una sfida nuova: diventare un coach.

Presa questa decisione, il passo successivo fu quello di andare dal suo allenatore alle San Antonio Stars, Dan Hughes, e raccontargli quello che voleva diventare. “Aveva avuto l’intero anno per star lì seduta ad osservare tutto dalla panchina. Aveva saputo studiare benissimo le partite e aveva imparato molto, durante tutto l’arco della stagione. Potevo vedere nella forza del suo sguardo che allenare era veramente una cosa che voleva fare. Quando mi chiese che cosa dovesse fare per prepararsi ad essere un coach, seppi che era arrivato il momento di coinvolgere Pop e R.C. (Buford, general manager degli Spurs).”

Popovich e Buford conoscevano ed apprezzavano già la sua competitività, la sua intelligenza cestistica ed il livello delle sue capacità. Sapere che voleva allenare non fu una sorpresa e da quel momento la invitarono a trascorrere tutto il tempo che volesse con lo staff degli allenatori degli Spurs. Hammon divenne una presenza fissa ai meeting e agli allenamenti, diventando a tutti gli effetti un membro dello staff, anche se non un membro ufficiale.

“Stavo lì, come una mosca sul muro ad immergermi in tutto ciò che veniva fuori durante la visione dei filmati. Ho passato un sacco di tempo ad ascoltare tutti i commenti che i coach facevano guardando e riguardando ogni piccolo spezzone di gara. Sul serio, era fantastico poter portare le relazioni che avevo con queste persone ad un livello diverso, ero una spugna avida di imparare da loro”.

Mai un dubbio sulla scelta fatta da parte di Pop: “La rispettavamo sia come individuo che come giocatore e averla attorno era grandioso, perchè Becky è una che sa vivere la vita. Avendola osservata lavorare per il team durante tutto l’arco della stagione, credo che il suo basketball IQ, la sua etica del lavoro e le sua capacità di gestione dei rapporti interpersonali siano di grandissimo beneficio per gli Spurs“.

Viste le premesse, il rapporto di Becky con gli Spurs non potè far altro che prendere forme sempre più solide. Il 23 luglio 2014, Becky Hammon annunciò il suo ritiro dal basket giocato. Meno di due settimane dopo, il 5 agosto, i San Antonio Spurs la nominarono assistant coach full-time, e pagata, per la stagione 2014-2015 (prima volta nella storia NBA) e, un anno dopo, Becky divenne la prima head coach donna a guidare una squadra NBA in Summer League, portandola per di più alla vittoria.

Ormai da più tre anni, Becky Hammon fa parte della famiglia nero-argento. Pop ha continuato ad esprimersi con la massima stima nei suoi confronti: “Sa esattamente come fare le cose e i nostri giocatori rispondono benissimo al suo impatto. Le viene naturale. Ha un contatto diretto con la gara, la capisce. Ti da l’impressione di essere quel tipo di coach come Avery Johnson, Steve Kerr o Budenholzer“.

Andare a scuola da Gregg Popovich non è un lusso per tutti. Becky Hammon ha conquistato questo diritto sul campo, concretamente, ma tre anni di scuola dal miglior maestro in circolazione non sono un pass automatico verso una panchina. Mike Budenholzer ha passato la bellezza di 17 anni alla corte di Popovich prima di approdare su una panchina NBA, e 12 stagioni hanno visto Brett Brown rimanere assistente agli Spurs, prima di diventare l’head coach dei Philadelphia 76ers.

Dunque, realisticamente, nonostante il paragone più che lusinghiero con uno come Steve Kerr, quanto passerà prima di poter vedere Becky Hammon a dirigere da head coach una squadra NBA?

Nonostante le rassicurazioni di Adam Silver, in realtà, i tempi non sembrano del tutto maturi per immaginare uno scenario del genere, anche solo per non rischiare di bruciare, come troppo spesso avviene nel calcio italiano, un nome in grado di far bene in futuro ma troppo inesperto per essere ingaggiato già da adesso. Becky Hammon e le altre sue colleghe, come Nancy Lieberman, Dawn Staley o Tamika Catchings, sanno di poter contare sull’appoggio, per lo meno su quello manifesto, dell’attuale Commissioner NBA (il che è già una notizia in un mondo come quello del coaching NBA, dominato dagli uomini), ma sanno anche che dovranno lavorare e studiare ancora tanto, prima di poter ambire ad un ruolo del genere.

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