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Take Apart: ABA, la faccia sfrontata del basket americano

di Olivio Daniele Maggio

1976. Il tramonto dell’altra faccia del basket americano, quella sfrontata, quella spettacolare e anticonformista appartenente alla American Basketball Association, meglio conosciuta con l’inconfondibile acronimo ABA.  Non c’era via di scampo, con la mannaia della crisi economica della lega e delle franchigie (dovuta soprattutto alla mancanza di un contratto televisivo) che aveva colpito in maniera fatale. Dave DeBusschere, vicepresidente dei New York Knicks ma titolare anche della carica di commissioner del campionato non aveva potuto altro che constatare che non si poteva andare avanti, chiudendo così i battenti dopo quasi 10 anni di attività.

Julius Erving.

Julius Erving, una delle stelle della ABA.

Era il 1967 quando l’ABA venne alla luce del mondo, dove a deliziare gli appassionati della palla a spicchi c’era già la NBA. Per attirare interesse e pubblico ma anche per distinguersi bisognava però proporre qualcosa di diverso, qualcosa un po’ fuori dagli schemi. Fu così che il primo commissario George Mikan istituì un paio di regole che aiutarono all’ascesa: l’istituzione della linea dei tre punti, 30 secondi a disposizione delle squadre per concludere l’azione e l’utilizzo del particolare pallone coi colori della bandiera statunitense. Un cocktail piacevole e frizzante apprezzato per lo stile di gioco offensivo e aggressivo, dove spiccavano giocate individuali come schiacciate e acrobazie che hanno strappato migliaia di applausi.  Da Memphis a Miami, passando per Pittsburgh, Baltimora, Anaheim e San Diego: l’estrosa lega si radicalizzò nelle realtà di periferia anche grazie al contributo ‘profetico’ delle varie superstar che, oltre ad entusiasmare la gente sul parquet, vestivano letteralmente il ruolo di icone grazie ai loro look spesso stravaganti ( si ricordano i jeans a zampa d’elefante, le camicie fiorate o i giubbotti di pelle).

Tra gli attori protagonisti scesi sul palcoscenico c’è stato Julius ‘Doctor J’ Erving, uno dei giocatori più rivoluzionari ed influenti nella storia del basket, che ha vestito le casacche dei Virginia Squires e dei New York Nets, prima di consacrasi e vincere un titolo in NBA coi Philadelphia Sixers; per non parlare di George Gervin, compagno di squadra di Erving e guardia con una certa freddezza nel infilare canestri a volontà (non per questo era soprannominato ‘Ice Man’); Moses Malone, leggendario specialista a rimbalzo, ha servito la causa di Utah Stars e i Spirits of St. Louis, mentre Artis Gilmore si è imposto con il suo stile di gioco basato prettamente sul fisico coi Kentucky Colonels.

George Gervin.

George Gervin.

La formula del campionato ricalcava quella della National Basketball Association: dodici franchigie divise in due Conference (Eastern e Western Division) che disputavano prima la regular season e poi i playoff con le finali di Conference e le finali ABA, al meglio delle sette partite. Gli Indiana Pacers sono quelli che si sono portati a casa più titoli (3), invece gli ultimi a vincere sono stati i New York Nets, che nell’ultimo atto della stagione 1975/1976 ebbero la meglio sui Denver Nuggets. L’ultimo atto, nel verso senso della parola.

Già, perchè le casse erano vuote e le difficoltà erano ormai insormontabili. Fu così che, per far sopravvivere ancora un pezzo di ABA, i New York Nets (ovvero gli attuali Brooklyn Nets) , i Denver Nuggets, i San Antonio Spurs e gli Indiana Pacers vennero assorbiti dalla NBA. Il resto andò in cascina, nel dimenticatoio, salvo poi riprendere vita nel 1999, quando nacque un omonimo campionato ancora in vigore nonostante le tante peripezie: ma non si tratta della stessa cosa. La vecchia ABA infatti, con la sua breve ma intensa e spericolata esistenza, ha dato vita ad un culto che si è guadagnato una bella fetta di seguaci.

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