Come è ormai abitudine da qualche anno, gli Oklahoma City Thunder cominciano la stagione da vera e propria contender.
Tuttavia finora, per un motivo o per l’altro, i Thunder non sono mai riusciti ad arrivare all’ambito anello. Nonostante ciò i tifosi hanno sempre nutrito la certezza che, con questi giocatori, prima o poi si sarebbe arrivato a un titolo. Questa certezza però quest’anno non ci sarà: infatti, dalla fine della prossima stagione, la superstar di OKC Kevin Durant sarà free agent e potrà quindi valutare lui stesso il proprio futuro.
La decisione che la stella dei Thunder prenderà la prossima estate non cambia solamente il suo futuro, ma quello di un’intera franchigia e, probabilmente, dell’intera lega.

Kevin Durant
Prima di provare ad azzardare un’analisi sul possibile futuro di Durant e dei Thunder è meglio ripercorrere il recente passato e guardare un po’ più da vicino tutte le vicissitudini che hanno caratterizzato una delle squadre perdenti (per ora) più forti di sempre.
Nelle ultime 5 stagioni i Thunder sono stati in grado di mettere a segno 266 vittorie (secondo miglior record dietro solo a San Antonio) e hanno avuto a disposizione un roster in grado di far invidia a molti, con due tra i giocatori più forti in circolazione.
In questi anni Durant a livello individuale ha vinto tutto ciò che c’era da vincere: MVP Award, All-Star Game MVP e 4 volte miglior marcatore, anche se non è mai riuscito a raggiungere il premio di MVP delle Finals.
Il suo compagno di squadra Russell Westbrook non è stato da meno: pur non potendo vantare tutti i titoli del compagno, è comunque stato in grado di garantirsi un All-Star Game MVP e il premio di miglior marcatore della lega.
Non molto tempo fa i destini dei due compagni di squadra sembravano inscindibili. Nel 2009 si mostravano alla lega per quello che effettivamente erano e, nel 2012, nonostante la sconfitta in finale arrivarono ad esprimere un livello di gioco tale da portare gli addetti ai lavori a chiedersi non più quando sarebbero stati in grado di vincere un titolo, ma quanti titoli sarebbero stati in gradi di portarsi a casa.

La Chesapeake Energy Arena
Purtroppo però lo sport sa essere crudele e, da quel momento in poi, ogni tentativo di scalata ala vittoria di OKC si è trasformato in una sonora sconfitta.
Nel 2013 ci fu l’infortunio di Westbrook al primo turno di playoff che rovinò una stagione da 60 W; mentre l’anno successivo arrivò una nuova sconfitta in finale di conference a causa dell’infortunio di Serge Ibaka, promosso quell’anno a terzo violino della squadra.
La storia NBA è piena di esempi di grandi squadre flagellate dalla sfortuna, basti pensare ai Suns di D’Antoni o Nash con l’infortunio di Joe Johnson nel 2005, o ai Kings del 2001 con quel tocco di Divac a rimbalzo direttamente nelle mani di Robert Horry “Se OKC non dovesse vincere nei prossimi anni sarà un caso molto simile ai Seattle di Vin Baker, Brent Barry, Gary Payton e Shawn Kemp” dichiara l’ex Thunder Reggie Jackson a ESPN.
Oggi però sia Durant che Westbrook sono più maturi e la crescita di tutto il team dà loro l’opportunità di affrontare l’anno con una squadra probabilmente superiore a quelle viste negli anni precedenti.
Se infatti Durant dovesse rifirmare a fine stagione, questi Thunder si ritroverebbero ad essere una squadra di primissimo livello per molti anni a venire, mentre se invece dovesse accadere che una delle due stelle (il contratto di Westbrook scade fra due anni) decidesse di lasciare la squadra, allora comincerebbe una ricostruzione che porterebbe i tifosi a parlare veramente di una delle squadre perdenti più forti di tutti i tempi.

Russell Westbrook con Kevin Durant
Durant nel corso di questa estate si è mantenuto molto calmo e ha rilasciato pochissime dichiarazioni, probabilmente solo quelle per cui era obbligato: il giocatore sa benissimo che la prossima stagione sarà caotica e ricca di emozioni e per questo motivo sta cercando di mantenere la disciplina dando meno peso possibile alla futura free agency.
Se Durant dovesse rimanere a Oklahoma sarebbe un segnale anche per tutte le altre franchigie NBA che, come OKC, stanno provando a costruire squadre competitive nonostante si trovino in uno small market sia a livello economico che mediatico.
Purtroppo però, come in quasi tutti gli sport professionistici, il denaro conta sempre più e l’ultimo contratto miliardario siglato tra l’NBA e la ESPN non cerca certamente di limitare la situazione: per il prossimo anno infatti è previsto un incremento di 20 milioni del salary cap, permettendo praticamente a qualsiasi team di offrire un contratto a Durant.

Il GM dei Thunder Sam Presti: il futuro della franchigia passa per le sue mani
La decisione di Durant quindi avrà anche conseguenze per così dire “politiche” all’interno dell’NBA. Infatti questa corsa alla superstar potrà essere valutata anche come una sfida tra modelli di gestione delle franchigie: se da una parte ci saranno le grandi franchigie con montagne di soldi, dall’altra ci saranno quei team con una visione più a lungo termine del progetto, in cui i vari elementi sono inseriti gradualmente.
Sarà quindi una questione di soldi a spingerlo verso il prossimo contratto? O sarà la lealtà? A Oklahoma i fans, legatissimi alla loro superstar, sono convinti che anche Durant sia legato alla città che lo ha praticamente adottato.
Oklahooma City è cresciuta (e non di poco) in questi anni grazie allo spettacolo che la coppia Durant-Westbrook è riuscita ad offrire in campo: grazie alle loro partite sono stati aperti nuovi alberghi, nuovi ristoranti e Oklahoma City si è rapidamente evoluta da piccola città universitaria a una vera e propria metropoli. Questi giocatori sono praticamente riusciti a portare per la prima volta la città al centro dello sport americano, diventando degli autentici eroi nell’immaginario collettivo.
Insomma, quella che aspetta il numero 35 non sarà una facile decisione e contiene veramente tante variabili, prima fra tutte i risultati di quest’anno.
Una star di questo calibro sa benissimo che non è unicamente una questione di denaro, ma che bisogna tenere conto di tutte le conseguenze: un terremoto del genere potrebbe infatti lasciare un grosso segno all’interno della franchigia e di una città che finalmente èriuscita a entrare nell’elite dello sport americano.
Per NBA Passion,
Federico Sarchi

