Sappiamo tutti che, al giorno d’oggi, le carriere NBA sono diventate più lunghe, e che il metro di paragone utilizzato dalla lega per quanto riguarda la longevità dei giocatori è LeBron James.
Ancora in perfetta forma, e con una media di quasi 30 punti a partita all’età di 38 anni, tutti si aspettano che i giocatori della lega reggano il ritmo del gioco come lui, e viene costantemente chiesto a tutti loro quali siano gli obiettivi della propria carriera, o quale pensino sia il momento giusto per dire addio alla pallacanestro.
Recentemente, Draymond Green dei Golden State Warriors ha dichiarato di sentire già abbastanza vicina la fine del suo percorso da cestista, e di aver guardato in faccia alla realtà, accettando che il suo ritiro potrebbe non avvenire con il team gialloblu.
La fine della dinastia Warriors
Tutti i fan degli Warriors sanno che il magico trio composto da Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green non potrà dominare la NBA per sempre. E ad esserne consapevole è anche il proprietario della squadra, Joe Lacob.
In un mondo ideale, Curry, Thompson e Green si ritirerebbero alla fine di una carriera passata interamente a San Francisco. Ma, secondo quanto riportato da Tim Kawakami di The Athletic, c’è da ammettere che, sebbene tutti desiderino ciò (soprattutto i diretti interessati), la realtà è molto meno romantica.
“Che ci piaccia o meno, i giocatori invecchiano e le loro abilità si deteriorano” sostiene Lacob. “Vorremmo che si ritirassero tutti e tre come Warriors, lo vorremmo davvero. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per fare in modo che sia così ma purtroppo, se si guarda alla storia dello sport professionistico, e in particolare alla storia della NBA, non sempre finisce così. I giocatori vogliono resistere più a lungo di quanto effettivamente possono. Le organizzazioni a volte cercano di aggrapparsi troppo ai sogni”.
Con l’accumularsi degli stipendi e il lento deteriorarsi delle abilità dei Big 3 del team, Lacob ritiene che prima o poi qualcosa cederà. Ma non è ancora chiaro se stiamo parlando di tagli agli stipendi o di trattative commerciali.
“Bill Walsh una volta ha detto: ‘Meglio scambiare un giocatore un anno prima che un anno dopo’. Non sto dicendo che stiamo necessariamente pensando a questo, ma è una possibilità importante. In ogni caso, è una valutazione molto difficile” continua Lacob.
Un ipotetico futuro di Green lontano da Golden State
In particolare, in un’intervista con Taylor Rooks di Bleacher Report, Daymond Green ha parlato di un suo ipotetico futuro lontano da Golden State, avendo la possibilità di diventare free agent già quest’estate.
Che questa possa essere l’ultima stagione degli Warriors per come li conosciamo, ormai non è più un segreto. O, perlomeno, che questa possa essere l’ultima stagione degli Warriors con l’orso ballerino in quintetto.
E questo lo ha fatto intendere Green stesso, che ha ammesso esserci un’altissima probabilità di salutare San Francisco.
“Molto sinceramente, i segnali sono chiarissimi. Capisco come funziona il business in questo gioco. Spesso noi giocatori tendiamo a pensare che ci sia dovuto qualcosa per quello che abbiamo fatto in passato, ma sarei un’idiota a pensarla così. Finirei per rimanere deluso. Al contrario bisognerebbe dire: ‘Voglio imparare come funziona’. Se non sai come funziona, allora puoi essere colto alla sprovvista e dire ‘Oh, pensavo che sarei rimasto per sempre qui, visto tutto quello che ho fatto’. Mi piacerebbe rimanere qui per sempre, ma so come funzionano la luxury tax e i contratti, e capisco che i giovani vanno pagati, per questo dico che i segnali sono chiari” dichiara il diretto interessato.
Green ha le idee chiare: ancora 4 anni in campo, poi il ritiro
Successivamente, Green ha provato ad ipotizzare quando potrà chiudere la carriera, abbandonando la NBA, ed ha dichiarato di non vedersi sul parquet della lega a 40 anni compiuti e passa.
Al podcast Know Mercy, di Stephen A. Smith, l’orso ballerino ha infatti dichiarato che fermarsi ad un totale di 15 stagioni NBA giocate, gli sembra un obiettivo ragionevole da raggiungere.
“Abbiamo un tempo molto limitato per fare quello che stiamo facendo” sostiene. “Se devo essere sincero, non voglio giocare a basket fino a 40 anni come ha fatto LeBron. Ho sempre detto che il mio numero magico è il 15. Una volta arrivato a 15 stagioni giocate in NBA, sarò felice e inizierò a fare qualcos’altro. Voglio che i giovani prendano il sopravvento. Non mi interessa giocare 20 anni in NBA, non è quello che voglio. Sono stato molto fortunato ad avere avuto questa carriera, e ad aver giocato nel miglior campionato professionistico del mondo. Ma tutte le cose belle finiscono. Non voglio essere uno di quei giocatori che, alla fine della propria carriera, se ne vanno in giro per la lega con l’obiettivo di acchiappare un assegno importante. Così rinnegherei me stesso. So che fisicamente posso ancora farcela per 4 anni, conosco il mio corpo. Dopodiché, mi godrò la vita”.
I grandi giocatori di solito non si ritirano quando sono ancora vicini al loro picco, o comunque al livello necessario per giocare da titolare.
Green non è lo stesso mago che era in difesa qualche anno fa, ma viaggia ancora con una media di 7.9 punti, 7 rimbalzi, 6.7 assist e 0.9 palle rubate. Dunque, se a 36 anni giocherà ancora in questo modo, potrebbe cambiare idea riguardo alla durata della sua carriera.
Ha spiegato di essere giunto a questa conclusione anche perché, essendo un trash talker professionista, non vuole essere più il destinatario di insulti verbali provenienti dai suoi colleghi, riferendosi al tipo di offese che ha rivolto lui stesso a Paul Pierce durante la sua ultima stagione.
La quindicesima stagione NBA di Green, al termine di cui compirà 37 anni, cadrà a cavallo del 2026/27. E questa tempistica pone ancora più attenzione sul contratto dell’orso ballerino.
Il contratto di Green prevede una player option per la stagione 2023/24, ma il giocatore potrebbe rifiutarla, diventare free agent e iniziare a cercare un contratto più redditizio.
Infatti quello che gli Warriors devono decidere è quanto denaro, e quanti anni garantiti, offrire a Green, con il rischio che il livello delle sue prestazioni possa diminuire drasticamente ogni anno.
Se Green deciderà di esercitare la sua player option da 27.5 milioni di dollari, gli Warriors (escludendo l’ipotesi di uno scambio) non avranno alcuna decisione scomoda da prendere. Ma, in caso contrario, bisognerà affrontare qualche grattacapo.
E, come ha riferito The Athletic in estate, anche se Green preferirebbe rimanere con gli Warriors, potrebbe essere disposto ad esplorare altre opzioni per ottenere il tipo di contratto che desidera.
Dunque non c’è alcuna garanzia che Green rimanga con la maglia degli Warriors fino alla stagione 2026/27, anche se un compagno di squadra di Golden State, che indossa la maglia numero 30, preferirebbe che lo facesse.
Ma l’obiettivo principale dell’orso ballerino rimane comunque un altro, e cioè entrare nella Hall of Fame.
“Penso e spero di entrare nella Hall of Fame. Ma il mio percorso non sarà quello tipico. Non si può guardare alle mie statistiche e dire: ‘Questo giocatore è un Hall of Famer’. Ma se si conosce bene il basket, allora penso di avere una chance” dichiara.
Green è probabilmente il miglior difensore della sua generazione, e uno dei migliori di sempre, oltre che una mente offensiva brillante.
Senza la magistrale capacità di Green di analizzare le difese avversarie istantaneamente, Golden State non potrebbe giocare con Curry off the ball, e ciò li rende così unici e quasi impossibili da marcare.
Quando la sua carriera si concluderà, dovrebbe decisamente essere coronata da un’ingresso nella Hall of Fame perché, a parte Stephen Curry, nessun membro degli Warriors (che sia un giocatore, allenatore o membro del front office) è responsabile come Green nella creazione di quella che si è rivelata una delle più grandi dinastie del basket NBA.
Che Draymond Green alla fine entri nella Hall of Fame o no, nessuno può negare l’ottimo lavoro che ha fatto durante tutta la sua carriera. E ciò lo porterà a ritirarsi come uno dei migliori difensori della storia della lega.

