Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiWild, Wild Est: qualcosa sta cambiando in NBA

Qualcosa sta cambiando in NBA. Se è vero che la Western Conference può vantare almeno cinque serissime candidate al titolo (Warriors, Spurs, Clippers, Thunder e – seppur partiti malino – Rockets), è altrettanto vero che sulla costa atlantica degli USA c’è grandissimo fermento, come non accadeva da diversi anni.

Di sicuro rimangono alcune squadre che definire impresentabili sarebbe un complimento, come Philadelphia e Brooklyn, alle prese con una più che tormentata fase di ricostruzione, ma dopo un mese di regular season tutte le altre tredici franchigie possono nutrire più che sensate ambizioni da playoff.

la-sp-cn-lebron-james-chris-paul-20150504La supremazia dei Cleveland Cavaliers non appare in pericolo, e verosimilmente saranno ancora LeBron e compagni a rappresentare la Eastern Conference alle prossime NBA Finals. Kevin Love ha finalmente trovato i minuti, i tiri e lo spazio che cercava, ripagando coach Blatt con una serie di grandi prestazioni e, soprattutto, con quella continuità di rendimento che lo scorso anno faticava ad arrivare. In attesa del rientro di Kyrie Irving, Mo Williams si sta rivelando un validissimo sostituto e, con buona pace dell’eroico Dellavedova visto alle scorse Finals, un ottimo leader per la second unit una volta che Uncle Drew sarà tornato a disposizione. E poi c’è sempre il Re, che negli ultimi anni ha dimostrato di tenerci particolarmente a giocare fino a giugno…

Alle spalle della corazzata wine and gold si prospetta una bagarre di motociclistiche proporzioni per stabilire le prime otto della classe, tra grandi conferme e piacevoli sorprese.

hoibergIn attesa di capire esattamente dove possono arrivare i Chicago Bulls, alle prese con i grandi cambiamenti tecnico-tattici voluti dal nuovo coach Fred Hoiberg (come ad esempio l’esclusione dal quintetto dell’ex-candidato MVP Joakim Noah) e con un Derrick Rose ancora troppo incostante (seppur rimpiazzato nel ruolo di leader da un Jimmy Butler in continua crescita), i piani alti della Eastern Conference vedono il gradito ritorno delle “nobili decadute” Miami Heat e Indiana Pacers.

La squadra delle Florida sembra essersi messa alle spalle una volta per tutte l’era LeBron James. I leader riconosciuti sono ovviamente Chris Bosh e Dwyane Wade (che, con tutti gli scongiuri del caso, sembra godere di ottima salute), supportati dal più che affidabile trio Dragic-Deng-Whiteside, con quest’ultimo divenuto ormai una certezza soprattutto in fase difensiva. Con un roster così profondo, in cui convivono veterani di grande livello come Gerald Green e Chris Andersen  e giovani decisamente futuribili come Justise Winslow e Tyler Johnson, il team di Erik Spoelstra può essere un ostacolo durissimo per chiunque ambisca alle Conference Finals 2016. Ad Indianapolis, dopo la scorsa stagione funestata dal bruttissimo infortunio di Paul George, sta tornando l’entusiasmo attorno agli uomini di Frank Vogel.

PG13 è tornato e sembra fare decisamente sul serio, viaggiando a 27,2 punti di media (statistiche aggiornate al 30/11) e mostrando quei lampi di classe che un paio di stagioni fa lo misero tra i papabili MVP. Tanto per gradire, queste sono le cifre delle sue ultime partite: 34 punti vs. Sixers, 20 vs. Bucks, 40 vs. Wizards, 33 vs. Bulls, 39 vs. Lakers. Attorno a lui un supporting cast di grande qualità ed esperienza, guidato dal solito George Hill, da un Monta Ellis perfettamente integrato nel nuovo sistema di gioco e da C.J. Miles, una delle piacevoli sorprese di questo inizio di stagione.

Con Toronto e Atlanta che viaggiano ad un ritmo da “pilota automatico” verso un tranquillo piazzamento ai playoff, la lotta più sanguinosa sarà quella che assegnerà gli ultimi due posti disponibili per la post-season.

Washington Wizards e Milwaukee Bucks, che finirono la scorsa RS rispettivamente con il quinto e il sesto piazzamento, hanno avuto un inizio piuttosto zoppicante. Se la partenza dei Wizards è stata fortemente condizionata dalle prestazioni troppo altalenanti di John Wall, i giovani rampanti allenati da Jason Kidd stanno facendo estremamente fatica a prendere il volo. Per entrambe le franchigie le note positive non mancano di certo: nella capitale splende sempre di più la stella di Bradley Beal, mentre nella città di “Happy Days” si festeggiano il ritorno di Jabari Parker (che, pur senza strabiliare, sta lentamente ritrovando la condizione) e l’ottimo impatto di Greg Monroe, il giocatore che può permettere il definitivo salto di qualità ai Bucks.

Nicolas Batum.

Nicolas Batum.

Questo inizio stentato deve però far alzare qualche antenna, perché la concorrenza in ottica playoff è più agguerrita che mai. Se i Boston Celtics si mantengono attorno ad un 50% di vittorie senza infamia e senza lode, gli Charlotte Hornets sono partiti fortissimo. Archiviato il fallimentare capitolo Lance Stephenson, Michael Jordan e soci hanno finalmente assemblato un roster di ottimo livello, completo in ogni reparto e con solisti di spicco come Kemba Walzer, Al Jefferson e Nicolas Batum.

La talentuosa ala francese ha colmato alla perfezione il vuoto lasciato dall’infortunio di Michael Kidd-Gilchrist, unendo alla solita efficacia difensiva anche grandi serate da top scorer (come la partita da 33 punti contro gli ex-compagni dei Blazers, che ha contribuito a renderlo “player of the week” ad est). Considerato anche il buon apporto dei due Jeremy (Lin e Lamb), la squadra della Queen City può coltivare serissime ambizioni playoff. Che le sciagure dei vecchi Bobcats vengano presto dimenticate?

In piena corsa per l’ottavo posto troviamo anche le tre squadre più sorprendenti di questo inizio di stagione: Orlando, Detroit e…New York! I Magic stanno finalmente iniziando a raccogliere i frutti del buon seminato delle scorse off-season. Dietro ai leader “storici” Tobias Harris, Nikola Vucevic e Victor Oladipo (con quest’ultimo di recente impiegato nelle insolite vesti di sesto uomo di lusso, con risultati piuttosto incoraggianti) si fanno largo i giovani Elfrid Payton ed Evan Fournier (attuale miglior realizzatore della squadra). Il tutto in attesa della definitiva esplosione di Aaron Gordon e Mario Hezonja, che darebbe un’ulteriore accelerata all’ascesa della squadra di coach Skiles.

A Detroit ruota tutto intorno alla coppia Reggie Jackson-Andre Drummond. L’ex guardia dei Thunder ha finalmente trovato la sua dimensione ideale, e in attesa del ritorno di Brandon Jennings ha preso in mano le redini della squadra, con la ciliegina sulla torta rappresentata dai 40 punti (career-high) rifilati a Portland l’8 novembre. Ma l’uomo-copertina del grande inizio dei Pistons è senza dubbio Drummond, che sta spaventando la lega a suon di doppie-doppie (UNDICI consecutive per iniziare la stagione, memorabile quella da 25 punti e 29 rimbalzi contro Indiana), con cifre che lo hanno messo di fianco a nomi leggendari come quelli di Wilt Chamberlain e Kareem Abdul-Jabbar (gli altri due giocatori ad aver registrato tre partite da 20 o più punti e 20 o più rimbalzi in tre delle prime sei gare stagionali). Da segnalare anche l’ottimo avvio di stagione di Kentavious Caldwell-Pope, ormai pilastro inamovibile del quintetto di Stan Van Gundy.

Dopo aver toccato il fondo nelle ultime, vergognose stagioni, si intravede la luce in fondo al tunnel anche tra i grattacieli di Manhattan. Il volto simbolo dell’accenno di rinascita dei Knicks è quello di Kristaps Porzingis, ventenne lettone, 216 centimetri e attributi d’acciaio, che ha saputo rispondere sul campo ai beceri fischi con cui i “tifosi” newyorkesi avevano accolto la sua chiamata nel corso dell’ultimo draft. Il manifesto del suo strepitoso debutto tra i pro è la gara del 21 novembre chiusa con 24 punti, 14 punti e 7 stoppate vinta contro gli Houston Rockets. Anche se è decisamente presto per fare paragoni esagerati (la frase “il nuovo Nowitzki” è stata usata troppe volte nell’ultimo mese…), di sicuro Kristaps rappresenta una ventata di aria fresca che non si vedeva da tempo nella Big Apple.

Oltre che all’esplosione del giovane talento europeo, il buon inizio della squadra di Derek Fisher è dovuto anche all’ottimo inserimento dei nuovi innesti. Arron Affilalo, Derrick Williams, Robin Lopez: di certo non stiamo parlando di LeBron James, Kevin Durant e Steph Curry, ma comunque di giocatori in grado di poter ridare un briciolo di dignità a quel che è rimasto dei derelitti Knicks. Con l’aggiunta di un ritrovato Carmelo Anthony, uno dei più letali attaccanti della storia del Gioco, l’ottavo posto può, anzi DEVE, essere un obiettivo.

Insomma, i tempi dei Celtics di Bird contro i Bad Boys di Detroit sono ancora lontani, e i top team, (Cavs esclusi) sono da tutt’altra parte, ma sotto le ceneri della desolata Eastern Conference qualcosa si sta muovendo… Che sia l’alba di una nuova era?

Per NBA Passion,
Stefano Belli

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