Home NCAA BasketballMarch Madness Draft NBA 2022: cosa ci ha detto la March Madness tra delusioni e sorprese

Draft NBA 2022: cosa ci ha detto la March Madness tra delusioni e sorprese

di Giacomo Brogi
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Arrivati a un passo dalle Final Four NCAA di New Orleans, una March Madness mai come quest’anno così emozionante e piena di colpi di scena sta per volgere al termine, e, come al solito, ci ha mostrato uno scenario completamente diverso rispetto alla regular season, confermandosi come uno degli scenari più imprevedibili ed affascinanti del mondo dello sport collegiale.

Inoltre vale le pena ricordare come il pubblico sia tornato a popolare gli spalti delle grandi arene NBA che hanno ospitato l’evento, e di conseguenza sia tornata anche quell’atmosfera magica di sana competizione tra le varie università, e che nessuna G-League Ignite o programma alternativo potrà mai sostituire. Ma, parlando delle prestazioni avvenute in campo, tra piacevole conferme,  grandi sorprese e sorprendenti eliminazioni, lo spettacolo non è assolutamente mancato. Proviamo a delineare un percorso di quanto è successo fin qui, e come tutto ciò inciderà sull’andazzo del draft NBA, in programma il prossimo 23 giugno al Barclays Center

Gonzaga e Auburn deludono, ma Holmgren e Smith sono da prima scelta assoluta al draft

In un torneo giocato sempre a gara secca in un campo neutro, è normale che fin da subito si possa incappare in sorprendenti eliminazioni. In generale, il torneo NCAA non lo vince quasi mai la squadra con i migliori talenti futuri a roster (di solito sempre dei one-and-done) ma quella con una rosa più profonda e solida, composta per la maggior parte da giocatori con molti anni di esperienza nel mondo collegiale. Il caso di Baylor la scorsa stagione ne è il più classico esempio. La squadra dell’università texana, pur non disponendo all’apparenza di nomi di particolare prestigio (tranne quel Davion Mitchell che, proprio durante quel torneo, ha fatto salire prepotentemente le sue quotazioni per il draft) ha saputo fin da subito imporre il suo gioco e il suo ritmo, sbarazzandosi in finale di quella Gonzaga imbattibile destinata alla vittoria finale. Quest’anno invece, al termine di una bellissima partita protrattasi fino ai supplementari, i Bears hanno ceduto al secondo turno il passo a North Carolina, che sta disputando un finale di stagione davvero incredibile, essendosi sbarazzata pure di UCLA alle sweet 16.

Ma, iniziando il nostro percorso proprio dai Bulldogs, anche quest’anno considerati sempre i grandi favoriti al titolo, non si può non parlare della clamorosa eliminazione alle sweet 16 contro la non certo irresistibile Arkansas.

Chet Holmgren, che fino a quel momento aveva disputato un superlativo torneo e che aveva messo a segno 11 punti e 14 rimbalzi in soli 23 minuti, sarà costretto ad abbandonare il match a causa del limite dei falli. Dopo l’uscita dal campo del numero 34 la squadra si squaglia, perdendo il principale perno difensivo nonché un giocatore dominante in quasi tutte le zone del campo.

Il parziale finale di 12-3 per i Razorbacks la dice lunga sull’incredibile caduta di Gonzaga, che per il secondo anno consecutivo perde clamorosamente l’opportunità di conquistare il suo primo titolo nazionale. Holmgren sembra invece ormai proiettato a diventare la prima scelta assoluta al prossimo draft, dimostrando di poter esser già pronto a compiere il grande salto. Lungo bianco perimetrale e con grandi abilità atletiche, sa muoversi molto bene in entrambi i lati del campo. Dotato di un ottimo tiro anche dall’arco, si è dimostrato tuttavia un incredibile stoppatore, arrivando a metterne a segno addirittura 7 in una singola partita quest’anno. L’unico punto debole è il fisico; Holmgren infatti pesa solamente 88 kg ed è di conseguenza molto fragile e maggiormente esposto a infortuni. Questo sarà un importante fattore da considerare in ottica NBA, e si dovrà lavorare molto quindi sull’aumento della massa muscolare. Ma se tutto questo verrà affinato, a mio avviso Holmgren potrà diventare un vero giocatore d’elite e affermarsi nella lega di pallacanestro più famosa al mondo.

Nonostante giocate come questa, Jabari Smith e la sua Auburn sono stati clamorosamente eliminati al secondo turno per mano dei Miami Hurricanes di coach Larranaga, vera e propria sorpresa di questo torneo, e che ha ceduto il passo solamente a una corazzata come Kansas alle Elite Eight. Ma, tornando ai Tigers, che nel corso della regular season della SEC conference hanno registrato un notevole exploit, chiudendo al primo posto con sole 3 sconfitte e ben 10 vittorie nelle prime 10 partite, ci si aspettava decisamente qualcosa in più. Dopo aver raggiunto il punto più alto con la prima posizione nei ranking NCAA, Auburn ha lentamente iniziato il proprio declino, perdendo clamorosamente ai quarti di finale del torneo SEC contro la non certo irresistibile Texas A&M e, come detto, al secondo turno della March Madness contro Miami. Peccato davvero, perché le dinamiche di squadra e lo stile di gioco visti nella prima parte di stagione erano di assoluto livello, ed avevano portato la quasi sconosciuta università dell’Alabama ai vertici del college basketball.

Per quanto riguarda Smith, che a inizio anno era stato ampiamente criticato per la sua scelta di giocare nei Tigers, possiamo dire comunque che sia riuscito a mostrare le sue immense qualità che gli garantiranno di essere scelto nelle primissime posizioni del prossimo draft. Ala agile, esplosiva e capace di far male sia in attacco in transizione che in difesa, con la sua grande abilità di saper difendere il ferro con ottimi posizionamenti. Potrebbe fare molto comodo in squadre come Houston o Orlando, a cui manca una vera ala tutto fare e dotata anche di un ottimo tiro dalla media. A mio avviso, Smith è decisamente il miglior giocatore disponibile in questo draft, perché capace di fare tutto grazie alla sua imponente struttura fisica.

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