Home NCAA BasketballMarch Madness Draft NBA 2022: cosa ci ha detto la March Madness tra delusioni e sorprese

Draft NBA 2022: cosa ci ha detto la March Madness tra delusioni e sorprese

di Giacomo Brogi
march madness

La situazione attuale 

A una settimana esatta dall’inizio delle final-four, le sorprese e gli spunti che questa March Madness ha delineato sono stati davvero tantissimi, tenendo incollati davanti allo schermo milioni e milioni di persone, e risultando fino ad ora la seconda edizione più vista degli ultimi 10 anni, dietro quella del 2015. Per una strana coincidenza, proprio sette anni fa fu l’ultima volta che Duke raggiunse le final-four, a conferma del fatto che, quando Coach K e i suoi ragazzi riescono ad arrivare fino in fondo, il pubblico aumenta notevolmente.

I Blue Devils vinsero il loro quinto titolo proprio quell’anno, trascinata da un promettente quartetto di freshman formato da Justise Winslow, Tyus Jones, Grayson Allen e Jahlil Okafor, e che all’epoca veniva considerato come uno dei più forti di tutti i tempi. Tre di questi quattro giocatori sono riusciti a ritagliarsi uno spazio fisso in NBA, mentre proprio Okafor, selezionato come terza scelta assoluta al draft 2015, non è riuscito a incidere e a dominare come aveva fatto al college. 7 anni dopo, Duke torna tra le prime quattro, battendo comunque un’insidiosissima Arkansas alle Elite Eight, e regalando a Krzyzewski la sua tredicesima apparizione all’atto finale del torneo NCAA (record assoluto). Sulla carta i Blue Devils sono i favoritissimi al titolo, potendo contare su un core giovanissimo, ma coeso e pieno di talento.

Le insidie tuttavia non mancheranno, perché in semifinale si ripeterà, per la terza volta in questa stagione e per la prima volta in assoluto durante il torneo NCAA, l’eterna sfida contro gli acerrimi rivali di North Carolina, che già quest’anno hanno creato diversi grattacapi ai ragazzi di Coach K.

I Tar Heels, dopo gli splendidi 18 anni con Roy Williams, hanno inaugurato quest’anno un nuovo capitolo della loro storia, conseguenti all’inaspettato ritiro del vecchio head-coach. L’assistente Hubert Davis ha raccolto la pesante eredità e, pur con un inizio a rilento, è riuscito ad imprimere il suo gioco alla squadra e a farsi apprezzare dalla tifoseria. Dopo la vittoria contro Duke nell’ultima partita di regular-season e una buona cavalcata nel torneo ACC, dove la squadra ha ceduto il passo in semifinale ai futuri campioni di Virginia Tech, North Carolina si è assicurata un posto nella March Madness, pur non partendo certo come una possibile finalista, essendo testa di serie numero 9 nella conference di appartenenza.

E invece, con grande sorpresa di tutti, il cammino dei Tar Heels fino a questo momento è stato netto e senza particolari intoppi. Dopo un’agevole vittoria al primo turno contro Marquette, le sorprese sono arrivate al secondo turno e poi alle Sweet 16, dove la squadra è riuscita a eliminare prima i campioni uscenti di Baylor e poi UCLA, imprimendo un ritmo di gioco asfissiante e tirando con percentuali davvero assurde. Nella notte, nella sfida valida per l’accesso alle final four, North Carolina ha travolto la cenerentola Saint Peter’s, assicurandosi anche la vittoria della conference e tornando nell’ultima fase del torneo dopo 5 anni.

Da tenere d’occhio in ottica draft i tre protagonisti di questo incredibile cammino; stiamo parlando di Caleb Love, talentuosa point guard e che sta tirando con oltre il 59% dall’arco, Brady Manek, ala piccola in grado di giocare anche da centro e uno dei migliori two-way players disponibili nel mondo collegiale, e il centro Armando Bacot, dominante nel pitturato e ottimo stoppatore. La sfida contro Duke si preannuncia dunque caldissima, non soltanto per l’eterna rivalità tra i due campus collegiali, ma anche a causa del grande scenario, poiché siamo in semifinale del torneo NCAA. Inoltre i Blue Devils vogliono regalare a Coach K un’importante rivincita sui rivali, che hanno rovinato la sua partita d’addio al Cameron Indoor Stadium.  Secondo gli ultimi rumors, la sfida tra Blue Devils e Tar Heels potrebbe essere una delle partite più seguite nella storia della March Madness. 

A completare il quadro delle Final Four la sfida tra Kansas e Villanova, due importanti programmi collegiali e pieni di giocatori ormai esperti del mondo NCAA. I Jayhawks, che non vincono il titolo nazionale da ormai quasi 15 anni, hanno trovato forse l’anno buono per tornare ai vertici, grazie a una squadra solida, compatta e che ormai si conosce a memoria, potendo contare quasi completamente su giocatori al terzo, quarto ed addirittura quinto anno di esperienza al college.

Dopo aver dominato sia in regular season che al torneo Big XII, Kansas ha allo stesso modo impresso un percorso nettissimo anche in March Madness, soffrendo più del previsto solamente alle Sweet 16 contro Providence. In questo momento sono i super favoriti al titolo insieme a Duke, ed un’eventuale finale tra le due squadre sarebbe il desiderio di tutti i tifosi. Si è parlato tanto in stagione della guardia Ochai Agbaji, nominato giocatore dell’anno della Big XII conference e affermatosi come un giocatore completo ed efficace. Per molti sarebbe anche già subito pronto ad avere minuti e impatto in NBA. Agbaji ha 22 anni, è al suo quarto anno a Kansas, e sarà una probabile scelta a fine primo giro al prossimo draft. Una contender potrebbe decidere di puntare su di lui, in modo da usarlo come backup per far rifiatare i titolari.

Ma, tornando al presente, a fronteggiare Kansas ci saranno i Villanova Wildcats, alla loro terza partecipazione alle final four in sei anni e campioni nazionali nel 2016 e nel 2018. Una squadra dunque esperta e temibilissima, ma che dovrà fare a meno di uno dei suoi giocatori chiave. La guardia Justin Moore, dato fino a poco fa come una possibile scelta al secondo giro al prossimo draft, si è rotto infatti il tendine d’Achille nel corso della sfida valida per le Elite Eight, nella quale Villanova ha battuto gli Houston Cougars, e sarà quindi indisponibile per il resto della stagione. Certamente un brutto colpo per gli Wildcats, considerando che Moore stava giocando la sua miglior stagione in carriera.

Toccherà dunque ai due capitani Collin Gillespie e Jermaine Samuels prendere in mano la squadra e provare nel colpaccio. Nei precedenti nella March Madness le due squadre si sono incontrate 3 volte, e in tutti questi casi la vincente è risultata sempre poi futuro campione nazionale. Inoltre Villanova è una vera e propria bestia nera per Kansas, che in campo neutro ha un record complessivo di 1 vittoria e 5 sconfitte contro gli Wildcats. Si preannuncia anche in questo caso una bellissima battaglia, tra due dei miglior programmi collegiali del paese. 

Questo il quadro, e, in attesa dell’inizio delle final four il 2 aprile, non possiamo che ritenerci soddisfatti dell’andazzo di questa stagione NCAA, che ha visto finalmente il ritorno alla normalità. Tra grandi sorprese, partite memorabili e addii dolorosi, quest’annata verrà a mio avviso ricordata come una delle più intense e coinvolgenti di sempre, riportando al mondo del college basketball quel fascino inimitabile e che nel corso delle ultime due stagioni, grazie a quella maledetta canaglia chiamata Covid, si era notevolmente affievolito. Dunque che vinca il migliore, sperando in un finale altrettanto memorabile e iconico. 

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