James Harden è sicuramente uno dei giocatori più creativi dell’epoca moderna della NBA, capace di lasciare il segno in campo col suo mortifero step-back che annichilisce le difese avversarie e risulta per certi versi immarcabile. Il suo marchio di fabbrica, malvisto da gran parte degli appassionati del basket a stelle e strisce, che ritengono che il fuoriclasse degli Houston Rockets commetta spesso e volentieri un’infrazione di passi nell’effettuare lo step-back, non è il solo modo con cui James Harden riesce a “cucinare” le difese avversarie: nel suo repertorio c’è anche la penetrazione al ferro, che quasi sempre si conclude con un floater vincente o un gioco da tre punti.
Il Barba, infatti, è indubbiamente un maestro nel conquistare grappoli di falli e anche per quest’aspetto viene molto spesso criticato e accusato di andare sempre a cercare il contatto con il marcatore avversario. Al suo pressoché infinito arsenale di soluzioni offensive, l’MVP del 2017-2018 potrebbe presto aggiungere una nuova mossa. In occasione di un evento di Adidas in quel di Houston, James Harden ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito, rispondendo alla domanda di un bambino che gli chiedeva come mai facesse il suo “traveling step-back”: “In NBA devi cercare di perfezionare il tuo repertorio anno dopo anno e creare un qualcosa che ti dia un vantaggio rispetto agli altri. Io faccio esattamente questo e il mio step-back non è infrazione di passi. L’anno prossimo farò qualcosa di più creativo, sembrerà infrazione di passi ma non lo è. Ogni volta che vado in giro per l’Europa o in Cina, ma anche qui, vedo tanti ragazzi che si allenano sullo step-back e questo mi fa molto piacere.”
James Harden è carico e prepara una nuova mossa: come sarà?

James Harden, pronto a iniziare la sua undicesima stagione in NBA, l’ottava con gli Houston Rockets.
Il numero 13 dei Rockets ha poi detto la sua sull’arrivo del suo migliore amico Russell Westbrook alla corte di Mike D’Antoni: “Lo accogliamo qui a Houston a braccia aperte. Quando hai un gruppo come il nostro è più facile far inserire un giocatore come lui. Sono sicuro che si adatterà subito, con giocatori così forti e intelligenti bisogna soltanto concentrarsi sul proprio obiettivo, il resto viene da sé. Vedrete che le cose andranno benissimo”. In molti, infatti, ritengono che la convivenza sul parquet tra i due – che hanno giocato insieme a Oklahoma City dal 2009 al 2012 – sia complicata.
James Harden, inoltre, ha recentemente annunciato che non parteciperà ai Mondiali FIBA per concentrarsi sulla prossima stagione con gli Houston Rockets e di aver investito 15 milioni di dollari in due squadre calcistiche della città: gli Houston Dynamo e gli Houston Dash. La stagione che sta per iniziare vedrà un NBA senza una vera e propria favorita assoluta: una lega senza padroni, in cui i Rockets sono pronti a prendersi il titolo dopo averlo spesso accarezzato negli ultimi anni.






Yao Ming era la rivoluzione. Nel 2002 venne scelto per primo dai Rockets, che anni prima al posto suo scelsero un altro straniero, lo stesso precursore di una nidiata di giovani talenti provenuti dal continente africano. Oddio Akeem quanto meno fece l’università negli USA, a Houston appunto. Yao è arrivato proprio dalla Cina e come JR Smith vi può spiegare bene, l’attitudine è un pelino diversa. Yao subito si presenta all’audience americana con un clamoroso ‘Handshake Fail’: seduti sul divano bianco di casa Ming, nel tentativo di complimentarsi a vicenda, il gigante insieme a genitori ed agente hanno messo in piedi un siparietto confuso di mani e congratulazioni che ha fatto ribaltare mezza america. Charles Barkley profetizzò che mai avrebbe segnato più di 19 punti in una partita nella NBA, smentito qualche palla a due più tardi, cosa che gli costo una calda effusione col didietro di un mulo.
Poi solo 5 partite in 2 anni, l’imposizione dei 24 minuti massimi a partita per avere il tempo di recuperare il piede infortunato e la sofferta, insostenibile decisione di dire basta al basket giocato. Un addio leggero, senza tanti fronzoli, colui che mai è stato premiato dalla NBA come miglior qualcosa e che forse è stato sottoposto ad un riflettore molto più ampio delle sue reali capacità, ma che davanti a tutto non ha mai fatto sfigurare la sua imponente personalità posata. Un mondo che collideva con un altro in un sistema pensato fin nei minimi dettagli, sia il periodo di partite, di recupero e di stop tra una stagione e l’altra e che veniva puntualmente sovvertito perchè “La nazionale cinese chiama”, quindi d’estate invece di riposarsi si va con i compatrioti. Era dura essere Yao Ming e solo Yao Ming










