Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsHouston RocketsD’Antoni sui fattori decisivi della serie coi Warriors: “Male a rimbalzo e in transizione”

D’Antoni sui fattori decisivi della serie coi Warriors: “Male a rimbalzo e in transizione”

di Dennis Izzo

Per il secondo anno di fila, il quarto nelle ultime cinque stagioni, gli Houston Rockets di D’Antoni si sono arresi al cospetto dei Golden State Warriors nei playoff. Il 4-3 incassato nelle finali di Conference dello scorso anno, con Chris Paul assente per infortunio in gara-6 e gara-7), sembrava aver dimostrato che i Razzi fossero ormai riusciti a raggiungere il livello dei campioni in carica e che bastasse qualche rinforzo per batterli.

Le due squadre si sono ritrovate una contro l’altra anche in questa post season, stavolta però in semifinale di Conference. Dopo quattro partite piuttosto equilibrate (due vittorie per i Warriors alla Oracle Arena, altrettanti successi per i Rockets al Toyota Center), gli uomini di Steve Kerr sono riusciti a prevalere e chiudere la pratica proprio nel loro momento più complicato, con l’infortunio di Kevin Durant nel bel mezzo di gara-5.

La perdita dell’MVP delle scorse due edizioni delle Finals, però, non ha indebolito i californiani, con Steph Curry e Klay Thompson che tra gara-5 e gara-6 hanno alzato l’asticella e sono saliti in cattedra per regalare ai Warriors la quinta finale di Conference consecutiva (seconda squadra nella storia a riuscirci dopo i Boston Celtics di Bill Russell). Non sono da meno Draymond Green e Andre Iguodala, protagonisti di numerose giocate decisive, soprattutto nella metà campo difensiva. 

Chi si aspettava che l’infortunio di Durant in gara-5 indirizzasse la serie in favore dei Rockets, come avvenuto lo scorso anno dopo il forfait di CP3 per le ultime due partite della serie, è stato spiazzato dalla reazione di gran carattere degli Splash Brothers e degli altri punti fermi di un sistema super efficiente.

d'antoni rockets

D’Antoni con Chris Paul e James Harden, i due principali punti di riferimento dei suoi Houston Rockets.

D’Antoni analizza pregi e difetti dei suoi Rockets

Nel corso della serie contro Golden State, Houston ha palesato evidenti difficoltà sotto canestro, con Clint Capela uscito spesso e volentieri sconfitto dai duelli sotto le plance con Draymond Green e il sorprendente Kevon Looney: 10 rimbalzi di media per il centro svizzero, ma appena 0.5 le stoppate per gara. Oltre a ciò, i Razzi non hanno mai avuto la possibilità di impiegare con continuità Kenneth Faried, con D’Antoni che ha dovuto reinserire Nenê nelle rotazioni.

Alla guida dei Rockets dal 2016 e ormai in procinto di rinnovare il proprio accordo contrattuale con la franchigia texana per un altro paio di stagioni (il suo contratto attuale scadrà l’anno prossimo), l’ex Baffo ha analizzato i problemi vissuti dai suoi nel corso dell’appassionante e combattuta serie contro i Dubs (appena 6 i punti di scarto medio tra le due squadre), soffermandosi sulle difficoltà a rimbalzo e la poca efficienza delle ripartenze offensive. 

“Non abbiamo fatto il nostro dovere a rimbalzo, concedendo loro troppi tiri. Non puoi regalare tutti quegli extra possessi ai Warriors e noi lo abbiamo fatto troppo spesso. Se avessimo fatto meglio a rimbalzo, avremmo avuto più opportunità in transizione di quelle che abbiamo avuto. Nella metà campo difensiva Golden State è davvero brava. Penso che la combinazione delle nostre difficoltà a rimbalzo e delle mancate opportunità in transizione abbia fatto la differenza. Il mix di questi due aspetti ci è stato fatale.”, ha spiegato coach D’Antoni.

L’head coach dei Razzi si è poi espresso anche in merito agli aspetti positivi del gioco dei suoi Rockets, mettendo in luce l’efficienza al tiro e la grinta in difesa: “Probabilmente abbiamo tirato meglio di loro per gran parte della serie e siamo stati anche molto bravi in difesa. Loro hanno fatto numerose giocate individuali decisive sul finire di gara-6, in particolare Steph con un paio di tiri. Klay nel primo tempo e Steph nel secondo hanno dimostrato di avere una mentalità vincente e noi non siamo stati in grado di portargliela via.”, ha chiosato in merito il due volte Coach of the Year.

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